Trump ha perso, il populismo no

La vittoria di Joe Biden è una ottima notizia per tutti gli abitanti del “mondo libero”, tuttavia insieme a Donald Trump non è stato sconfitto anche il populismo, che rimane vivo e vegeto e pronto a colpire ancora alla prima occasione utile. Con ogni probabilità il nuovo presidente invertirà la rotta in termini di politica estera con riferimento agli accordi di Parigi sul cambiamento climatico e al sostegno degli Stati Uniti all’Organizzazione Mondiale per la sanità.

Anche con riferimento alla gestione della pandemia e agli accordi sulla proliferazione delle armi nucleari possiamo attenderci un approccio molto più ragionevole, senza menzionare il commercio internazionale nel quale possiamo ragionevolmente attenderci di non assistere più a guerre protezionistiche dannose per tutti.

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Ma la sfida più grande che il presidente eletto dovrà affrontare riguarda la gestione del malcontento dei cosiddetti “sconfitti dalla globalizzazione”: si tratta di una delle determinanti più significative del uccesso elettorale di personaggi come Trump e della perdita di consenso dele elitè liberal da cui Biden è riuscito in parte a smarcarsi in virtù del proprio carattere moderato.

Si tratta di una questione molto difficile e complessa e l’emergenza sanitaria determinata dalla pandemia, con le sue ricadute sulla crescita economica e sulla struttura stessa del tessuto sociale, contribuirà ad allargare il disagio per le remunerazioni in calo dei lavoratori meno istruiti e la sfiducia verso la cooperazione internazionale e la libera circolazione delle persone, che nel vecchio continente ha portato alla Brexit.

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Sulle incognite legate alla persistere del populismo “Trumpista” leggiamo nell’ediotriale dedicata agli USA dell’economist:

Il margine inaspettatamente ridotto con il quale Biden ha vinto testimonia che il populismo continuerà a vivere in America.

Con queste elezioni è diventato chiaro che la sorprendente vittoria di Trump nel 2016 non è stata un’aberrazione, ma l’inizio di un profondo cambiamento ideologico nel suo partito. Sfidando le aspettative e il covid-19, Trump ha ottenuto milioni di voti in più nell’ambito dell’enorme affluenza del 2020 rispetto a quella moderata del 2016.

The Economist, What the 2020 results say about America’s future

Per quanto analisi più approfondite potranno essere realizzate solo al termine dei conteggi, al momento sembra che il successo dei democratici sia dovuto più all’affluenza che non alla capacità di sottrarre elettori al proprio avversario: il sostegno degli elettori di origine cubana in Florida e di quelli di origine messicana nel sud del Texas ha consentito al presidente uscente di raddoppiare il proprio margine di vittoria nel primo stato e stroncato i sogni dei Democratici di vincere il secondo.

Va poi ribadito che questo risultato arriva dopo una campagna elettorale in cui Trump sembra aver fatto di tutto per perdere, deridendo gli esperti di sanità nel bel mezzo di una pandemia, appoggiando ridicole teorie complottistiche e deridendo in modo politicamente scorretto i suoi avversari e in particolare la vice presidente Kamala Harris.

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Quali indicazioni possiamo trarre per il nostro paese dall’esperienza delle elezioni americane? In estrema sintesi possiamo leggere un segnale positivo e un monito preoccupante. Il segnale positivo è che i governi e le leadership costruite su narrazioni infondate come quella di portare beneficio agli strati più deboli della società chiudendo le frontiere non possono vincere la battaglia contro la realtà e finiscono per essere periodicamente sconfitte.

Il monito inquietante riguarda purtroppo la natura strutturale delle questioni che determinano lo sconforto e il malcontento di ampi strati della popolazione: senza un programma di riforme profonde che consenta ai gruppi sociali che erano stati maggiormente penalizzati dalla globalizzazione e che vedono la propria condizione aggravata dall’emergenza sanitaria, qualsiasi vittoria elettorale contro il populismo rischia di essere solo temporanea e fatalmente fragile rispetto agli inevitabili nuovi attacchi futuri del fronte populista.

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Pubblicato da Massimo Famularo

Investment Manager and Blogger Focus on Distressed Assets and Non Performing Loans Interested in Politics, Economics,

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