Audiolibro #LaFinanzaInSoldoni Capitolo- 7 sui fondi che salvano gli stati da se stessi

Estratto dal libro La Finanza in Soldoni disponibile in Ebook e Cartaceo su Amazon.

La Finanza in Soldoni Ebook e Cartaceo

Come spiegato in precedenza, per funzionare gli stati moderni hanno la necessità di trovare con una certa regolarità dei compratori per le proprie obbligazioni (ad es per l’Italia BOT, BTP e simili). La disponibilità degli investitori privati ad acquistare questi titoli (e dunque a prestare denaro ai governi) dipende da quanto solide appaiono le finanze dello stato debitore in termini di flusso futuro di entrate fiscali a fronte delle uscite attese e tra queste in particolare delle uscite per interessi sul debito pregresso.

Esistono dei casi in cui uno stato rischia di non trovare acquirenti per i propri titoli (in gergo si dice di “perdere l’accesso ai mercati”) e di conseguenza di trovarsi sprovvisto dei fondi per gestire il proprio funzionamento ordinario (pagare stipendi, fornitori etc). Per aiutare le nazioni che si trovano in queste condizioni esistono organismi come il Fondo Monetario Internazionale che sono disponibili ad acquistare i titoli che non vuole nessuno, a fronte di un impegno da parte degli stati debitori a risanare le proprie finanze in modo da essere in grado di rimborsare il finanziamento ricevuto.

Quest’ultimo aspetto presenta delle criticità sul piano politico e sociale poiché le misure necessarie a risanare il bilancio dello stato implicano di norma tagli alla spesa e un drastico ridimensionamento del perimetro statale con il risultato spesso di danneggiare i cittadini più deboli.

La necessità di un “Fondo Salva Stati” Europeo è emersa durante la crisi dei debiti sovrani in Europa che è stata gestita coinvolgendo il Fondo Monetario Internazionale e a due programmi temporanei,  European Financial Stability Facility (EFSF) and the European Financial Stabilisation Mechanism (EFS) sostituiti definitivamente nel 2012 dall’ESM, European Stability Mechanism o in italiano MES, Meccanismo europeo di stabilità.

In particolare questa crisi ha evidenziato come, all’interno di una unione monetaria e di un mercato comune, le crisi di fiducia verso la capacità di uno stato di ripagare il proprio debito possano propagarsi velocemente tra i paesi più deboli e come il coordinamento necessario per mobilitare l’intervento dei paesi più forti richieda tempi troppo lunghi per reagire in modo abbastanza tempestivo quando il panico inizia a diffondersi sui mercati finanziari.

Evitando eccessivi tecnicismi i punti di attenzione più rilevanti riguardano il fatto che gli stati sovrani che devono ricorrere al mercato per finanziare il proprio debito pubblico sono soggetti ad una sorta di “giudizio permanente” da parte degli investitori. Quando le prospettive di uno stato si deteriorano oltre un certo limite e c’è il rischio di non trovare sottoscrittori per il debito l’unica alternativa alla bancarotta è il ricorso a un “Fondo Salva Stati” che richiede misure molto rigide di risanamento del bilancio pubblico.

A questo proposito è diventato proverbiale il ruolo svolto dalla cosiddetta “Troika”, cioè Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale che a partire dal 2010 hanno contrastato la crisi dei debiti sovrani in Europa fornendo capitali ai governi in difficoltà e supervisionando la ristrutturazione dei sistemi bancari in cambio dell’accettazione di severi programmi di aggiustamento macroeconomico da parte dei governi nazionali.

Uno dei principali motivi delle resistenze politiche e ideologiche nei confronti del ricorso da parte del nostro paese al MES è legata alla possibilità che questo comporti pesanti condizioni in termini di disciplina pubblica o che possa essere interpretato come una sorta di segnale negativo da parte dei mercati che potrebbe innescare una spirale di panico sui mercati finanziari.

Ad un’analisi più attenta, entrambi i timori nei confronti del MES risultano infondati. L’eventuale aggiustamento macroeconomico, non sarebbe infatti dovuto all’intervento del fondo quanto piuttosto al dissesto pregresso che ha reso necessario detto intervento. Quanto all’effetto segnaletico le esperienze degli altri paesi ad oggi vanno piuttosto in direzione contraria.

Per riepilogare:

  1. Gli stati moderni per sopravvivere hanno bisogno di emettere obbligazioni tramite le quali raccolgono i fondi necessari a “rinnovare” il proprio debito in scadenza
  2. Se gli investitori che dovrebbero comprare i titoli non si fidano lo stato è costretto a dichiarare bancarotta o a ricorrere al sostegno di istituzioni sovranazionali come FMI e MES
  3. L’intervento dei Fondi Salva Stati è condizionato a programmi di risanamento del bilancio pubblico che comportano rilevanti tagli alla spesa pubblica e al perimetro dello stato
  4. In Europa la crisi dei debiti sovrani a partire dal 2009 è stata affrontata con strumenti temporanei e con il coinvolgimento del FMI
  5. Per prevenire e poter reagire tempestivamente a crisi di questo genere è stato istituito il MES
  6. I timori in merito ad un ricorso al MES da parte dell’Italia riguardano la prospettiva che questo comporti gravosi programmi di austerità o che possa inviare ai mercati segnali di sfiducia. Entrambi i timori risultano infondati sulla base delle esperienze degli altri paesi

Note e Riferimenti:

European Stability Mechanism: https://en.wikipedia.org/wiki/European_Stability_Mechanism

European debt crisis: https://en.wikipedia.org/wiki/European_debt_crisis

European troika: https://en.wikipedia.org/wiki/European_troika

La Finanza in Soldoni è un progetto multicanale volto alla promozione di una corretta informazione e adeguata comprensione dei fenomeni economici. Oltre al libro include un podcast e una serie di video su Youtube.

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Pubblicato da Massimo Famularo

Investment Manager and Blogger Focus on Distressed Assets and Non Performing Loans Interested in Politics, Economics,

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