Alexei Navalny: Racconto di un sopravvissuto

Sull’ Economist di questa settimana è presente una interessante intervista ad Alexei Navalny. Ne propongo un riassunto per i lettori di questo blog,

Link all’intervista originale in lingua inglese

Chi è Alexei Navalny

Alexei Navalny , leader dell’opposizione russa al regime di Putin, è un politico, giurista e attivista per la lotta alla corruzione che è stato descritto dal Wall Street Journal come “l’uomo che Vladimir Putin teme di più”. Ha assunto un ruolo di primo piano a livello internazionale organizzando manifestazioni, e candidandosi alle elezioni, per sostenere le riforme contro la corruzione in Russia, il presidente russo Vladimir Putin e il suo governo.

Navalny è stato arrestato più volte dalle autorità russe, ha ricevuto due condanne poi sospese per appropriazione indebita e, in entrambi i casi, si è trattato di accuste pretestuose volte a impedirgli di candidarsi alle future elezioni. Secondo le sentenze della Corte europea dei diritti umani le autorità russe hanno violato il diritto di Navalny a un processo equo. Nel 2013, il Memorial Human Rights Center, con sede in Russia, gli ha riconosciuto lo status come prigioniero politico.

Nel dicembre 2016, Navalny ha avviato una campagna elettore per candidarsi alla presidenza della Russia durante le successive elezioni del 2018, ma nel dicembre 2017 è stato escluso dalla Commissione elettorale centrale russa a causa della sua precedente condanna penale. Lui e i suoi sostenitori sono stati detenuti e arrestati molte volte e sono stati vittime di numerosi attacchi durante la campagna elettorale.

Il 20 agosto 2020 Navalny è stato ricoverato in ospedale in condizioni gravi, ma stabili dopo un avvelenamento da Novichok durante un volo da Tomsk a Mosca nel presumibile tentativo di fermare la sua attività politica. Il 22 agosto è stato trasportato a Berlino con un volo di evacuazione medica. Il 22 settembre è stato dimesso.

L’intervista a The Economist

Il carismatico leader dell’opposizione russa ha aperto la conversazione con una riflessione filosofica, maturata di recente durante la visione delle riprese satellitari di droni militari che colpiscono obiettivi nel conflitto tra Azerbaigian e Armenia:

“Aspetta un attimo, questo puntino nero è una persona che probabilmente ha appena perso le gambe e che ora sta fissando il cielo… È un bene per un politico guardare in faccia la morte

Lui lo ha fatto di sicuro ed è ancora in pericolo come testimoniato dalla polizia che sorveglia la casa di Berlino dove trascorre la convalescenza. Nessuna remora nel menzionare apertamente l’uomo che ha ordinato il suo avvelenamento, il presidente russo Vladimir Putin.

Il primo indizio è l’arma del delitto. La tossina è stata identificata dalla Germania come una nuova versione di Novichok, una classe di agenti nervini di grado militare. “Non c’è mercato nero per Novichok”, spiega Navalny. “E il fatto che si tratti di una nuova varietà significa che la Russia ha un programma attivo nelle armi chimiche proibite, a cui possono accedere solo servizi speciali con l’approvazione di Putin”.

Il rifiuto del Cremlino di indagare sull’avvelenamento, e la sua volontà di rompere i rapporti con la Germania e l’Ue per coprirlo, sono una ulteriore conferma del coinvolgimento di Putin, sostiene. Così come l’assurda spiegazione fornita durante una conversazione con il presidente francese Emmanuel Macron, in base alla quale Navalny si sarebbe avvelenato da solo per screditare il Cremlino.

Segue un paragone cinematografico sul significato del suo avvelenamente per il regime russo:

“come quel momento in ‘Alien‘, quando un guscio d’uovo si rompe e spunta fuori un mostro… non ci sono più linee rosse”,

“Putin si diverte chiaramente in questa idea della sua mistica e dei suoi poteri mortali”.

Anche il movente dell’attentato è abbastanza chiaro: Navalny si è avventurato fuori da Mosca e nelle regioni, il baluardo del potere del regime, era in Siberia, a mobilitare gli elettori contro il partito di Putin al governo la Russia Unita, quando è stato avvelenato. Avendo perso da tempo l’appoggio della classe media di Mosca e San Pietroburgo, il Cremlino ha tollerato l’attivismo del signor Navalny in quelle città. Spostandosi nel cuore del paese si è trasformato in un pericolo.

“Il regime è tenuto insieme dalla percezione del suo solido sostegno tra la gente del “sale della terra” nelle regioni. Il nostro compito principale era quello di distruggere quel mito”,

Per farlo, ha costruito una vasta rete regionale e ha organizzato il “voto intelligente” la strategia di indirizzare coloro che sono stufi del regime verso il partito alternativo meglio posizionato per consolidare i voti di protesta e privare la Russia Unita della sua maggioranza.

“Qualunque sia il controllo del Cremlino sui tribunali e sui servizi di sicurezza, il suo partito è lo strumento più basilare del suo potere”,

Negli ultimi due anni il Cremlino ha tentato, ma non è riuscito a sradicare la rete del signor Navalny con mezzi convenzionali, tra cui le molestie, l’arresto di attivisti con accuse inventate e il congelamento dei conti bancari. Ma quando le proteste di massa sono scoppiate quasi contemporaneamente nell’estrema Khabarovsk orientale e in Bielorussia sul fianco occidentale dell’ex impero sovietico, la percezione della minaccia tra gli uomini della sicurezza di Putin è cambiata – e così anche la loro tattica.

“Probabilmente non avevano il coraggio di dire a Putin che la protesta a Khabarovsk era il risultato di un ampio malcontento scatenato dall’arresto di un governatore popolare.

Ma potevano e probabilmente gli hanno detto che questo faceva parte di un piano occidentale che operava attraverso il signor Navalny, e che avrebbe avuto altre conseguenze.

Quindi il permesso per “misure speciali” è stato richiesto e concesso

Eppure, se speravano di neutralizzare il loro peggior nemico, hanno ottenuto l’effetto contrario.

Ha guadagnato la superiorità morale e la simpatia di coloro che prima non lo sostenevano. La visita in ospedale di Angela Merkel, il cancelliere tedesco, ha dato un grande impulso alla sua posizione internazionale.

Il Cremlino sta cercando in tutti i modi di impedirgli di tornare , in particolare, sostenendo che abbia legami con la CIA e minacciando accuse di tradimento. Ma Navalny è determinato a tornare in Russia, contestando la legittimità di Putin.

“Per quanto possano convincersi di possedere un potere assoluto e un controllo totale, dovranno prendere atto che c’è un movimento storico che avanza contro di loro

Dovremmo tutti tenere bene a mente queste parole quando osserviamo l’attegiamento dell’occidente e in particolare di alcuni politici italiani nei confronti del regime russo.

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Pubblicato da Massimo Famularo

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