Capitolo 1 – Debito Buono e Debito Cattivo

Mario Draghi, ex presidente della Banca Centrale Europea e autorità indiscussa a livello mondiale in tema di politica economica, ha tenuto un discorso particolarmente emozionante ed evocativo durante la cerimonia di apertura del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini il 18 agosto 2020. Parlando più di etica che di economia, il banchiere centrale passato alla storia per aver salvato l’euro con una dichiarazione (“Faremo tutto quello che sarà necessario e, credetemi, sarà abbastanza”) si è concentrato sul dovere morale di adoperarci oggi affinché il futuro dei nostri giovani non sia compromesso dall’eredità negativa di un debito pubblico insostenibile.

Più in dettaglio ha parlato di una distinzione tra debito buono e cattivo:

“La ricostruzione (…) sarà inevitabilmente accompagnata da stock di debito destinati a rimanere elevati a lungo. (..)E questo debito sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi. Ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca e altri impieghi.  Se cioè sarà considerato “debito buono”. La sua sostenibilità verrà meno se invece verrà utilizzato per fini improduttivi, se sarà considerato “debito cattivo”.

Mario Draghi

Una corretta comprensione del ruolo giocato dal debito pubblico e dalla sua sostenibilità del tempo è fondamentale per comprendere tutte le discussioni inerenti programmi, promesse e compromessi di ciascun governo in tema di spesa pubblica e il rapporto con istituzioni sovranazionali come il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e la Commissione Europea, in particolare con riferimento alle risorse ingenti che il nostro paese dovrebbe ricevere dal Recovery Fund.

In estrema sintesi, il bilancio dello stato è composto da due voci:

  1. le entrate, che sono i soldi che lo stato incassa a fronte delle imposte pagate da cittadini e imprese
  2. le uscite, che sono i soldi che lo stato spende per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici, per far fronte alle spese per il funzionamento dell’apparato statale e per altre attività ritenute utili (pagare una parte delle pensioni, salvare Alitalia, ricapitalizzare il Monte dei Paschi di Siena etc)

Se le due voci si equivalgono vuol dire che il bilancio è in pareggio. Questo si verifica molto raramente, mentre il caso più frequente è che il bilancio sia in disavanzo o deficit il che vuol dire che lo stato spende più di quanto incassa e dunque qualcuno deve prestargli i soldi per pagare la parte di spese non coperta dalle sue entrate. A questo punto entra in gioco la dimensione finanziaria

Se scambio lezioni di Matematica con una teglia di lasagne, che mangio mentre spiego si attua un baratto, uno scambio in cui le due prestazioni avvengono nello stesso momento. Se invece in cambio delle lezioni accetto di ricevere una cassata a fine mese entrano in gioco il tempo, il rischio e la finanza. Io cedo la mia lezione oggi in cambio di un credito per una torta. Il credito implica che devo aspettare un certo lasso di tempo per ottenere quello che mi spetta e questo comporta dei rischi: potrei morire nel frattempo, potrei non ricevere quanto mi spetta o ricevere qualcosa di diverso.

Dicevamo che qualcuno deve prestare soldi allo stato e questo implica fiducia nel fatto che il debitore possa ripagare quanto dovuto nei tempi previsti. Se lo stato utilizza i soldi che ha ricevuto in prestito per investimenti produttivi, che fanno crescere l’economia e, dunque, consolida o migliora la possibilità che in futuro il governo possa onorare le proprie obbligazioni, vuol dire che il debito contratto è “buono”.

Se lo stato utilizza i fondi per impieghi improduttivi (ad esempio bonus o sussidi verso alcune categorie nella speranza di catturarne il consenso) allora il debito contratto è “cattivo” poiché diventa meno probabile e credibile che possa ripagarlo nei tempi previsti.

La “qualità” del debito dunque dipende dalle prospettive di crescita del paese, che a loro volta dipendono da come il governo ha speso i soldi che ha ricevuto in prestito. Peggiore è questa qualità e più alto sarà il compenso richiesto da chi accetta il rischio di prestare i soldi al paese, fino al punto in cui, oltre un determinato livello di rischio, potrebbero non esserci soggetti disposti a sottoscrivere il debito.

Il messaggio di Draghi è che per molti anni l’Italia ha accumulato debito cattivo, ha speso più di quanto incassava perché i politici al governo volevano catturare il consenso degli elettori (ad esempio con misure in favore di pensionati e pensionandi) e questo ha prodotto un onere insostenibile per i giovani che dovranno ripagarlo in futuro.

Secondo il banchiere centrale sussiste per noi tutti un dovere morale di invertire questa tendenza e concentrare gli sforzi e le risorse sui giovani e sugli investimenti produttivi al fine di aumentare la quota di “debito buono” sul totale.

Per riepilogare:

  1. Quando lo stato spende più di quanto incassa il suo bilancio è in deficit e qualcuno deve finanziare questo disavanzo acquistando titoli di debito pubblico
  2.  La disponibilità dei soggetti ad acquistare i titoli e il rendimento da loro richiesto dipende da quanto è credibile la prospettiva che il paese onori i propri impegni
  3.  Per guadagnare credibilità agli occhi degli investitori che acquistano il debito un paese deve dimostrare di impegnarsi per realizzare politiche che producano crescita economica in futuro

Note e Riferimenti:

The National Debt Explained, Investopedia,

Federal Budget, Investopedia

Government budget, Wikipedia,

Finanza: quanto siamo maleducati

Tavola Rotonda su Educazione Finanziaria organizzata da ASCOFIND

Indagine sulla ‘Alfabetizzazione e le competenze finanziarie degli Italiani (IACOFI), Banca d’Italia,2017-20

OECD/INFE 2020 International Survey of Adult Financial Literacy

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Pubblicato da Massimo Famularo

Investment Manager and Blogger Focus on Distressed Assets and Non Performing Loans Interested in Politics, Economics,

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