Il padre di Feltri e la Moglie di Cesare

In un paese in cui tutti i media principali sono fortemente schierati sul piano politico e ideologico fa un sorridere il polverone sollevato dalla decisione del direttore dell’Huffington Post, Mattia Feltri di non pubblicare un post del presidente* della camera della camera Laura Boldrini che conteneva un riferimento al padre Vittorio.

la Finanza in Soldoni – Podcast

A chi accusa il direttore di censura, si potrebbe ben opporre il monito biblico, “chi è senza peccato scagli la prima pietra” oppure per proporzione l’invito a “non guardare il pelo nell’occhio altrui, ma guarda la trave che c’è nel tuo.” tenuto conto Feltri figlio e il giornale che oggi dirige si sono dimostrati in passato ben più indipendenti e inclini a raccontare le verità sconvenienti della stragrande maggioranza dei media di questo paese.

In ultima analisi, se all’editore e ai lettori dell’ Huffington Post Italia, ai quali il direttore ha il dovere di rispondere, sta bene che il buon nome della famiglia del direttore venga prima della libertà d’informazione, chi siamo noi giudicare o criticare questo fatto? Quale altro giornale in questo paese oserebbe scrivere qualcosa che possa anche solo marginalmente danneggiare chi lo dirige, lo edita, lo finanzia o che si fa portatore degli interessi che la testata a deciso di servire?

E’ opportuno altresì’ chiarire che la consolidata reputazione di Feltri Figlio e dell’ottimo giornale che dirige non dovrebbero ricevere un danno da questa vicenda: nel panorama dell’informazione italica, che di certo non brilla per indipendenza, coraggio e che troppo spesso non ha voglia e tempo sufficiente per curarsi di cose banali come la verità dei fatti, direttore e testata rimangono modelli positivi e assolutamente meritori del prezzo che si paga per leggerli.

Chiarito il discorso in linea di principio e il posizionamento relativo delle parti causa, si possono spendere due parole anche sul merito delle parole dell’onorevole Boldrini:

Si chiama victim blaming. Ed è parte, grande, del problema, rispetto a cui il ruolo dell’informazione è centrale. E mi riferisco polemicamente a quei giornali che fanno di misoginia e sessismo la propria cifra. Cosa dire del resto dell’intervento di Feltri su Libero, in cui si attribuiva la responsabilità dello stupro non all’imprenditore Genovese ma alla ragazza diciottenne vittima?

Laura Boldrini sul Manifesto.it

L’onorevole aveva pubblicato su Facebook il suo intervento che è poi stato ripreso dal Manifesto quindi grazie ai social network e alla pluralità di fonti di informazione (in vero grazie al fatto che tutte le parti politiche sono adeguatamente rappresentate) ci è dato conoscere il testo della frase incriminata.

Per quel minimo che si possa conoscere il personaggio di Feltri Padre non dovrebbe sorprendere che abbia in qualche modo ridimensionato le colpe di uno uno stupratore cercando di scaricare qualche forma di responsabilità sulla vittima. Ma posto che non è dato avere rappresentazioni non distorte della realtà è anche possibile che il punto di vista del controverso giornalista sia stato travisato per cui per farci un’idea dovremmo andare a ricercare il passaggio incriminato in rete.

Ma potremmo anche legittimamente infischiarcene e prendere atto che la ricerca non dico della verità, ma di una informazione non distorta in questo disgraziato paese è un percorso arduo almeno tanto quanto far valere le proprie ragioni attraverso percorsi giudiziari senza fine, oppure ottenere da una pubblica amministrazione disfunzionale i servizi che ci spettano di diritto.

La morale della favola è che Feltri figlio ha tutti i diritti di decidere quel che il suo giornale pubblica, inclusi i blog attraverso i quali ospita vari commentatori e l’aver deciso di rifiutare quel che reputava inappropriato non intacca la sua reputazione in termini relativi superiore alla media delle alternative disponibili.

Rimane la triste constatazione che il familismo amorale per il quale il buon nome della famiglia viene prima della mera constatazione di quanto è già noto ai più è radicato a tal punto nella cultura di questo paese da indurre anche ottimi professionisti a compirere scelte controverse. Se non possiamo chiedere a Feltri Padre un contegno paragonabile a quello della moglie di Cesare, tuttavia alcuni dei suoi lettori avrebbero probabilmente gradito una condotta più simile a quella del celebre marito.

*PS ho scritto presidente perchè credo sia il nome della carica e dunque non credo sia corretto scrivere presidentessa

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Pubblicato da Massimo Famularo

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