Agenda Draghi: un programma ambizioso

Il presidente del consiglio Mario Draghi, per richiedere la fiducia del parlamento, ha pronunciato un discorso piuttosto interessante per diversi aspetti. In questo breve post provo a raccontarne i punti salienti. In molti hanno ovviamente evidenziato come i discorsi programmatici siano tipicamente il luogo delle buone intenzioni e che raramente quanto dichiarato viene poi messo in pratica.

Il discorso del nuovo presidente, dopo le formalità di rito, si caratterizza, per l’individuazione di pochi obiettivi concreti e realistici, associati a una più visione di più ampio respiro e a un’ attenzione per i giovani e per le prospettive di lungo termine del paese, che non hanno eguali in quanto proposta dai numerosi governi degli ultimi trenta o quarant’anni.


Di seguito un passaggio edificante:

“Spesso mi sono chiesto se noi, e mi riferisco prima di tutto alla mia generazione, abbiamo fatto e stiamo facendo per loro tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi, sacrificandosi oltre misura. È una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura. Una domanda alla quale dobbiamo dare risposte concrete e urgenti quando deludiamo i nostri giovani costringendoli ad emigrare da un Paese che troppo spesso non sa valutare il merito e non ha ancora realizzato una effettiva parità di genere. Una domanda che non possiamo eludere quando aumentiamo il nostro debito pubblico senza aver speso e investito al meglio risorse che sono sempre scarse. Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni, una sottrazione dei loro diritti.”

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio

Prima di indicare le priorità per la ripartenza post pandemia Draghi presenta una fotografia efficace e densa di indicatori numerici della situazione di partenza: 92mila morti, circa 2,7milioni di cittadini contagiati, una contrazione dell’aspettativa di vita fino a 4-5 anni causata dalla pandemia, mentre sul piano economico si è assisto ad una crescita dell’incidenza dei “nuovi poveri” dal 31 al 45% (vuol dire che quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta), oltre 4 miliardi di ore di cassa integrazione legate all’emergenza sanitaria e un aumento della diseguaglianza nella distribuzione del reddito che sarebbe arrivata a quattro punti secondo l’indice di Gini in assenza dell’intervento pubblico.


In particolare il nostro paese, che al 2019 non si era ancora ripreso dagli effetti delle crisi del 2008-9 e del 2011-13, impiegherà più tempo rispetto ai partner europei a recuperare il crollo del 2020.
Due priorità semplici e concrete per ripartire. In primo luogo, un piano di vaccinazione più incisivo, veloce ed efficace:

Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private.

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio

In secondo luogo grande attenzione per la scuola un ambito fin troppo trascurato dai governi precedenti:

Non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà.

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio

Chiarito lo stato dell’arte e le priorità il discorso prosegue su una prospettiva più ampia al centro della quale c’è una indicazione programmatica forte in radicale discontinuità rispetto al passato:

Uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce. Questa osservazione, che gli scienziati non smettono di ripeterci, ha una conseguenza importante. Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi.

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio

Altri elementi di rilievo riguardano la parità di genere, per la quale il presidente Draghi prima denuncia il forte ritardo rispetto ai partner europei e poi invoca una provvedimenti concentrati sulla possibilità di competere ad armi pari dichiarando che:

“ Una era parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi.”

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio

Anche per quanto riguarda il Mezzogiorno le indicazioni sono puntuali e vanno al cuore dei problemi:

Aumento dell’occupazione, in primis, femminile, è obiettivo imprescindibile: benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno.

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio

Per quanto concerne gli investimenti pubblici, in luogo delle infrastrutture fisiche che in passato hanno dato luogo a spreco di risorse e impieghi clientelari, nel discorso sentiamo parlare di investimenti sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici, per permettere alle amministrazioni di poter pianificare, progettare ed accelerare gli investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita indicati nel Programma nazionale di Ripresa e Resilienza.


Su questo punto il presidente dovrà far valere tutto il peso della sua credibilità e autorevolezza per ottimizzare il poco tempo a disposizione rimasto per la presentazione finale del piano, che all’eredità lasciata dal governo precedente, risulta ancora molto generico.

Una sezione conclusiva è poi dedicata alle riforme, che costituiscono un presupposto indispensabile per accedere alle risorse messa a disposizione dalla comunità europea. Tra le riforme più rilevanti viene menzionata quella del sistema fiscale, da realizzare in modo organico per mettere fine ai troppi e contraddittori interventi parziali osservati fino ad oggi, ma anche un necessario ammodernamento della pubblica amministrazione da realizzarsi mediante investimenti in connettività e formazione dei dipendenti e alcuni interventi sul fronte del sistema giudiziario, per rendere più efficienti e veloci i processi in modo da smaltire gli arretrati.

Il discorso si conclude con alcune importanti prese di posizione in merito alla politica estera sulla quale i governi precedenti avevano lasciato spazioa troppe ambiguità:

Nei nostri rapporti internazionali questo governo sarà convintamente europeista e atlantista, in linea con gli ancoraggi storici dell’Italia: Unione europea, Alleanza Atlantica, Nazioni Unite. Ancoraggi che abbiamo scelto fin dal dopoguerra, in un percorso che ha portato benessere, sicurezza e prestigio internazionale. Profonda è la nostra vocazione a favore di un multilateralismo efficace, fondato sul ruolo insostituibile delle Nazioni Unite. Resta forte la nostra attenzione e proiezione verso le aree di naturale interesse prioritario, come i Balcani, il Mediterraneo allargato, con particolare attenzione alla Libia e al Mediterraneo orientale, e all’Africa.

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio


Un programma vasto, articolato, probabilmente troppo ambizioso per il poco tempo a disposizione, ma anche coraggiosamente determinato a conseguire per quanto possibile risultati concreti e misurabili in modo obiettivo.


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Pubblicato da Massimo Famularo

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