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Elezioni: Cronaca di una Morte Annunciata

Io #votoconipiedi è un podcast di provocazione e riflessione sulla politica italiana

Per tutta la campagna elettorale le elezioni sono state presentate come una partita che aveva già un vincitore e come una competizione finalizzata a stabilire i termini e le dimensioni di questa vittoria, ma soprattutto a determinare la distribuzione della sconfitta. A ben guardare il grande assente di tutta questa narrazione pare essere il libero arbitrio in uno schema nel quale i gradi di libertà per ciascun giocatore appaiono estremamente limitati.

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In questo podcast abbiamo visto come ci sia poco da scegliere per gli elettori, poiché la composizione del parlamento futuro, a meno di qualche ridotto intervallo di confidenza è stata già decisa dalle segreterie di partito nel momento in cui hanno finalizzato le alleanze.

Prima della definizione delle coalizioni, Fratelli d’Italia e il PD erano molto vicini nei sondaggi e la prospettiva di una “vittoria annunciata” derivava dal fatto che di Giorgia Meloni disponeva di un fronte sufficientemente unito, mentre Letta tra

il Centro Moderato di Calenda /Renzi e la Sinistra di Frantoianni e Bonelli, dovendo fare i conti anche con il terzo incomodo a 5 stelle che non è mai sceso sotto il 10% di consensi.

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L’unica vera scelta di Letta, condivisibile sul piano della credibilità e dei valori, ma tatticamente perdente col senno di poi e col buonsenso di prima è stata quella di chiudere al campo largo sul quale pure si erano spese non poche energie in precedenza. Non possiamo sapere quale sarebbero stati gli esiti di un matrimonio di interesse con Conte, quel che si può dire con un occhio agli ultimi sondaggi è che è difficile immaginare uno stato del mondo peggiore per il PD.

Insomma, le elezioni italiane ricordano un po’ la Cronaca di una Morte annunciata: gli italiani non possono scegliere se mandare o meno Giorgia Meloni al governo, perché Letta ha già scelto per loro che qualsiasi alternativa al centrodestra sarà perdente. Quello che decidono gli italiani votando è se il voto di scambio basato sul reddito di cittadinanza funziona tanto oppure tantissimo. Se il centro moderato vale poco o pochissimo e le cinquanta sfumature di populismo da destra a sinistra valgono quanto l’astensione o, si spera un poco di meno.

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Avrà poco da scegliere il governo di Centrodestra, perché se vuole durare più di qualche mese dovrà tenere fede agli impegni presi con l’Europa ed astenersi dal disastrare il bilancio dello stato. In caso contrario dovrà rispondere della perdita dei fondi del PNRR, di una crisi di fiducia da parte dei mercati e affrontare un commissariamento come già avvenuto in Grecia.

Poca scelta avranno anche all’opposizione, Calenda/Renzi, se mai il governo dovesse dimostrarsi responsabile, difficilmente potrebbe astenersi dal collaborare, per il resto ci sarà da litigarsi gli avanzi del consenso di un pubblico distratto deluso e disilluso .

Cosa andiamo a votare allora alle elezioni del 25 settembre? Votiamo sulla distribuzione simbolica della sconfitta per i partiti che hanno scelto di non percorrere l’unico accordo che avrebbe avuto qualche possibilità di pareggio, se non di vittoria, con la prospettiva realistica di spostare pochissimi seggi o forse nessuno.

Non critico chi guarda ai partiti e ai programmi come se ci fosse veramente una partita da giocare o chi si ostina a votare il menopeggio per qualche maleinteso dovere morale. Io con questo podcast cerco di stimolare una riflessione di lungo periodo che vada al di là della tattica elettorale che guida le agende di tutti partiti politici.

Una partita da giocare sul campo della cultura e della responsabilità e che si può sperare di vincere solo a beneficio delle generazioni future. Per il momento ricordate che è perfettamente legale e per nulla immorale recarsi alle urne e scrivere sulla scheda io #votoconipiedi con l’hashtag prima della virgola e senza spazi.

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Rialzo dei tassi e Conseguenze per le famiglie

Nuovo episodio della Finanza per Ragazzi. Oggi parliamo del rialzo dei tassi da parte della BCE e delle conseguenze per le famiglie.

Le banche centrali alzano i tassi di interesse per combattere l’inflazione e, con riferimento all’Europa per porre fine ad un regime straordinario (legato a circostanze eccezionali come le crisi dei debiti sovrani e la pandemia) nel quale la politica monetarie è stata estremamente espansiva e i tassi di interesse negativi.

Nell’immediato questi provvedimenti hanno degli oneri per le famiglie e per le imprese che vedono aumentare il costo dei propri finanziamenti a tasso variabile già in essere e peggiorare le condizioni di accesso al credito.

Nel medio termine però il beneficio derivante dal contrasto all’inflazione è superiore ai costi sostenuti nel breve, perché un andamento fuori controllo dell’inflazione danneggia principalmente i cittadini che guadagnano di meno.

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I valori del tuo partito

Al netto della provocazione del nome, questo podcast si prefigge l’obbiettivo di stimolare delle riflessioni in vista delle prossime elezioni politiche e, più in generale, sui meccanismi che regolano il sistema dei partiti.

Prima di dettagliare il messaggio costruttivo, su una “battaglia culturale” di lungo periodo per cambiare il sistema, è opportuno continuare nella demolizione di alcune narrazioni volte unicamente a conservare la struttura esistente.

Se nessun partito è perfetto, se dei programmi elettorali sappiamo in anticipo che verrà realizzato ben poco, si potrebbe almeno argomentare, agli estremi, che tra le alternative possibili dovremmo preferire quella che ha maggiori probabilità di portare avanti i nostri valori.

Ascolta il secondo episodio del podcast

Una chiave di lettura risiede nei ridotti margini di azione per i governi di cui abbiamo parlato nel primo episodio del #podcast.

Governi espressione di maggioranze eterogenee che devono scendere a compromessi; spesa pubblica e pressione fiscale molto elevati; #Debitopubblico accumulato dagli esecutivi precedenti, lasciano spazio solo per provvedimenti molto circoscritti.

Vediamo allora che le misure molto specifiche a beneficio di minoranze qualificate finiscono a livello generale per produrre effetti opposti a quelli previsti dalle dichiarazioni di intenti.

#sindacati che difendono vantaggi non+sostenibili per tutti lavoratori, scaricano gli oneri di aggiustamento e condizioni penalizzanti su chi non ha ancora un lavoro stabile e “finte partite IVA”

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Se chi dice di promuovere l’interesse delle imprese, si limita a proteggere delle rendite di alcune di esse, di fatto sta scoraggiando chi potrebbe crearne di nuove o potrebbe investire nell’innovazione.

Più in generale per dirla con Milton Friedman, quando andiamo a votare dovremmo ricordare che “non esistono pasti gratis”. Pertanto ogni beneficio o provvedimento che i partiti offrono a questo a quel gruppo di interesse è un costo aggiuntivo per tutti gli altri.

Non possiamo escludere che una delle cause della generale disaffezione nei confronti della politica nasca proprio dalla percezione di far parte del gruppo che paga sempre il conto per tutti gli altri.

Non deve allora sorprenderci la diminuzione nel numero degli iscritti ai partiti e che gli elettori si dividano sempre più tra chi si allontana dalla politica e chi la insegue per ottenere un beneficio individuale.

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I primi hanno la percezione (peraltro fondata) che il proprio voto non possa incidere in alcun modo e, quando si recano alle urne spesso prendono posizioni di protesta (che hanno decretato il successo di Lega, Movimento 5 stelle)

I secondi con un calcolo opportunistico si augurano di poter ottenere dei vantaggi a livello individuale scaricandone il costo sulla collettività.

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Come Guadagnare dalle Elezioni?

E’ possibile per i risparmiatori ordinari guadagnare dai movimenti dei mercati finanziari legati alle elezioni e alle incertezze del sistema politico italiano?

La risposta è sì e proviamo a spiegarlo in modo facile.

Nello #podcast precedente si è parlato dei fondi che scommettono contro il debito pubblico italiano: un fenomeno in qualche modo fisiologico che non dovrebbe preoccuparci più di tanto.

In questo episodio si spiega come un rispamiatore comune potrebbe guadagnare dalla situazione: se un’attività finanziaria ha un andamento prevedibile è possibile prendere delle posizioni sui mercati finanziari per ottenere un profitto.

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Il modo veloce, complicato e più rischioso di guadagnare consiste nel prendere posizioni corte, ovvero realizzare delle vendite allo scoperto. In pratica visto che sappiamo che i prezzi dei titoli italiani sono già scesi e hanno una buona probabilità di scendere ancora si scommette su questo andamento per guadagnarci. Si tratta di un modo difficile e rischioso perché se è abbastanza probabile che scendano, non possiamo sapere esattamente quando e di quanto si muoveranno. Quindi anche avendo  previsto correttamente l’andamento di fondo potremmo non riuscire a centrare la tempistica giusta.

Un modo più semplice consiste nel comprare i titoli sul mercato secondario mentre scendono, incassare rendimenti interessanti dalle cedole e, se #italia non fallisce nei prossimi anni rivenderli più avanti (o tenerli fino alla scadenza).

Di che parliamo? Con quali rischi?

Prendiamo il BTP con scadenza 15 maggio 2051 emesso nel 2020. Paga una cedola semestrale di 0,75% quindi non sembra esattamente un affare. Questo titolo però è indicizzato all’inflazione:

Dopo aver oscillato tra una quotazione di 90 e 110 fino allo scorso aprile è sceso poi in modo significativo ed oggi quota 68 euro. Ha toccato un minimo di 60 in giugno e più di recente aveva toccato 80 agli inizi di agosto.

In virtù dell’indicizzazione all’inflazione, acquistanto oggi il titolo a circa 70 si ottiene un rendimento annuo di circa il 10% che per un titolo di stato mi sembra un rendimento interessante. Sappiamo che il prezzo scenderà ancora con molta probabilità e quindi chi lo compra deve avere una prospettiva di detenerlo di diversi anni, almeno 5 se non 10, per non rischiare di perderci. Sappiamo anche però che i tassi non saliranno per sempre e che le turbolenze nel nostro paese vanno e vengono.

Dunque dalle incertezze politiche italiane si può guadagnare, un buon rendimento dalle cedole nel breve termine e verosimilmente anche un profitto dalla risalita del prezzo nel corso di oscillazioni positive. A fronte di ogni opportunità di rendimento ci sono però dei rischi: se avete bisogno di disinvestire mentre la quotazione del titolo è inferiore al prezzo di acquisto conseguirete una perdita. Dunque la strategia di investimento ha senso solo se usate una parte minoritaria dei vostri soldi, di cui non avrete bisogno nei prossimi anni. Esiste poi un rischio che l’emittente vada in default o non ripaghi tutte le cedole, ma questo finché l’Italia rimane all’interno dell’ Unione Economica e Monetaria Europea è un rischio molto basso.

Last but not Least, obbligazioni con scadenza molto lontana nel tempo sono soggette ad oscillazioni molto rilevanti – prima di comprarle dovreste quindi essere preparati a vedere il valore dei vostri investimenti cambiare in modo rilevante e frequente.

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Per Chi dovrebbero votare i giovani?

Io #votoconipiedi è un podcast di provocazione e riflessione sulla politica italiana. Nel secondo episodio ci chiediamo: Per chi dovrebbero votare i giovani?

Se avete ascoltato il primo episodio del podcast la risposta alla domanda dovrebbe essere scontata: i giovani dovrebbero applicare il #votoconipiedi nel senso più letterale del termine e fare armi e bagagli.

Se vi sembra disfattista e superficiale chiedetevi: Perché la borghesia più ricca ed istruita manda i suoi figli a studiare all’estero? Perché nelle città principali fioriscono le scuole internazionali?

Perché quelli hanno soldi e relazioni e non avrebbero problemi a inserire i propri rampolli, preparano i propri figli a lasciare il paese o comunque a vivere carriere internazionali? Forse perché l’Italia non è un paese per giovani oggi e non lo sarà per parecchio tempo.

Leggi il testo Completo del podcast

Ma lasciamo perdere le suggestioni e le sensazioni e proviamo a fare qualche ragionamento. Proviamo a guardare i programmi dei principali partiti e vediamo chi tratta meglio i nostri ragazzi? (così per gioco)

Nel programma della destra i giovani arrivano al quindicesimo punto su quindici, d’altronde se i giovani svegli continuano ad andarsene meglio investire sui pensionati, che non a caso assorbono il 45% della spesa pubblica e il 25% del PIL).

Va detto che anche il punto 14 occupandosi di scuola e Università parla dei giovani (ma le priorità sono docenti, sicurezza degli edifici e formazione per sfornare lavoratori per le imprese). Si parla di giovani anche in tema di famiglia e al punto su impresa lavoro ed economia.

Last but not least nell’ultima pagina c’è una riga che contraddice tutto il documento:

Che dire del terzo polo? Il primo punto del programma è zero tasse per i giovani che avviano nuove imprese, seguono cenni generici sul mezzogiorno più avanti (per la disoccupazione giovanile più alta) e una manciata di incentivi sulla previdenza e la scuola.

Per Chi Dovrebbero votare i giovani?

Poi un capitolo ad hoc che si concentra su imprenditoria, formazione professionale e tirocini  e competenze digitali. Più 2 chicche finali: ricambio generazionale e viaggio culturale a Roma

Nel primo non si sa bene perché andrebbe incentivato il trasferimento dei giovani nelle aree montane e rurali a rischio spopolamento (e dopo aver letto questo ancora vi chiedete cosa votare?)

Nel secondo e last but not least gita pagata a spese dello stato per gli under 25 che vogliono andare a visitare Roma. Ma sul serio: a che serve leggere questi programmi?

Aggiungiamo la domanda storica: e allora il PD? Su 30 occorrenze della parola giovani per lo più abbiamo vaghe dichiarazioni di intenti disseminati un po’ per tutto il programma e un focus nella terza parte di un programma diviso in tre parti (priorità!)

La parte giovani è in condominio con le donne, altra minoranza per la quale ritagliare quote, dato che le riserve indiane pare non siano politically correct.

C’è anche il pacchetto “un paese per giovani” dove si azzerano i contributi per gli under 35 assunti a tempo indeterminato (che ci siano le condizioni per fare impesa e assumere sarà forse un dettaglio secondario) e un bel bonus affitti per chi ha ISEE inferiore a 20k.

Dulcis in fundo, dote ai diciottenni di 10mila euro finanziata con imposta su successioni e donazioni sopra i 5m e, ça va sans dire, abbassamento dell’età per votare a 16 anni.

Cosa dovrebbero allora votare allora i giovani? Se ne avete voglia, leggete pure in dettaglio i programmi tanto come avete visto si tratta di attività che lascia il tempo che trova.

Consiglio disinteressato: provate a valutate gli ostacoli strutturali alla piena realizzazione delle vostre aspirazioni e poi provate valutare se qualcuno dei partiti in campo potrebbe avere interesse, convenienza, consapevolezza e coraggio per metterci mano.

La mia risposta la conoscete già, vi offro di seguito qualche spunto per determinare la vostra.

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Il focus dovrebbero essere adeguate opportunità di guadagnarsi da vivere e mantenere un tenore di vita dignitoso, possibilmente riuscendo a far crescere guadagni e tenore di vita nel tempo in base alla volontà e all’impegno del singolo.

Gli ostacoli alla piena realizzazione dei giovani sono molteplici derivano dalla legislazione, dalle istituzioni e finanche dalla cultura dominante del paese. Distilliamo da questa complessità 3 grossi problemi e proviamo a valutare che speranze ci sono di mettervi mano.

I tre problemi sono:

In che modo si può allora votare con i piedi? (ascolta il podcast)

Che c’entra la previdenza con i giovani e perché compare al primo punto? Tra il 1995 e il 2020 la spesa per pensioni è passata dal 18% al  25% del PIL. La sanità che è cresciuta di poco dal 5 all’ 8% del PIL e i Servizi Generali caduti dal 15 all’8% del PIL.

Perché pagare tante pensioni o spendere tanto per gli anziani danneggia i giovani? Per due motivi.

In primo luogo, parte di queste risorse si potrebbe impiegare per promuovere la crescita economica e l’innovazione e/o per ridurre gli oneri che gravano sulle imprese e sui cittadini limitando la possibilità delle prime di investire e dei secondi di consumare e risparmiare.

In secondo luogo, occorre considerare che i contributi attualmente raccolti tra le persone che lavorano oggi non sono sufficienti a pagare le pensioni erogate quest’anno.

In che modo si può allora votare con i piedi? (ascolta il podcast)

Guardando all’ultimo bilancio disponibile sul sito dell’INPS a fronte di circa 360 miliardi di prestazioni erogate, 216 miliardi derivano dalla raccolta di contributi dei lavoratori e circa 145 da trasferimenti della fiscalità generale.

Chi lavora oggi percepirà una pensione proporzionale ai contributi versati, ma i contributi che versa vengono usati per pagare trattamenti molto più generosi a chi è in pensione e non sono sufficienti perché per oltre un terzo occorre attingere alle imposte.

A prescindere dalle considerazioni di giustizia sociale è di tutta evidenza che il sistema previdenziale e la spesa per pensioni sono un macigno che riduce investimenti, innovazione, crescita e in ultima analisi possibilità per i giovani di esprimere il proprio potenziale.

Terzo ma non per importanza, scuola, università e pubblica amministrazione sono pensati e gestiti per fare gli interessi di chi ci lavora e non di chi dovrebbe utilizzarne i servizi

Ne consegue che lo svantaggio maggiore ricadrà sui più giovani che ricevono servizi di qualità quantomeno variabile e sostengono i costi dell’apparato.

Per concludere, chi dovrebbero votare i giovani? Io un’idea ce l’ho, voi fatevi pure la vostra. Nel prendere la decisione tenete presente che:

1-Le opportunità di lavoro, crescita e libera espressione del potenziale dipendono dalla crescita economica e da quanto è possibile investire, innovare e premiare lavoratori e fornitori più capaci, ma anche licenziare, cambiare fornitore, modificare la propria struttura.

2-Gli ostacoli principali sono al momento un sistema previdenziale ingiusto, che trasferisce risorse tra generazioni, da rigidità e burocrazia, che limitano crescita e innovazione, e da un sistema scolastico, universitario e da una pubblica amministrazione autoreferenziali.

3-Considerando che gli anziani, i dipendenti pubblici e privati e tutti i soggetti che ottengono vantaggi dal sistema che penalizza i giovani votano secondo voi c’è qualche partito che ha interessa a cambiare la situazione? Lascio a voi la risposta, io #votoconipiedi

Io #votoconipiedi è un podcast di provocazione e riflessione sulla politica italiana, potrebbe diventare un istant book da leggere prima del prossimo 25 settembre se ricevo riscontri positivi. Fatemi sapere il vostro giudizio

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La tentazione dell’Astensione

Io #votoconipiedi è un podcast di provocazione e riflessione sulla politica italiana.

Si tratta di una provocazione, ma anche un tentativo di riflessione su diversi aspetti disfuzionali del sistema politico italiano, e di sbugiardare diverse narrazioni che sembrano date per assodate e nei confronti delle quali il ruolo di cane da guardia del giornalismo latita.

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Cominciamo con un sasso nello stagno: votare a tutti i costi, anche se il meno peggio ormai assomiglia fin troppo al peggio è davvero un dovere morale?   

L’astensione dal voto è spesso considerata un argomento tabù oppure un non-argomento. Chi non vota fa un favore agli avversari, è dotato di scarso senso civico e/o semplicemente non si interessa di politica.

Difficilmente troverete qualcuno disposto a considerare l’astensione come un’alternativa percorribile sulla base di scelte ragionate e valutazioni obiettive.

Io vorrei provare a colmare questo vuoto e a discutere del tema senza giudizi morali o paraocchi ideologici, suggerendo un’alternativa a metà strada tra la provocazione e lo spunto di riflessione: il #votoConiPiedi.

In primo luogo, la “scelta di non scegliere” è per definizione una delle opzioni possibili e, qualora nessuno dei partiti indicati nella scheda elettorale rappresenti una scelta di soddisfazione, dovrebbe risultare la decisione più logica. Per quanto si faccia sovente confusione, in Italia esiste un diritto di voto, ma non esiste alcun dovere di votare, anche se quest’ultimo risponde ad una morale abbastanza diffusa tra gli strati più istruiti della popolazione.

Eppure la rinuncia ad esercitare la propria libertà è la più alta forma di libertà:

In secondo luogo, si può osservare come il voto per ideologia e il sostegno al meno-peggio costituiscano un pericoloso disincentivo nei confronti dell’operato dei politici di mestiere o dei cosiddetti “mestieranti della politica”.

Scegliendo sistematicamente il meno-peggio, si dà al partito di riferimento un buon motivo per peggiorare arrivando talvolta per paradosso ad assomigliare sempre più a quel “peggio” che in principio si voleva contrastare.

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In terzo luogo, alle riflessioni di carattere generale si aggiungono elementi specifici attribuibili al carattere peculiare del nostro paese.Coalizioni costruite a geometria variabile esprimono governi di breve durata ai quali è difficile ascrivere meriti o demeriti di sorta.

L’Italia è inoltre condizionata da vincoli esterni che riducono i margini di manovra per i governi e limitano i danni potenziali che può causare la presenza al governo di forze politiche che si dichiarano “anti-sistema”.

Forse per questo i ceti più produttivi del paese sembrano indifferenti all’esito delle elezioni: il paese resterà sui binari tracciati dai vincoli esterni e, all’occorrenza, ove la nave dovesse risultare fuori rotta, si chiamerà un tecnico per rimettere le cose a posto.

In che modo si può allora votare con i piedi? (ascolta il podcast)

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Il Bollettino TV – Debito Pubblico Scudo anti Spread

Lo scenario macro che si va delineando negli ultimi mesi, con inflazione e tassi di interesse in rialzo e previsioni di crescita economica riviste al ribasso risultano particolarmente penalizzanti per i paesi ad alto debito come l’Italia. A conferma di quanto questo problema sia rilevante possiamo osservare l’ampliamento nello spread tra BTP e Bund che si è verificato a seguito dell’ultimo annuncio da parte dei vertici della BCE riguardo ai rialzi dei tassi attesi nei prossimi mesi.

A quel punto per tranquillizzare i mercati la presidente Lagarde ha annunciato lo studio di uno strumento anti-frammentazione che i media hanno ribattezzato come scudo anti-spread. Si tratta di una riproposizione strutturale e permanente del celebre “Whatever it takes” che nel 2012 salvò l’euro e che dovrebbe scongiurare il verificarsi di una nuova crisi dei debiti sovrani. Un’occasione che può far guadagnare tempo al governo italiano, ma che in nessun modo può esimerlo dal percorso di riforme legato al PNRR e da un percorso graduale di riduzione del debito nel tempo.

Video inizialmente pubblicato nella sezione “Il Parere degli Esperti” del giornale Il Bollettino

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Cosa implica il rialzo dei tassi BCE?

Come visto negli episodi precedenti il Consiglio direttivo della BCE ha alzato i tassi d’interesse per la prima volta in 11 anni e sono probabili altri aumenti nei prossimi mesi. In questa puntata proviamo a spiegare le conseguenze di questa decisione facendo riferimento ad un documento illustrativo prodotto dalla banca stessa.

Perché i tassi di interesse sono stati alzati?

Perché il mandato della banca centrale dell’euro è quello di mantenere i prezzi stabili. Quando i prezzi nella nostra economia aumentano troppo velocemente, cioè quando l’inflazione è troppo alta, l’aumento dei tassi di interesse ci aiuta a riportare l’inflazione verso il nostro obiettivo del 2% nel medio termine.

L’inflazione mette a dura prova le persone. Molti temono che sia destinata a rimanere. Ecco perché sono stati aumentati i tassi di interesse: per inviare il messaggio che la BCE non permetterà all’inflazione di rimanere al di sopra del 2%. Questo segnale contribuirà a tenere sotto controllo le aspettative di inflazione.

Cosa sono i tassi di interesse?

I tassi di interesse sono il costo del prestito di denaro (a volte si dice che i tassi di interesse sono “il prezzo del denaro”). Se si vuole ottenere un prestito da una banca, bisogna prima concordare un certo tasso, che di solito è un tasso annuale. Supponiamo di prendere in prestito 10.000 euro a un tasso annuo del 3%. Ciò significa che dovrete pagare alla vostra banca 300 euro all’anno oltre al rimborso del prestito. Quindi, il tasso d’interesse è essenzialmente ciò che la banca vi fa pagare per prestarvi il denaro.

Funziona anche al contrario. L’interesse è il denaro che la banca vi paga sui vostri risparmi, cioè quando la banca “prende in prestito” denaro da voi. Ad esempio, se versate 1.000 euro sul vostro conto di risparmio a un tasso annuo del 2%, alla fine dell’anno riceverete 20 euro di interessi.

Cosa fa muovere i tassi di interesse?

I tassi di interesse che le banche offrono a persone e imprese si muovono di solito in sintonia con i tassi fissati dalla BCE, ma sono influenzati anche da altri fattori. In un’economia di libero mercato come quella dell’area dell’euro, i tassi sono determinati anche dalla domanda e dall’offerta di credito. In altre parole, da quanto le imprese e le persone vogliono spendere e investire e da quanto credito è disponibile.

È simile ad altri prodotti o servizi. Ad esempio, se molte persone vogliono comprare il pane, ma non c’è abbastanza pane disponibile, il prezzo sale.

Lo stesso vale per i tassi di interesse: quando le imprese e le persone vogliono spendere e investire, ma non possono ottenere facilmente credito a sufficienza, i tassi di interesse tendono a salire, perché c’è meno credito disponibile. In altre parole, i prestiti diventano più costosi. Se invece è il contrario e le persone risparmiano molto denaro in banca, l’economia è ricca di denaro – spesso chiamato liquidità – e i tassi tendono a essere bassi.

Cosa fa la BCE ?

La BCE è la banca centrale dell’euro. Non stabilisce i tassi di interesse applicati dalla banche, ma li influenza.  In che modo? Fissando i tassi di interesse chiave o tassi di interesse “politici”. Sono i tassi che la banca centrale offre alle banche che vogliono prendere in prestito fondi e come compenso per la moneta elettronica depositata.

Quando i tassi d’interesse di riferimento cambiano, questo si riflette in misura maggiore o minore sull’intera economia, compresi i prestiti bancari, i prestiti al mercato, i mutui, i tassi dei depositi bancari e altri strumenti d’investimento.

In tempi normali, se l’inflazione è troppo alta a causa di un’eccessiva domanda che insegue un numero insufficiente di beni e servizi, è possibile aumentare i tassi per rendere il credito più costoso. Questo raffredderà l’economia, calmerà le aspettative inflazionistiche e farà scendere l’inflazione.

Se l’inflazione è troppo bassa, come è accaduto per molto tempo, allora saranno abbassati i tassi per rendere il credito più conveniente in modo da per stimolare gli investimenti e la domanda.

Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ci troviamo di fronte a una situazione in cui l’inflazione è troppo alta ma l’economia sta rallentando. I prezzi sono aumentati molto a causa della guerra, soprattutto per l’energia e i generi alimentari. Per molte aziende è inoltre più difficile reperire i materiali, i pezzi di ricambio e i lavoratori necessari per la produzione, il che sta aggravando i problemi che già esistevano a causa della pandemia.

Il solo aumento dei tassi di interesse non risolverà tutti questi problemi. Un aumento dei tassi d’interesse non renderà più conveniente l’energia importata, né accatasterà gli scaffali vuoti dei supermercati o fornirà semiconduttori alle case automobilistiche.

I tassi più alti tengono sotto controllo le aspettative di inflazione

Ciò che i tassi più alti faranno, invece, è tenere sotto controllo le aspettative di inflazione. Se i cittadini e le imprese pensano che l’inflazione alta sia destinata a rimanere, è probabile che i lavoratori chiedano salari più alti e che i datori di lavoro aumentino a loro volta i prezzi. Questo fenomeno viene spesso definito “spirale salari-prezzi”.

La BCE continuerà ad aumentare i tassi di interesse – rendendo il credito più costoso e i risparmi più remunerativi – per evitare questa spirale, per fare in modo che le imprese, i lavoratori e gli investitori siano sicuri che l’inflazione scenderà al 2% nel medio termine evitando che le aspettative di un’inflazione più elevata si radichino.

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Crisi Politiche e Risparmi Privati

Le crisi politiche non sono una novità per il nostro paese e non dovrebbero sorprendere più di tanto. Quella innescata dalla mossa del leader 5 Stelle Conte, tuttavia, appare in qualche misura più irresponsabile del solito considerando che, al più, potrebbe anticipare le elezioni di pochi mesi al prezzo di indebolire fortemente la posizione internazionale del nostro paese, in un momento particolarmente critico come quello che stiamo attraversando a causa del conflitto in Ucraina e di una possibile combinazione di minor crescita economica associata ad elevata inflazione.

Cosa comporta questo per i nostri risparmi? Molto meno di quanto tanti allarmisti non vogliano far credere. L’instabilità politica tipicamente contribuisce a far crescere lo spread tra BTP e Bund e nei podcast scorsi abbiamo spiegato il significato di questo indicatore. Nelle circostanze attuali si può dire che questo effetto sia comunque limitato per il momento, in parte perché una certa instabilità politica era già inclusa nelle valutazioni di mercato e in parte perché i fattori che maggiormente influenzano le aspettative degli operatori riguardano le misure di politica monetaria restrittiva attese nei prossimi e lo scudo antispread di cui pure abbiamo parlato nei giorni scorsi.

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Discorso analogo per i mercati azionari: le crisi politiche italiane ormai influenzano di poco e solo la borsa di Milano (e dunque non dovrebbero preoccupare chi ha un portafoglio diversificato su base internazionale) dal momento che anche per i listini di borsa le determinanti maggiori riguardano le prospettive Macro legate all’inflazione ancora elevata e alle possibili prospettive in termini di minore crescita ecoomica.

Per riassumere, la crisi di governo ci ricorda quanto inadeguata e irresponsabile possa essere la nostra classe politica, ma per nostra fortuna i suoi effetti sui mercati finanziari sono abbastanza limitati e non dovrebbero destar particolari preoccupazioni. Le turbolenze nazionali ci ricordano quanto utile e importante sia perseguire una diversificazione dei propri portafogli a livello internazionale e includendo asset class differenziate sia obbligazionarie che azionarie.


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Vi ricordo che “La Finanza in Soldoni” oltre al podcast è una newsletter, una serie di video e un libro edito per la collana Anteprima di Lindau disponibile nelle principali librerie e su Amazon e che è in lavorazione anche  un nuovo libro dedicato ai ragazzi in cerca di un editore e di suggerimenti per la realizzazione. 

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Debito Pubblico e Sostenibilità

Nei podcast precedenti abbiamo parlato dello scudo anti-spread e delle preoccupazioni in merito alla possibilità che la BCE si trovi ad affrontare una nuova crisi dei debiti sovrani. Per comprendere meglio questo scenario e le politiche necessarie ad evitarlo è necessario ritornare sul concetto di sostenibilità del debito pubblico che trovate illustrato con parole semplici nel capitolo 3 della finanza in soldoni.


SI tratta di un concetto abbastanza complesso, che richiede anche alcune nozioni di matematica per essere espresso in modo corretto. Mantenendo l’approccio semplificato di questo podcast proviamo a illustrare la questione in modo intuitivo.

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Il punto di partenza è che non è importante quanto il debito pubblico sia grande in valore assoluto, quello che conta è la sua dimensione rispetto al prodotto interno lordo di una nazione. Dunque non conta se il debito è 1000 o 10 o 100mila miliardi, conta se è pari al 50 al 70 al 100 o al 150% del prodotto interno lordo. Premesso che non esistono leggi generali o criteri validi per tutti una indicazione abbastanza utile è che un valore del 60% come rapporto tra debito e pil è ritenuto un valore accettabile ed in passato è stato indicato come obiettivo di lungo termine nelle raccomandazioni date ai paesi europei.

Chiarito che quel che conta è il rapporto debito/pil e che un livello di riferimento accettabile può essere il 60% altro elemento fondamentale è capire che al di la della misurazione di questo rapporto in un dato anno, è molto importante la sua evoluzione nel tempo. Un rapporto che cresce è indicatore negativo, all’opposto se il valore scende è un dato positivo.

Ultimo elemento da tenere presente è il confronto tra tasso d’interesse pagato sul debito e crescita dell’economia. Se il tasso d’interesse è più alto del tasso di crescita dell’economia nel tempo è probabile che il rapporto debito/pil peggiori e quindi viene considerato un segnale d’allarme. In generale l’economia cresce ad un tasso più elevato del tasso medio pagato sul debito si ritiene che il debito pubblico sia sostenibile (semplificando molto)

Per riassumere:

  1. Il valore del debito pubblico in assoluto non è importante, quello che conta la sua dimensione in rapporto al prodotto interno lordo
  2. Un valore intorno al 60% è considerato desiderabile e uno sopra il 100% costituisce un segnale d’allarme
  3. Più che il rapporto calcolato in un dato istante, è importante come si evolve nel tempo il rapporto debito/pil se scende è un segnale positivo, se sale un punto di attenzione
  4. La dinamica del rapporto debito PIL è influenzata dalla differenza tra tasso d’interesse medio pagato sul debito e tasso di crescita dell’economa
  5. Se l’economia cresce ad un tasso più alto rispetto al saggio d’interesse pagato sul debito, si ritiene che il debito sia sostenibile nel tepo

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Con questi strumenti potete facilmente valutare cosa voglia dire che l’Italia a un rapporto debito Pil superiore al 150%, che i tassi d’interesse si stanno alzando e il tasso di crescita dell’economia si sta riducendo. Dunque ci sono dubbi sulla sostenibilità del debito italiano di cui parleremo nelle prossime puntate

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Come NON investire in tempi difficili ?

Negli ultimi podcast abbiamo parlato del ritorno dell’inflazione, delle misure restrittive da parte delle banche centrali e delle ripercussioni negative per i mercati finanziaria. In questo provo a fornire qualche riferimento utile sulla gestione del risparmio personale sottolineando come NON investire in tempi difficili e a tal proposito rimando anche al podcast dedicato al BTP Italia in collocamento in questi giorni.


Come ribadito più volte questa rubrica non ha finalità di consulenza finanziaria e, non dovendo guadagnare dalle proprie indicazioni si può prendere il lusso di suggerire che la scelta migliore possa essere non fare nulla o astenersi da un’attività troppo intensa di trading.

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Mi limito a qualche semplice osservazione.

Nei momenti in cui l’inflazione è più elevata è più costoso detenere moneta e generalmente si ottengono rendimenti più elevati dai titoli obbligazionari. Dunque, una riflessione ragionevole che si può fare e quella di verificare se la quota del nostro patrimonio che deteniamo sotto forma di liquidità è adeguata o se può essere ridotta. La valutazione principale è quindi sempre capire se i fondi liquidi ci servono o ci potrebbero servire. Se la dimensione è adeguata vuol dire che abbiamo ben bilanciato il nostro portafoglio è non c’è nulla da fare.

Se invece c’ una porzione di liquidità che potrebbe essere destinata ad impieghi di medio termini si apre il capitolo su come investirla. A tal proposito le circostanze contingenti riguardo alla volatilità o ai crolli dei mercati finanziari non dovrebbero influenzarci: la regola di investire gradualmente in attività diversificate a livello internazionale resta valida e anzi risulta anche più vantaggiosa. Investire a piccoli passi, in strumenti di risparmio gestito che hanno basse commissioni come gli ETF o le gestioni dei roboadvisor.

Che tipo di ETF? Azionari che pagano dividendi e obbligazionari se preferite un orizzonte meno lungo e dei pagamenti intermedi (che sono fiscalmente inefficienti). Azionario internazionale su orizzonte più lungo. Cos’è invece che non bisogna fare?

Non bisogna vendere titoli solo perché il loro valore è temporaneamente in ribasso (specie se non si ha bisogno di liquidità) se il nostro portafoglio è costruito bene per il medio termine le oscillazioni del breve non sono rilevanti. Non bisogna smettere di investire gradualmente nei mercati finanziari se questo fa parte delle nostre abitudini, anzi farlo in periodi di calo delle borse vuol dire fare acquisti in saldo.

In generale se cercare di battere i mercati entrando e uscendo al momento opportuno è una scelta subottimale in tempi normali, lo è a maggior ragione in periodi incerti come quello che stiamo attraversando. Meglio stare fermi e non lasciarsi spaventare dalle oscillazioni del breve termine.

Ultima osservazione anche ridurre troppo la liquidità, per paura dell’inflazione può essere una scelta cattiva: ci espone al rischio di aver bisogno di fondi e di conseguenza dover disinvestire in un momento penalizzante.

Le scelte di risparmio si fanno guardando al lungo termine, tenendo presente le proprie necessità e preferenze e queste scelte non vanno modificate sull’onda dell’emozione legata a circostanze particolari e transitorie.

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Scudo Anti-Spread

Nell’ultimo podcast ho provato a raccontare in parole povere il dilemma dei banchieri centrali divisi tra la necessità di frenare la crescita dell’inflazione e il rischio concreto di causare una recessione nel tentativo di raggiungere questo obiettivo. Oggi provo a chiarire quello che i giornalisti hanno chiamato “scudo anti-spread” cercando di evitare le distorsioni ideologiche e le strumentalizzazioni politiche, che tipicamente vengono sollevate quanto si parla di debito pubblico.


Partiamo dal famigerato spread e ricordiamo che si tratta della differenza tra il rendimento dei titoli di stato italiano a medio e lungo termine e quello di titoli di stato tedeschi con analoga scadenza. In genere si prende come riferimento la scadenza a 10 anni. Per rendimento si intende il rapporto tra la cedola pagata da questi titoli e il prezzo di mercato degli stessi. Per esempio se un titolo è stato emesso a 100 e paga una cedola di 5 il suo rendimento facciale sarà del 5%, ma chi ha acquistato il titolo pagando 90 avrà un rendimento pari a 5/90 ossia del 5,56%. Dunque, al variare del prezzo di mercato dei titoli, varia il rendimento effettivo ottenuto da chi li possiede.

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In finanza il rendimento di un titolo è di norma proporzionale al rischio che si corre detenendolo. Dunque esiste uno spread, ossia una differenza di rendimento tra BTP e Bund perché il titolo italiano è considerato più rischioso. I motivi alla base di questa valutazione sono diversi e riguardano principalmente, la solidità politica ed economica dei due stati, semplificando molto si può fare riferimento al fatto che il debito italiano è in proporzione al PIL più grande di quello tedesco e dunque maggiormente esposto alla possibilità di diventare “insostenibile”.

Per valutare se un debito e sostenibile in genere si guarda al tasso di crescita dell’economia e al livello dei tassi d’interesse vigenti sul mercato. Se la crescita dell’economia è sufficiente a ripagare gli interessi sul debito e contenerne la crescita in percentuale sul PIL allora si dice che il debito è sostenibile.

In questi giorni vediamo che le previsioni di crescita economica vengono riviste al ribasso, mentre i tassi di interesse crescono e questo significa che chi ha un debito molto grande rispetto al PIL, potrebbe trovarsi in difficoltà. Una misura di questo fenomeno è data appunto dallo spread tra BTP e Bund. Quando questo differenziale cresce vuol dire che gli operatori temono che il debito italiano stia diventando più rischioso.

Nel corso della pandemia la banca centrale è intervenuta a sostegno dei paesi con debito più elevato e questo ha tranquillizzato gli operatori. Oggi che è stato annunciato che gli interventi saranno minori e tassi di interesse più elevati sono tornati i timori.

Per questo motivo la banca centrale ha annunciato la creazione di un nuovo strumento che servirà ad evitare che lo spread tra i paesi più deboli e la Germania diventi troppo ampio. Questo meccanismo in parte complicato ha risvolti sia economici che politici.

Sul piano tecnico la banca centrale deve cercare di materne ordinate condizioni di mercato che consentano alla sua politica monetaria di trasmettersi al sistema economico. Sul piano politico la dimensione del debito pubblico è determinata dalle scelte dei governi e il sostegno che la BCE ha dato e continuerà a dare al nostro paese è in qualche modo collegato alle riforme che abbiamo fatto e che ci proponiamo di fare per ridurre nel lungo periodo la dimensione del debito rispetto al PIL

Per riassumere:

  • Lo spread è la differenza di rendimento tra BTP e Bund a 10 anni
  • La differenza si calcola sul rendimento effettivo calcolato tra tasso cedolare e prezzo di mercato e di conseguenza varia nel tempo con l’andamento dei prezzi
  • Un rendimento maggiore è associato ad un maggiore rischio per cui quando lo spread aumenta vuol dire che gli operatori ritengono il debito italiano relativamente più rischioso
  • La banca centrale può intervenire per ridurre lo spread comprando titoli e sostenendo il prezzo di quelli italiani e lo ha fatto nel corso della pandemia, ma si tratta di interventi temporanei
  • Lo “scudo anti-spread” è un meccanismo che la BCE sta studiando per sostenere i paesi con debito più elevato rispetto al PIL con interventi simili a quelli realizzati durante la pandemia
  • Il sostegno sarà necessariamente limitato nel tempo e collegato al percorso di riforme che dovrebbero portare a una maggiore crescita economica, una minore dimensione del debito rispetto al PIL

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Next Generation – Presentazione Rubrica

Nuova Rubrica non solo per G-Giovani, ma per tutti quelli che pensano possa tornare utile gettare un ponte tra generazioni spesso separate non solo dalla distanza anagrafica, ma anche da una differente visione del mondo.

Con l’ambizione e la speranza anche di fornire spunti utili in tema di orientamento e finanza personale (non solo per i giovani)

Video inizialmente pubblicato sul canale Youtube Liberi Oltre le Illusioni

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www.liberioltreleillusioni.it

Dal 28 ottobre 2021 il libro de La Finanza in Soldoni è disponibile anche in molti punti vendita del circuito Feltrinelli e Mondadori. Se non lo trovi nella tua libreria di fiducia puoi ordinarlo oppure acquistarlo on line nei principali bookstore. In questo post trovi l’elenco delle librerie dove il libro è già disponibile.

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FLEalMassimo – Autorità tecniche e responsabilità politiche

Nuovo episodio della FLE al Massimo, mentre in Ucraina il conflitto legato all’invasione Russa non riesce a trovare una via di soluzione e costituisce ancora un’emergenza umanitaria, possiamo osservare che le conseguenze economiche del conflitto contribuiscono ad esacerbare un quadro internazionale caratterizzato da numerosi fattori di incertezza e criticità.

Le principali banche centrali si trovano infatti di fronte alla necessità di intervenire con misure restrittive per arginare la crescita dell’inflazione, ma le stesse misure potrebbero rallentare la crescita economica fino al punto di portarci in recessione.

Questo dilemma è ulteriormente complicato dalle pressioni sui prezzi delle materie prime e dei prodotti alimentari esercitate dalla guerra e dall’atteggiamento miope della Cina nella gestione delle misure restrittive, che sta mettendo in difficoltà le catene del valore e il commercio internazionale con probabili conseguenze negative per la crescita globale.

In Europa a questo scenario altamente incerte si aggiunge la complicazione avere alcuni paesi (tra cui l’Italia) con un debito pubblico particolarmente elevato, rispetto alle proprie Economie che potrebbe diventare insostenibile di fronte alla combinazione negativa di un minore intervento da parte delle banche centrali e di una crescita dell’economia inferiore alle aspettative.

Per scongiurare il rischio che questo scenario evolva in una nuova crisi dei debiti sovrani, come quella nella quale il nostro Mario Draghi ha pronunciato il celebre “Whatever it takes”, la BCE sta già correndo ai ripari dichiarando apertamente che il sostegno ai paesi più deboli non sarà interrotto in modo troppo brusco e che è allo studio uno strumento ad hoc per limitare il rischio di frammentazione, quello scenario nel quale i mercati di si convincono che il debito di alcuni paesi è diventato troppo rischioso o addirittura insostenibile.

Non è tuttavia possibile risolvere con strumenti tecnici problemi che hanno natura e rilevanza politica: la dimensione eccessiva del debito pubblico italiano e la capacità del sistema economico di sostenerne il carico sono il risultato di scelte politiche passate e presenti e nessun superpotere dei banchieri centrali potrà sottrarci dal necessario percorso di riforme senza il quale il nostro paese non ha futuro

Per la fondazione Luigi Einaudi avete ascoltato la FLE al Massimo Arrivederci!

Iscriviti al #podcast sul sito della #FLE

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BTP Italia 3 motivi per diffidare

Con i giornali che diffondono terrorismo (non sempre giustificato) sull’ inflazione in crescita e sulle possibili recessioni (che però ancora non ci sono), come si fa a resistere alla nuova offerta speciale del Tesoro? Il BTP Italia che prevede un rendimento agganciato all’inflazione e, pensate un po’, un doppio premio fedeltà. In questo podcast forniamo tre motivi per essere scettici.

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Questo podcast non fornisce consulenza finanziaria, ma si limita a offrire strumenti utili a prendere le proprie decisioni in modo adeguatamente informato dunque limitiamoci a tre semplici riflessioni  che dovrebbe fare chi considera la possibilità di acquistare questo titolo.

Prima osservazione: in un contesto di tassi di interesse in crescita, acquistare titoli obbligazionari espone al rischio di registrare, soprattutto nell’immediato, perdite in conto capitale in caso di necessità di rivendita delle obbligazioni prima della scadenza.

Seconda Osservazione: esistono alternative facilmente reperibili per i piccoli risparmiatori che presentano un profilo di rischio e rendimento più vantaggioso rispetto al titolo proposto dal tesoro, mi riferisco in particolare a una combinazione di ETF azionari focalizzati su titoli che danno dividenti e obbligazionari internazionali

Terza Osservazione: le scelte di risparmio non vanno fatte sull’onda dell’entusiasmo o dell’emotività, ma sulla base di una solida pianificazione di lungo termine e tutta l’evidenza storica di cui disponiamo ci dice che cercare di entrare o uscire dai mercati al momento giusto per guadagnare o per difendersi da questo o quell’evento atteso è un strategia meno conveniente rispetto mantenere un portafoglio sufficientemente diversificato e investire gradualmente nel tempo.

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I Giovani italiani sono stupidi?

Nuova pillola della finanza per ragazzi. Ho scelto un titolo provocatorio per sottolineare qualcosa che mi sembra quasi imbarazzante. Se passeggiate per Milano c’è un gran numero di inserzioni pubblicitarie che strizzano l’occhio ai giovani e promuovendo cryptovalute, piattaforme di trading con nomi accattivanti e altre trappole per polli. Il tutto mentre ancora molti incauti risparmiatori si leccano le ferite per l’implosione di alcune stable coins.

La domanda nasce spontanea: qualcuno negli uffici marketing di queste società è convinto che i giovani italiani siano stupidi? Quantomeno deve pensare che siano disinformati o dotati di scarse competenze in materie finanziarie.

Io non credo che i nostri ragazzi siano stupidi e faccio questi video per offrirgli degli strumenti per distinguere quelle iniziative promozionali che non sono troppo diverse dai consigli del gatto e della volpe nella storia di pinocchio: ossia dei modi per soffiare denari a chi è cosi ingenuo da credere alle favole. In un editoriale di qualche giorno fa, il premio nobel Paul Krugman ha usato una parafrasi tratta dal celebre libro e film “the big short” e ha parlato di “the big Scam”. Letteralmente the big short vuol dire la grande scommessa al ribasso e si riferisce al fatto che il gestore di fondi Michale Burry aveva previsto la crisi finanziaria del 2007-2008 e ha conseguito lauti guadagni scommettendo contro di alcuni titoli che venivano ritenuti molto sicuri e che invece sono poi crollati dando vita alla nota crisi finanziaria.  The big scam significa la grande truffa.

Quindi non parlerò oltre di Crypto cose che non sono nè valute nè beni rifugio. Ma proverò a spiegare ai ragazzi che guardano questi video perché si parla tanto di banche centrali e perché i mercati finanziari stanno andando giù.

Il punto di partenza è l’inflazione. Ne abbiamo parlato in un video precedente che trovate sul canale se volete rivederlo. L’inflazione è quando i prezzi salgono. Un po’ di crescita dei prezzi fa bene, diciamo un 2% all’anno che è più o meno l’obiettivo delle principali banche centrali. Se i prezzi crescono meno, come è successo per alcuni decenni trascorsi, si ritiene che le banche centrali debbano fare qualcosa per stimolare l’economia, se crescono troppo invece bisogna tirare il freno.

Oggi i prezzi crescono tanto e le banche centrali stanno correndo ai ripari. Quando tirano il freno si dice che attuano politiche monetarie restrittive, fanno salire i tassi di interesse e rendono più costoso contrarre dei debiti. Questo comportamento delle banche centrali sta spaventando i mercati. In un altro video di questa serie abbiamo visto che i mercati finanziari reagiscono alle aspettative e per natura tendono a muoversi da un eccesso all’altro.

Oggi chi opera sui mercati teme che le misure restrittive attutate per fermare l’inflazione porteranno l’economia in recessione. Questo comporterà maggiore disoccupazione, minori utili per le aziende e si riflette sui valori delle azioni e obligazioni scambiate oggi che vanno giù. Dunque il dilemma del banchiere centrale è che deve alzare i tassi per frenare l’inflazione, ma deve farlo con cautela per non rallentare troppo l’economia.

Come se questo non fosse già complicato, abbiamo una guerra in Ucraina, perché la Russia ha posto in essere una vergognosa invasione e la guerra spinge in alto i prezzi delle materie prime e dei generi alimentari due settori nei quali sia Russia che Ucraina avevano un ruolo important per il commercio Mondiale. Last but not least, in Cina sono ancora alle prese con il Covid e a causa di una gestione miope, fatta di lockdown draconiani più che di vaccinazioni efficace agli anziani e stanno dando un contributo negativo alla crescita mondiale.

Per riassumere:

  • E’ tornata l’inflazione e le banche centrali intervengono per fermarla
  • Questo tipo di interventi rallenta l’economia e può portarla in recessione
  • L’aspettativa che la recessione arrivi spaventa i mercati che vanno giù

Che fare in questo contesto? Ne parleremo nei prossimi video, ma in linea di massima non bisogna avere troppa paura, perché  rispetto all’ultima volta in cui l’inflazione è cresciuta sia i consumatori che le banche centrali dispongono di strumenti che prima non esistevano e questo ci lascia ragionevoli aspettative che l’inflazione sarà gestita e contenuta senza troppi problemi  

Come promesso il libro sula “finanza per ragazzi” è in lavorazione e anche alla ricerca di un editore, se avete spunti e suggerimenti fatemelo sapere.

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Perchè il ritorno dell’Inflazione spaventa tanto?

Nuova pillola video de #lafinanzainsoldoni in questi giorni sentiamo parlare molto di banche centrali, rialzo dei tassi d’interesse per contrastare l’inflazione e del pericolo di una recessione. Tutte parole di cui abbiamo una vaga idea così si in termini di significato che dei meccanismi con i quali queste entità interagiscono. Nello spirito della Finanza in Soldoni proviamo a spiegare in parole molto semplici il significato di questi termini e poi proviamo a capire come usare questi strumenti per capire quello che ci succede intorno.

Partiamo dall’inflazione che da circa un anno a questa parte è al centro dei discorsi riguardante l’economia e la politica economica. Detta in modo super semplice, chiedendo agli economisti seri di turarsi le orecchie per non sentire, inflazione è quando i prezzi salgono. Che detta così pare facile, però per cogliere appieno il fenomeno è necessario addentrarsi in qualche considerazione aggiuntiva che trovate nel video.

Riassunto della prima parte del video:

  • Inflazione è quando i prezzi salgono
  • Misurare di quanto e quali prezzi salgono non è facile, perché alcuni prezzi salgono, altri scendono, alcuni prodotti e servizi spariscono, ne nascono di nuovi  e le abitudini cambiano
  • Avere una misura di quanto cambiano i prezzi è molto importante perché ci aiuta a capire il valore reale della moneta, ossia quanti beni e servizi possiamo comprare con i soldi che abbiamo

Riassunto della seconda parte del video:

  • Si parla molto d’inflazione, perché per decenni questo indicatore era stato sotto controllo
  • Il pericolo principale legato a questo fenomeno è la possibilità che il circolo vizioso delle aspettative porti l’andamento dei prezzi fuori controllo danneggiando l’economia e in particolare i redditi più bassi
  • Per combattere l’inflazione può essere necessario rallentare l’attività economica e far crescere la disoccupazione e questo è il timore principale che ultimamente sta facendo crollare i mercati finanziari

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Tassi in crescita, meglio il fisso o il variabile?

Come abbiamo illustrato nei podcast precedenti i tassi di interesse sono in crescita e questo comporta che i nuovi finanziamenti saranno più onerosi e che le rate di chi ha contratto debiti a tasso variabile saliranno.  In queste circostanze si sentono diffusi appelli ad accaparrarsi un tasso fisso prima che sia troppo tardi e talvolta una sensazione di urgenza e pressione ingiustificata.

Vale la pena ricordare alcuni concetti di base come la possibilità di rinegoziare i termini dei contratti di finanziamento, dunque non bisogna avere l’ansia di perdere l’affare del secolo e la opportunità di far coincidere le scelte di indebitamento con le reali esigenze individuali senza farsi influenzare troppo dall’andamento dei mercati e soprattutto senza perdere di vista la sostenibilità ossia la prospettiva di dimensionare gli impegni che si prendono in misura proporzionale alla propria capacità di tenervi fede.

Provando a tenere sempre il discorso in parole povere vediamo che differenza c’è tra il tasso fisso e il tasso variabile, concentrandoci sui mutui per l’acquisto di abitazioni che costituiscono il caso più frequente. Un mutuo a tasso fisso è un’operazione nella quale il tasso di interesse applicato al finanziamento rimane invariato per tutta la durata dell’operazione. Un mutuo a tasso variabile invece prevede l’applicazione di un tasso diverso per ciascun periodo (generalmente per ogni mese) che viene determinato aggiungendo una maggiorazione (lo spread) ad un tasso di riferimento pubblico e conoscibile da tutti (per l’Europa per esempio si usa l’EURIBOR).

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E in arrivo una nuova recessione mondiale ?

Da qualche settimana si è cominciato a discutere sulla possibilità che nel 2022 ci sia una nuova recessione globale. Le motivazioni alla base di questa preoccupazione, risiedono essenzialmente nella prospettiva che le politiche restrittive delle banche centrali, in particolare della Federal Reserve e della Bank of England, nel tentativo di arginare la dinamica dell’inflazione, possano frenare la crescita degli Stati Uniti e del Regno Unito.

A questo va aggiunto che le restrizioni ancora introdotte dalla Cina nel perseguire una folle politica di Zero Covid, stanno frenando seriamente l’attività economica in questo paese con ripercussioni rilevanti su tutto il commercio internazionale e sulle catene del valore a livello globale. Ultimo, ma non per importanza, il conflitto originato dall’invasione criminale dell’Ucraina da parte della Russia, oltre alle note e deprecabili vicende di carattere umanitario (si pensi solo al massacro Bucha), stanno esacerbando le pressioni sui prezzi che nei paesi europei si stavano già registrando nella fase di uscita dalla pandemia.

Video Inizialmente pubblicato su Il Bollettino https://www.ilbollettino.eu/2022/06/10/il-parere-degli-esperti-ci-sara-una-nuova-recessione-globale-nel-2022/

Dal 28 ottobre 2021 il libro de La Finanza in Soldoni è disponibile anche in molti punti vendita del circuito Feltrinelli e Mondadori. Se non lo trovi nella tua libreria di fiducia puoi ordinarlo oppure acquistarlo on line nei principali bookstore. In questo post trovi l’elenco delle librerie dove il libro è già disponibile.

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Elon Musk e Twitter acquisizione incompiuta

La mossa di Elon Musk per acquistare Twitter sembra tramontata, ma perchè era stata avanzata questa proposta e quali implicazioni avrebbe potuto avere? Ne discutono i CFA in formazione allargata a Massimo Famularo

Video inizialmente pubblicato sul canale Liberi Oltre le Illusioni

https://www.youtube.com/c/liberioltreleillusioni

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In Parole Povere: Lotta all’inflazione e Rischio Recessione

La Federal Reserve banca centrale degli Stati Uniti D’America, ha aumentato il suo tasso d’interesse di riferimento di mezzo punto percentuale, portandolo a un target range compreso tra 0,75% e l’1%. Si sono mossi nella stessa direziona anche la Bank of England, che ha alzato il suo tasso principale dallo 0,75% all’1% e la Reserve Bank of Australia che ha aumentato il tasso di riferimento per la prima volta in 11 anni, portandolo a 0,35%.

Le possibili conseguenze recessive della politica monetaria, assieme al protrarsi del conflitto bellico originato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e alle misure di contenimento della pandemia in Cina rimangono i principali fattori di incertezza per la crescita dell’Economia globale e di tensione per i mercati finanziari.

Nell’ottica divulgativa di questo podcast proviamo a chiarire i termini della situazione con parole semplici.

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NPL & UTP FORUM

I principali analisti del settore dei crediti deteriorati prevedono per il 2022 un aumento ulteriore degli NPE nei bilanci delle banche e degli investitori italiani, con in particolare un sorpasso degli UTP rispetto agli NPL. Un trend iniziato nel 2020 con la pandemia da Covid-19 che coinvolge famiglie e imprese messe in difficoltà dalla crisi economica e incapaci di far fronte al pagamento dei prestiti concessi.

Tuttavia, dopo mesi caratterizzati da recessione economica e volumi di transazioni molto basse, si iniziano a intravedere diversi segnali di recupero, supportati dalle politiche di governi e banche centrali. Secondo il “Market Watch” presentato lo scorso settembre da Banca Ifis si ipotizza per i prossimi mesi un aumento del deteriorato – 41 miliardi di euro nel 2022 e 32 miliardi di euro nel 2023 – e una ripresa degli investimenti effettuati da operatori specializzati. In questo scenario, la gestione di crediti e distressed assets richiederà nuove competenze, metodologie e tecnologie innovative, da sviluppare e integrare all’interno dell’intero ecosistema creditizio: banche, servicer, investitori, istituzioni, imprese e associazioni di categoria.

Registrazione della tavola rotonda tenutasi nel corso della 3° edizione del NPL & UTP Forum organizzato da Le Fonti,TV

In libreria e nei principali bookstore on line

Dal 28 ottobre 2021 il libro de La Finanza in Soldoni è disponibile anche in molti punti vendita del circuito Feltrinelli e Mondadori. Se non lo trovi nella tua libreria di fiducia puoi ordinarlo oppure acquistarlo on line nei principali bookstore. In questo post trovi l’elenco delle librerie dove il libro è già disponibile.

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FLEalMassimo – 57 prezzo della libertà e valore della pace

Bentornati alle #FLEalMAssimo continuiamo ad occuparci dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e a portare avanti alcune riflessioni sulle verità sconvenienti che questo evento ci porta in evidenza. Abbiamo già detto negli scorsi episodi che la libertà non è gratuita e che possiamo beneficiarne perché qualcuno in passato ha combattuto per garantircela.

Oggi la nostra libertà è difesa dalla resistenza eroica del popolo Ucraino che si difende in uno scontro di civiltà tra gli esponenti della società chiusa come Putin che vorrebbero riportare indietro le lancette del tempo e le democrazie occidentali che rappresentano i valori della società aperta.

Ma se la libertà non è gratuita non possiamo illuderci che la pace si possa conseguire con i proclami e con le buone intenzioni. In uno spettacolo indecoroso rappresentato da troppi interventi sulla stampa e sui media italiani, si promuove una narrazione infondata e logicamente incoerente per la quale esisterebbe una via pacifica per la risoluzione del conflitto, come se fosse possibile fermare i carrarmati con gli slogan o difendersi dalle bombe con i cartelloni di protesta.

Il dialogo e il negoziato sono naturalmente e ovviamente la strada principale da perseguire quando esiste un interlocutore civile, quali che siano le sue ragione e la materia del contendere. Contro un’invasione militare ingiustificata e ingiustificabile le uniche strade possibili sono imbracciare le armi per difendere la propria terra e la propria libertà oppure la ritirata laddove si dovesse riscontrare una sproporzione di forze tale da non giustificare il sacrificio dei combattenti. Ma anche su questo assistiamo a vergognose distorsioni della realtà sui media italiani, dove troppi opinionisti da salotto, vagheggiano di resa nascondendo sinistre nostalgie ideologiche verso regimi che hanno macchiato la storia del sangue di milioni di innocenti.

Putin perderà perché ha inviato truppe confuse e male armate, perché ha mentito ai propri cittadini e al mondo e perché con un economia al collasso non può permettersi di continuare a lungo.

Per la fondazione Luigi Einaudi avete ascoltato la FLE al Massimo Arrivederci!

Iscriviti al #podcast sul sito della #FLE

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Covid e Streaming: è la fine del cinema?

Nuovo episodio delle Cronache dal Villaggio Globale una rubrica di Marco Canestrari e Massimo Famularo. Con noi oggi anche Fabio Pietranera. La poltrona e la sala – Cinema, piattaforme e nuovi media alla guerra per l’intrattenimento (in tempi di pandemia e oltre). Parliamo del colpo mortale inferto dalla pandemia alle sale cinematografiche e di come l’esperienza dello streaming in casa, anche grazie alla riduzione di costo nella tencologia, avesse già da tempo messo in discussione il futuro del cinema.

CRONACHE DAL VILLAGGIO GLOBALE prova a gettare un ponte ideale tra il paese degli emigranti con la valigia di cartone, che non esiste più, ma è ancora un rilevante modello di riferimento per la cultura del paese, e la patria dei cervelli in fuga, quella fucina di talenti, che dopo aver allevato tante persone in gamba, sembra non sapere più che farsene.

Una rubrica prova a lasciare uno sguardo curioso fuori dalla bolla italiana con l’atteggiamento salutare di chi fa le domande senza pretendere di avere già la risposta.

In libreria e nei principali bookstore on line

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#SaveTheDate lunedì 24 ore 18.30

Diretta Live sul canale YT di Cultura &Finanza con Raffaele Settimio e Andrea Sirna per parlare del libro La Finanza in Soldoni.

Link della diretta live

In libreria e nei principali bookstore on line

Dalla premessa del libro:

Lo scopo di questo libro è di spiegare in modo molto semplice le basi della finanza, cercando di veicolare i concetti in modo intuitivo, evitando per quanto possibile i passaggi troppo «tecnici», attraverso capitoli brevi con riferimenti all’attualità e cercando di esporre gli argomenti in modo «digeribile».

La Finanza in Soldoni, Edizioni Anteprima Lindau dal 28 ottobre in libreria

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Librerie dove trovi la Finanza in Soldoni

Dal 28 ottobre il libro de La Finanza in Soldoni è disponibile anche in libreria in molti punti vendita del circuito Feltrinelli e Mondadori. In questo post seguito trovi l’elenco completo. Se non lo trovi nella tua libreria di fiducia puoi ordinarlo oppure acquistarlo on line nei principali bookstore.

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Storia di un Re animato da Buone Intenzioni

C’era una volta un regno molto ricco e felice chiamato Terraforte governato da un sovrano dall’animo gentile di nome Benepenso. Questo re aveva molto a cuore la felicità e la prosperità dei propri sudditi e, per essere sicuro di agire sempre nel modo migliore, onde preservare e migliorare le condizioni del suo popolo, decise di nominare un concilio ristretto composto da tre consiglieri, che lo avrebbero assistito in tutte le scelte e decisioni di governo.

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I tre membri che ne facevamo parte erano il conte Tistronco, generale in capo dell’esercito, il duca Tartasso, amministratore del tesoro del regno e il marchese Culoaltrui, gran ciambellano dei funzionari di corte. I tre consiglieri amavano tenere uno stile di vita agiato e, per mantenerlo, avevano bisogno di molto denaro. Allo stesso modo, i nobili, i militari e i cortigiani che collaboravano con loro desideravano imitarli e dunque anche loro avevano un bisogno sempre maggiore di soldi. Dopo qualche tempo, le spese dell’esercito, dei nobili e dei cortigiani raggiunsero un livello così elevato da esaurire quasi tutte le ricchezze di cui disponeva il re.

“Dobbiamo aumentare le imposte,” suggerì il duca Tartasso per risolvere il problema dei fondi che mancavano, “il nostro lavoro è importante e indispensabile per garantire la felicità e la prosperità del regno. Se non abbiamo abbastanza danaro, non possiamo svolgere appieno il nostro compito: affinché i sudditi di Terraforte continuino ad essere felici, noi abbiamo bisogno soldi e occorre introdurre una nuova tassa.”

Benepenso amava molto i propri sudditi e, per fare in modo che rimanessero felici, ordinò che fosse introdotta la  nuova tassa.

“C’è tuttavia un altro aspetto da considerare”, aggiunse il marchese Culoaltrui, “per applicare la nuova tassa, occorrono persone in grado di calcolare quanto ciascuno debba pagare, servono poi nuovi esattori per incassare l’importo dovuto. Per fare in modo che sia possibile applicare la nuova tassa, occorre una sopratassa, che raccolga il denaro necessario a pagare chi conteggia e riscuote le imposte.”

Il re amava molto i propri sudditi e, per fare in modo che rimanessero felici, introdusse la soprattassa per pagare il calcolo e la riscossione della nuova tassa. Per qualche tempo il meccanismo sembrava funzionare. I sudditi pagavano imposte sempre più alte e le spese dello stato continuavano a crescere.

Al crescere delle tasse, alcuni cominciarono ad essere meno felici e a lamentarsi. Ma i consiglieri del re, che dall’aumento delle imposte traevano i maggiori benefici, si guardavano bene dall’informare il sovrano e dal riportargli le lamentele. In fondo a lamentarsi erano mercanti ed artigiani più piccoli, che non disponevano di vaste reti di commercio fuori dal regno e che ritenevano di pagare un costo troppo alto per i servizi che gli offriva lo stato.

Un giorno un monaco, famoso in tutto il mondo per la sua saggezza, si trovò a passare per Terraforte e il re volle riceverlo per ascoltare i suoi consigli.

 “Venerabile maestro”, chiese il sovrano, “io cerco tutti i giorni di governare per il bene della mia gente e vorrei il vostro consiglio su come farlo nel modo migliore”.

“Gentile Sovrano”, rispose il saggio, “la tua domanda ti fa onore e dimostra quanto tu sia tanto nobile nell’animo, quanto nel lignaggio.”

“Ho avuto modo di visitare il tuo paese e di parlare con molti dei tuoi concittadini e, dopo attente riflessioni, ho trovato qualcosa che potresti fare per migliorare le loro condizioni.”

Benepenso, che, come abbiamo detto, amava molto i propri sudditi e fu molto felice di ascoltare il consiglio del saggio su come aiutarli.

“Sono due le attività che fanno ricco il tuo paese: la prima è il commercio di tessuti, la seconda è la lavorazione dei metalli preziosi. Da ogni parte del mondo accorrono viaggiatori e mercanti attratti dal pregio delle stoffe e dalla bellezza dei gioielli, che si trovano al grande mercato di Terraforte.”

“Dunque, ricchi e felici sono i mercanti di tessuti, ricchissimi gli artigiani che fabbricano i gioielli, e anche tutti coloro i quali hanno la fortuna di lavorare per loro possono vivere agiatamente. Ci sono tuttavia anche molti cittadini poveri e infelici. Privi di un lavoro sono costretti a chiedere l’elemosina e vivere della carità degli altri.”  

“Questo mi addolora”, disse il sovrano, “come possiamo intervenire per aiutare queste persone?”

“Il mio consiglio è molto semplice: visto che in pochi hanno troppa ricchezza, e in molti soffrono la fame, mi sembra logico concludere che la scelta più logica sia togliere agli uni per dare agli altri.” Il sovrano era molto soddisfatto di questo consiglio e disse: “grazie maestro, a nome mio e di tutti quelli che avranno beneficio dalla tua saggezza.”

Il re dispose allora che ad ogni cittadino in condizione di povertà fosse consegnata una moneta al giorno, in modo che potesse vivere in modo dignitoso. Le casse del regno, tuttavia, non contenevano abbastanza denaro per far fronte a questo nuovo nobile intento.

“Occorrerà introdurre una nuova imposta, che chiameremo Tassa-Salvapoveri”, disse il duca Tartasso, “per fare in modo che siano raccolte abbastanza monete e poter così offrire ad ogni bisognoso la sua moneta giornaliera.”

Benepenso voleva per tenere fede all’impegno preso per rendere felici i propri sudditi e, seguendo il consiglio ricevuto, introdusse la tassa-salvapoveri.

Intervenne allora anche il marchese Culoaltrui, a ricordare la necessità di una soprattassa per il calcolo e la riscossione della nuova Tassa Salvapoveri. Il re che fino a quel giorno non aveva avuto modo di dubitare dei suggerimenti dei propri consiglieri introdusse la soprattassa, per pagare il calcolo e la riscossione della nuova tassa “salvapoveri”.

Oltre a non informarlo del malcontento, che si andava diffondendo a causa delle nuove tasse, i consiglieri evitarono di far sapere al re che, per ogni moneta che veniva distribuita ai poveri, i cortigiani e i nobili trattenevano due accumulando fortune ingenti.   

Col passare del tempo, molti mercanti e artigiani non trovarono più conveniente continuare la loro attività a causa delle tasse troppo elevate e la ricchezza del paese cominciò a diminuire. Ai mercati arrivavano sempre meno viaggiatori e in molti furono costretti a lasciare il paese perché non trovano abbastanza compratori per le loro mercanzie. Anche gli artigiani che fabbricavano i gioielli pian piano chiusero le loro botteghe e partirono per altri paesi alla ricerca di migliore fortuna. Nel frattempo, il numero dei poveri cresceva di giorno in giorno e, ogni giorno occorrevano nuove monete per sostenerli.

Un brutto giorno i consiglieri riferirono al re che il paese era vicino alla bancarotta. Nelle casse dello stato non c’era più abbastanza denaro per pagare i nobili, i cortigiani e i poveri che avevano diritto alla moneta giornaliera.

Benepenso, che ormai aveva capito come funzionava l’economia, chiese ai suoi consiglieri: “Fino ad oggi abbiamo risolto il problema aggiungendo nuove tasse, perché non continuare in questo modo?”

 “Non è possibile” rispose il conte Tistronco. “Ormai chiediamo ai mercanti e agli artigiani di pagare in tasse tutto quel che guadagnano e di trattenere una sola moneta al giorno.”

“E dunque, con tasse che eguagliano il guadagno dei più ricchi, non riusciamo a mantenere il paese? Ma com’è possibile?”

“Molti artigiani e mercanti hanno abbandonato il nostro regno” rispose il duca Tartasso “mentre altri dopo aver pagato tutto in tasse, sono diventati poveri a loro volta.”

Il re era molto sconfortato e non riusciva a capire come risolvere la situazione.

“Dobbiamo vendere i beni dello stato”, propose il marchese CuloAltrui, “così incasseremo abbastanza soldi per continuare a pagare quel che serve al regno per essere felice.”

Benepenso che amava i propri sudditi ed aveva da sempre pensato solo a loro, per una volta, decise di pensare a sé stesso.

“Che farò dopo aver venduto tutti i beni dello stato? Diventerò alla fine povero anche io? Fino ad oggi ai poveri ha pensato il re, chi provvederà a lui quando sarà diventato povero?”

La regina, che non aveva mai visto suo marito tanto sconfortato, gli si avvicinò per chiedere cosa lo affliggesse.

“Moglie mia sono disperato” iniziò a raccontare “ho passato la vita a cercare di rendere felice il mio paese, ho dato ascolto ai saggi di questo e degli altri regni e ho dato monete dalle casse dello stato ai più bisognosi. Ho sempre cercato di fare del bene, eppure oggi mi trovo con un regno povero e in rovina. Se metto in pratica l’ultimo dei consigli che ho ricevuto, diventerò alla fine povero anche io. Che posso fare?”

La moglie lo abbracciò e cercò di dargli conforto.

“Mio sovrano, fino ad oggi hai dato ascolto ai membri della corte e il tuo regno da ricco e fiorente oggi è in rovina. Hai dato ascolto al monaco che ti suggeriva di aiutare i poveri ed oggi loro non sono più poveri, ma a breve lo sarai tu. Io non capisco di affari di stato, però credo che a questo punto dovresti rivolgerti a qualcun altro per chiedere consiglio: potresti provare con qualcuno dei ricchi mercanti che hanno lasciato il paese, forse chi ha dimostrato di saper creare ricchezza può aiutarti a risolvere il problema.”

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Liberi Oltre Edufin – Non Fungible Token con Marco Pagani

Cosa sono i NFT – Non Fungible Token? Perché se ne parla tanto e che ruolo possono avere nella gestione della finanza personale dei risparmiatori comuni?

Ne parliamo con Marco Pagani avvocato specializzato in finanza strutturata e fondatore della società Fintech Wizkey cercando di fare anche degli esempi concreti per spiegare quali sono gli utilizzi attuali di questo tipo di strumenti e quale sia il potenziale prospettico.

Liberi oltre le illusioni

Questo video è stato pubblicato inizialmente su Agorà, il canale di Liberi Oltre le Illusioni dedicato alla cultura, alla storia, alla filosofia e all’economia. Visita il sito e iscriviti per rimanere aggiornato.

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Liberi Oltre Policy – Quali rischi sui crediti deteriorari?

Per la rubrica Policy curata da Marco Bellandi Giuffrida sul canale YT Liberi Oltre le Illusioni parliamo dei rischi per il sistema bancario legato alla cresctia dei crediti deterioriati

Le banche italiane sono in pericolo? In questo video Massimo Famularo fa un quadro della situazione relativa ai crediti deteriorati nei bilanci delle banche e degli istituti di credito italiano a seguito della pandemia. A partire da un dato: all’inizio di quest’anno numerosi studi evidenziavano come, con la fine delle moratorie (alcune delle quali poi sono restate), ci sarebbe stato un aumento notevole degli NPL nella seconda metà del 2021.

Sembra tuttavia che, stando ai dati EBA di inizio ottobre, queste previsioni di allora si siano rivelate eccessivamente pessimistiche. Ma le cose stanno davvero in questo modo? È giustificato l’ottimismo che circola tra i partiti riguardo a questo risultato? Moderano: Marco B. Giuffrida e Ioanna

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#Live – Una causa persa per cui impegnarsi

Il 20 novembre 2021 dalle 18 alle 20 ci sarà la live video di presentazione dell‘Associazione Liberi Oltre le Illusioni – di seguito il link alla diretta Youtube

Il 20 novembre ore 18.00 lanceremo la campagna tesseramento presentando il nostro team ed i fondatori dell’associazione.

Unisciti anche tu alla ribellione civile di Liberi Oltre, una battaglia che vale la pena vivere per una causa persa.

Nel video che segue della durata di 4 minuti non siamo riusciti a rappresentare tutti coloro che collaborano al progetto, ma abbiamo cercato di ricordare da dove è nato Liberi Oltre, il presente e quello che verrà. Sabato

PS: nella realizzazione di questo video non è stato maltrattato nessun essere umano ad eccezione dei videomaker che però ringraziamo.

Visita il sito di Liberi Oltre le Illusioni

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Cronache Villaggio Globale: Smartworking post Pandemia con F Seghezzi

Nuovo episodio delle Cronache dal Villaggio Globale con Marco Canestrari e Massimo Famularo.

Pariamo di #smartworking con Francesco Seghezzi, presidente della fondazione Adapt, di come nel corso della #pandemia e dei vari #lockdown abbiamo assistito ad un mero trasferimento del lavoro che si faceva in ufficio in casa, mentre le potenzialità rese possibili dal lavoro agile sono molto più ampie e necessitano di una concreta riorganizzazione dei processi aziendali.

Podcast – Quanto conviene investire in titoli di Stato?

Questa rubrica prova a gettare un ponte ideale tra il paese degli emigranti con la valigia di cartone, che non esiste più, ma è ancora un rilevante modello di riferimento per la cultura del paese, e la patria dei cervelli in fuga, quella fucina di talenti, che dopo aver allevato tante persone in gamba, sembra non sapere più che farsene.

Podcast – BTP Futura contro Portafoglio Reddito Advise Only

Cronache dal Villaggio Globale prova a lasciare uno sguardo curioso fuori dalla bolla italiana con l’atteggiamento salutare di chi fa le domande senza pretendere di avere già la risposta.

Podcast – Unicredit Soluzioni di Sistema VS Operazioni di Mercato

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Storia di una Donna Rossa

“C’era una volta una Donna Rossa, chiamata a svolgere il ruolo di “quota rosa” in un racconto fatto di uomini Neri, Marroni e Grigi, e bla, bla, bla”

Rosamaria sorrideva mentre prendeva in giro il suo amico Bobo, un uomo nero, che aveva rinunciato a spaventare i bambini e si era dedicato ad una luminosa carriera come personaggio di videogiochi e di serie TV.

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“La tua mancanza di sensibilità è quasi proverbiale.”

Bobo avrebbe detto quella frase con un’espressione corrucciata, se avesse avuto un volto con il quale esprimerla.

“Tu invece ti lasci prendere troppo da questa fissazione del politicamente corretto. Vuoi che nel mio libro ti trasformi nella donna nera? Pensi che sarebbe comunicativamente efficace o politicamente opportuno?”

Bobo voleva dire qualcosa, poi tacque lasciando spazio a un altro affondo della sua amica: “non trovi invece che sia proprio la trasformazione del cattivo-uomo-nero in simpatico-amico-buono a concretizzare la componente accattivante e originale del racconto?”

Libertà va Cercando

“Probabilmente sì. Però l’agente letterario ha detto tassativamente che dopo tre uomini colorati, serve una donna altrimenti il libro non ce lo pubblicano: chi sei tu per opporti alle leggi del mercato e alle tendenze prevalenti nel settore dell’editoria?”

“Una che il libro se lo pubblica da sola su Kindle Direct Publishing e se ne infischia dell’editoria e del politicamente corretto?”

Rosamaria amava scherzare e soprattutto prendere in giro Bobo. Il capitolo del libro del quale stavano discutendo fu intitolato alla donna rossa. 

C’era una volta una donna rossa che odiava più di ogni altra cosa i privilegi ingiusti di cui godevano i ricchi, i nobili e tutti quelli che avevano avuto la ventura di nascere in condizioni più fortunate rispetto al resto della popolazione.

Il suo odio nasceva da una vicenda vissuta in prima persona da bambina. Suo padre era un mercante così facoltoso da trovarsi nelle condizioni di concedere dei prestiti a monarchi e imperatori e, un brutto giorno, quando si trovò a richiedere indietro le somme ad uno di questi, ottenne una risposta che lo lasciò di ghiaccio: “io sono un grande re e tu un semplice mercante, da oggi ho deciso che il mio debito nei tuoi confronti non esiste più, anzi non è mai esistito. Se hai qualcosa da discutere, te la vedrai con il mio esercito.”

Non è del tutto certo che i dettagli della vicenda siano stati proprio questi, ma nell’immaginario della bambina è così che la storia era rimasta impressa. Il padre della donna rossa non disponeva di un esercito che potesse difendere i suoi interessi e dovette rinunciare al denaro prestato a quel monarca, che si era comportato in modo tanto scorretto. Questo primo inconveniente fu solo l’inizio di una lunga serie di difficoltà: non potendo riscuotere il credito che vantava nei confronti di quel re, il mercante si trovò senza denaro quando i suoi creditori gli chiesero di pagare le merci che aveva ritirato e, per tenere fede ai propri impegni, dovette vendere tutte le sue proprietà.

Caduti in disgrazia, tutti i membri della famiglia dovettero darsi da fare per guadagnarsi da vivere e, la bambina, che poi sarebbe diventata la donna rossa, passò da una situazione agiata in cui non le mancava nulla e aveva molti servitori, ad una in cui le toccava svolgere diversi lavori, alcuni anche molto umili, per sopravvivere. Cominciando a lavorare, in breve tempo si rese conto che un gran numero dei lavoratori più poveri erano anche ignoranti e incapaci di rendersi conto di come i ricchi li sfruttassero. La donna rossa decise allora che avrebbe aiutato il popolo dei lavoratori a prendere coscienza delle ingiustizie che subiva e a rivoltarsi contro i ricchi e i nobili.

La rivolta ebbe successo e la donna rossa fu messa a capo di un nuovo stato nel quale nessuno poteva essere più ricco degli altri. All’inizio tutti i poveri erano entusiasti e speravano che avrebbero migliorato la propria posizione, dividendosi le ricchezze che prima erano concentrate nelle mani di pochi sfruttatori.

Dopo non molto tempo però tutti si accorsero che, in uno stato dove nessuno può essere più ricco degli altri, sono tutti ugualmente poveri.

Si potrebbe dire che la condizione dei poveri non era cambiata molto dopo la rivoluzione contro i ricchi, tuttavia c’erano delle differenze: nella nuova società, era lo stato ad avere la proprietà di tutte le cose, a decidere quali lavori andavano svolti, chi li dovesse svolgere e come andassero distribuiti i frutti del lavoro. Lo stato era rappresentato dalla donna rossa e dai suoi compagni, che imponevano a tutti le proprie decisioni e mettevano in prigione chi non era d’accordo.

Alcuni lavoratori avevano iniziato a pensare che, forse, il nuovo stato era anche peggiore di quello precedente, perché i lavoratori, oltre ad essere ancora poveri e sfruttati (questa volta dallo stato che si era sostituito ai ricchi), erano anche privati della libertà di scegliere quale lavoro fare e della possibilità di accumulare denaro per migliorare la propria posizione. Inoltre, se a parole la donna rossa e i suoi compagni erano uguali agli altri, nei fatti erano loro i privilegiati, perché potevano scegliere per sé e per i propri sodali i lavori più comodi e prestigiosi e attribuirsi la parte migliore e maggiore delle risorse.

Un giorno la donna rossa ricevette la visita di una bambina che girava il mondo in compagnia di un uomo nero e di suo padre Carmelo. La bambina, che in passato aveva sfidato avversari temibili e spietati, portò con sé tre domande per colei che aveva guidato la rivoluzione contro i ricchi.

“Prima domanda: tu dici di avere a cuore l’uguaglianza e di voler combattere le ingiustizie e questo ti fa molto onore. Non credi che sia un’ingiustizia anche imporre l’uguaglianza alle persone contro la loro volontà?”

La donna rispose con tono glaciale

“No, non lo credo affatto. La vera ingiustizia è che esistano ricchi che hanno il potere di sfruttare i poveri. Nel mio stato, dove non esistono ricchi, tutti i cittadini  sono tutti e, dunque, non esistono ingiustizie.”

La bambina cercò di argomentare:

“Non credi che possano esistere dei ricchi che non sfruttano i poveri? Persone che hanno accumulato un patrimonio grazie al proprio impegno e alle proprie capacità senza approfittare di nessuno? Non credi che possa esser ingiusto obbligare all’uguaglianza individui che sono diversi?”

“No, non lo credo affatto. Chiunque accumula ricchezze superiori agli altri è un nemico del popolo e deve essere eliminato.”

Dopo la prima domanda sulla giustizia, Rosamaria ne aveva una anche sull’uguaglianza:

“Seconda domanda: Posto che il tuo obiettivo è la massima uguaglianza, non credi che questa si possa realizzare anche livellando le opportunità di partenza? Non potrebbe questa diversa accezione essere compatibile con una maggiore libertà dei cittadini? Immagina una gara di corsa. La tua visione dell’uguaglianza significa imporre che nessuno arrivi prima degli altri e dunque la gara perda di senso. L’uguaglianza realizzata alla partenza significa dare a tutti la possibilità di correre ad armi pari e lasciare che vinca il migliore.”

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La donna rossa cominciava a spazientirsi.

“L’idea della gara non mi piace, perché nelle gare c’è sempre qualcuno che rimane indietro. Se eliminiamo le gare, nessuno sarà più costretto a perdere. Comunque, i tuoi discorsi non mi piacciono. Ho fatto incarcerare persone meno insolenti di te.”

Rosamaria non si scompose:

“Conosco i tuoi metodi nei confronti di chi non la pensa come te e mette in discussione il tuo sistema. Per questo sono venuta in missione diplomatica per conto dell’uomo Grigio, che governa la città al di là del mare. Se non mi vede ritornare entro il termine stabilito verrà a liberarmi alla testa del suo esercito.”

La donna rossa assunse un’espressione dura e chiuse la conversazione:

“Credo che non abbiamo null’altro da dirci.”

Rosamaria aveva però una terza domanda, che volle comunque porre anche se sapeva che non avrebbe avuto risposta:

“Tu hai dato vita ad una rivoluzione in nome dell’uguaglianza e della lotta allo sfruttamento e all’ingiustizia. Tuttavia, non c’è giustizia, né uguaglianza nel modo in cui tu e i tuoi compagni trattate i cittadini che devono obbedire ai vostri ordini e vengono imprigionati se osano protestare.  I lavoratori, che prima erano sfruttati dai ricchi, oggi sono sfruttati dallo stato, che voi avete costruito e hanno perduto la libertà di agire come vogliono. Se nessuno può diventare ricco, non è per giustizia né per uguaglianza, ma solo perché siete voi a nome dello stato a gestire tutte le risorse della società. Cosa rispondi all’accusa di aver tradito chi ha fatto la rivoluzione insieme a te, per prendere il posto dei ricchi che avete scacciato?”

Naturalmente la donna rossa non rispose e fu solo grazie alla protezione accordata dalla missione diplomatica che Rosamaria, suo padre Carmelo e l’mico Bobo, poterono lasciare il paese e fare ritorno alla città dove li attendeva l’umo Grigio.

L’uomo grigio, che governava la città dove la bambina e il suo amico avevano scelto di vivere, lesse con avidità il racconto del viaggio e chiese alla bambina, cosa pensasse del paese della donna rossa, che raccontava al mondo di aver sconfitto l’ingiustizia e di aver fatto trionfare l’uguaglianza.

“Dico che la donna rossa e la condizione infelice dei cittadini, che vivono sotto il suo governo, mi hanno impartito una grande lezione: anche le migliori intenzioni e i più alti ideali non possono e non devono essere imposti con la forza a chi non li condivide.”

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Newsletter de #LaFinanzaInSoldoni

La #Newsletter de #lafinanzainsoldoni raccoglie tutti i contenuti in #podcast gli articoli del blog, le pillole video su Youtube del progetto Multicanale di Educazione Finanziaria e al libro edito da Lindau nella collana Anteprima.

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BTP Futura – Dubbi e Alternative

Il governo italiano si prepara a offrire una nuova tranche di titoli di debito, i BTP Futura 4 che chiedono alle famiglie italiane quello che potremmo chiamare “capitale paziente” ossia fondi da parcheggiare per 12 con un rendimento verosimilmente inferiore all’inflazione attesa, un premio fedeltà legato ad livelli di crescita economica improbabili e la realistica prospettiva di incorrere in perdite in conto capitale se si cerca di rivendere i titoli prima della scadenza.

Mercato NPL: fuochi d’artificio a fine anno

Il quarto trimestre è tipicamente quello nel quale si concentra la quota più rilevante delle transazioni su crediti deteriorati per consentire alle cedenti di deconsolidare entro la fine dell’esercizio e agli acquirenti di raggiungere il budget di investimento preventivato. A questo andamento ciclico del mercato, quest’anno si aggiunge la necessità che molti Special Servicer, in particolare quelli che gestiscono i crediti di operazioni garantite da GACS hanno di recuperare il terreno perduto rispetto ai business plan di acquisizione.

Unicredit MPS salta trattativa col Tesoro

In un comunicato stampa congiunto Unicredit e il Ministero del Tesoro hanno reso noto che la trattativa per l’acquisizione della partecipazione dello stato nel Monte dei Paschi di Siena è stata abbandonata. Sulla questione ci sono diverse letture politiche (si pensi al fatto che il segretario del PD letta correva per un seggio a Siena nel corso dell’ultima due diligence) in molti casi fuorvianti.

DPB da 23 miliardi con 8 di minori imposte

Il consiglio dei ministri ha approvato il documento programmatico di bilancio che verrà inviato a Bruxelles. Secondo i numeri diffusi dai principali organi di informazioni la prima legge di bilancio del governo Draghi dovrebbe valere 23 miliardi di cui 8 destinati alla riduzione delle imposte.

Storie di tutti i colori

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Per consulenze e progetti di ricerca inerenti analisi, valutazione e gestione di crediti deteriorati (NPL,UTP,PD) o i processi bancari di recupero ed erogazione dei cediti potete inviarmi un messaggio email.

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Entering Italian NPE Market

Entering Italian NPE Market è un Gruppo Linkedin con oltre 1300 membri tra advisor, buyer, seller di diverse nazionalità interessati agli aggiornamenti agli aggiornamenti, sviluppi e tendenze prevalente sul mercato italiano dei crediti deteriorati e sui settori Fintech e Real Estate.

Podcast Entering Italian NPL Market

Il Gruppo è collegato a una Newsletter che propone aggiornamenti in Italiano e in Inglese e a un Podcast disponibile su tutte le principali piattaforme.

UTP: la sfida dei prossimi mesi

Il mercato del credito deteriorato è di fronte a una rivoluzione. Numerosi i cambiamenti che lo aspettano nei prossimi mesi, e primo fra tutti lo straordinario flusso di UTP (Unlikely To Pay) che, stando ai dati dell’ultimo Market Watch di Banca Ifis, confermati dagli operatori nelle ultime settimane, inonderà il mercato. (Estratto dall’intervista che ho rilasciato a IlBollettino.eu)

Mercato NPL: fuochi d’artificio a fine anno

Il quarto trimestre è tipicamente quello nel quale si concentra la quota più rilevante delle transazioni su crediti deteriorati per consentire alle cedenti di deconsolidare entro la fine dell’esercizio e agli acquirenti di raggiungere il budget di investimento preventivato. A questo andamento ciclico del mercato, quest’anno si aggiunge la necessità che molti Special Servicer, in particolare quelli che gestiscono i crediti di operazioni garantite da GACS hanno di recuperare il terreno perduto rispetto ai business plan di acquisizione.

GACs 17 su 26 sono indietro sul Business Plan

In base alle rilevazioni di Scope Ratings sugli incassi delle operazioni di cartolarizzazione, in Italia 17 operazioni su un totale di 26 presentano incassi al di sotto di quanto previsto dai business plan originari. Secondo indiscrezioni riportate da IlSole24Ore ci sarebbero alcuni investitori che stanno già vendendo i loro titoli «junior» e «mezzanini» , per permettere a chi li acquista di cambiare Servicer, cioè di sostituire le società incaricate di recuperare i crediti in sofferenza.

Aggiornamenti del mio Blog su NPL Fintech e Real Estate

La Finanza in Soldoni è un progetto multicanale volto alla promozione di una corretta informazione e adeguata comprensione dei fenomeni economici. Oltre al libro include un podcast e una serie di video su Youtube.

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GACs 17 su 26 sono indietro sul Business Plan

In base alle rilevazioni di Scope Ratings sugli incassi delle operazioni di cartolarizzazione, in Italia 17 operazioni su un totale di 26 presentano incassi al di sotto di quanto previsto dai business plan originari.

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Secondo indiscrezioni riportate da IlSole24Ore ci sarebbero alcuni investitori che stanno già vendendo i loro titoli «junior» e «mezzanini» , per permettere a chi li acquista di cambiare Servicer, cioè di sostituire le società incaricate di recuperare i crediti in sofferenza.

Insieme ad Oreste Vidoli abbiamo commentato commentiamo l’andamento delle operazioni con GACS sul #podcast di Credit Village CVPOD. Per una corretta valutazione della performance è bene considerare che le criticità maggiori risiedono nelle operazioni meno recenti, che hanno già superato la fase di “luna di miele” nella quale tipicamente il business plan è sottostimato.

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#laFLEalMassimo – Amazon, Smartworking e Automazione

Nuovo episodio de la #FLEalMassimo parliamo di Amazon, Smartworking e Automazione. Il colosso dell’ecommerce ha reso noto qualche giorno fa che attuerà una politica di smartworking perenne nel senso che non sarà previsto obbligo di presenza in ufficio. Si tratta di un cambio radicale rispetto all’impostazione quanto dichiarato solo poco tempo fa che prevedeva almeno tre giorni in presenza.

Naturalmente questa apertura è limitata al personale per il quale il lavoro da remoto è applicabile perché una parte rilevante dei dipendenti e collaboratori svolge mansioni come logistica, spedizioni e similari che non possono essere remotizzate.

Questa notizia può essere letta in parallelo ad altri 2 temi di cui ci siamo occupati in passato: l’automazione e la “distruzione” di posti di lavoro, così come responsabilità e flessibilità dei rapporti tra lavoratori e datori che sono la criticità al centro delle discussioni sullo smartworking nella pubblica amministrazione.

Perché amazon si può permettere lo smart infinito mentre brunetta vuole incatenare i dipendenti pubblici e sostiene di fare anche il bene dell’economia? Con una piccola provocazione si può dire che l’azienda americana ha clienti molto soddisfatti e la capacità manageriale e tecnologica di fare in modo che il lavoro agile sia una fantastica opportunità per migliorare il benessere dei dipendenti e la produttività.

Brunetta ha dalla sua parte un longo corso di luoghi comuni sugli statali fannulloni, una utenza della PA che senza entrare nel quantitativo potremmo dire che è meno soddisfatta dei clienti amazon, ma soprattuto una evidente incapacità di distinguere chi lavora e crea valore per tutti da chi si nasconde dietro le pieghe e le piaghe della burocrazia.

Sappiamo tutti che lo stato non è un azienda e non è possibili, utile o opportuno applicare logice aziendalistiche alle amministrazioni pubbliche. Cionondimeno, se vogliamo che la PA possa raccogliere le sfide dell’innovazione in termini di benessere dei dipendenti e produttività del lavoro svolto non possiamo esimerci dal chiedere che si riesca a mettere in piedi un meccanismo efficace di controllo che monitori quantità e qualità del lavoro svolto, oltre che soddisfazione dell’utenza e richieda ai lavoratori che desiderano i vantaggi del lavoro agile di accettare anche le responsbilità e la necessaria flessibilità che a questi sono collegati.

Un saluto dalla #FLEalMassimo di e con Massimo Famularo ogni settima per la Fondazione Luigi Einaudi. Arrivederci.

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Liberi Oltre Edufin – Come difendersi dall’inflazione?

Torna la rubrica Edufin con Annalisa Lospinuso e Massimo Famularo. Ospite dei primi 2 episodi Massimo Scolari, Presidente Ascofind, Docente presso MIP Politecnico di Milano.

Ottobre è il mese dell’educazione finanziaria, la rubrica di Annalisa e Massimo mette al centro le competenze come chiave per comprendere il mondo che ci circonda, valutare in modo corretto rischi ed opportunità ed evitare gli errori più grossolani.

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Liberi oltre le illusioni

Questo video è stato pubblicato inizialmente su Agorà, il canale di Liberi Oltre le Illusioni dedicato alla cultura, alla storia, alla filosofia e all’economia. Visita il sito e iscriviti per rimanere aggiornato.

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Economia della Scarsità (e Sostituzione)

L’Economist della scors settimana  ha dato molto spazio all9economia della scarsità, un tema del quale si è occupato anche l’Alieno Gentile su Twitter con l’hashtag #mancalaroba. Per valutare i possibili effetti sui prezzi occorre tenere presente che la mancanza di beni fisici può modificare le abitudini di consumo, incentivare lo sviluppo di processi produttivi e lavorativi alternativi e dunque la chiave interpretativa più rilevante è probabilmente la sostituzione.

I motivi contingenti della scarsità sono legati alla pandemia e alle misure di prevenzione e di contenimento dell’emergenza sanitaria come limitazioni alla circolazione internazionale di persone e merci, riduzione nella possibilità di accesso dei lavoratori ai siti produttivi. Inoltre, la compressine dei consumi realizzata nei periodi di Lockdown è stata seguita da un “rimbalzo” della domanda, ma mano che le misure restrittive sono state allentate.

L’editoriale del’Economist riporta poi almeno altri 2 fattori che contribuiscono ad aggravare la scarsità di beni e servizi. Da un lato la pressione per una riduzione dei combustibili fossili e un maggiore utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, comporta tensioni temporanee nella fase in cui si riduono le produzioni più inquinanti e non si è ancora pronti per sostituirle con quelle pulite.

Il secondo fattore di rilevo è il protezionismo, approfondito nello Special Report di questa settimana, secondo il quale la politica commerciale, in particolare quella degli Stati Uniti, è sempre più influenzata da una serie di obiettivi che spaziano dall’imposizione di standard ambiantali e di trattamento dei lavoratori alla punizione degli avversari geopolitici.

E’ molto difficile interpretare quali effetti avrà il problema della scarsità sul sistema economico e farsi un’idea se i timori per un ritorno di inflazione elevata o addirittura di Stagflazione siano o meno fondati. Una chiave di lettura probabilmente utile riguarda i meccanismi di sostituzione.

La maggiore attesa sulla consegna di auto nuove, potrebbe riflettersi sui prezzi di quelle usate con pochi km che vengono percepite come validi sostituti. Questo esempio ci mostra come scarsità e ritardi nelle consegne, oltre a far crescere il prezzo dei beni, potrebbero in parte scaricarsi su prodotti sostitutivi riducendo l’impatto sul livello generale dei prezzi e ridimensionando il pericolo di un ritorno dell’inflazione.

https://www.amazon.it/gp/product/B09F1G3WZP/r

La sostituzione può riguardare anche il lavoro se è più difficile reperire personale oltra a un immediato aumento dei salari (che contribuisce all’inflazione) potrebbe esserci un incentivo a rivedere i processi utilizzando meno lavoro grazie all’automazione. Inoltre, la maggiore diffusione del lavoro da remoto, nei casi in cui è possibile, potrebbe avere l’effetto opposto sui salari per via della sostituzione tra lavoro dipendente e indipendente e per la maggiore concorrenza potenziale tra i lavoratori (anche su scala internazionale).

Esistono tuttavia prodotti fisici e lavoratori che non possono essere sostituiti se mancano nel breve termine (es chirughi, ingegneri), in particolare quelli che svolgono attività ad elevata specializzazione. Dunque è molto difficile farsi un’idea sulle evoluzioni prospettiche dell’economia della scarsità, quello che si può dire è che a fronte delle evidenti pressioni inflazionistiche di breve termine, anche attraverso fenomeni di sostituzione, il ritorno di un periodo di elevata inflazione o di stagflazione non è scontato.

Da questa settimana sul canale YT Agorà di Liberi oltre le Illusioni torna Edufin con Annalisa Lo Spinuso, mentre sul canale pricipale è ripartita la serie delle Cronache dal Villaggio globale insieme a Marco Canestrari.

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Cronache Villaggio Globale: Automazione e Occupazione

Tornano le #Cronache dal Villaggio Globale nellla nuova edizione con Marco Canestrari e Massimo Famularo.

In questa puntata partiamo dall’apertura di un negozio di Amazon Fresh vicino casa di Marco per parlare di automazione, risvolti sull’occupazione e cambiamenti nelle nostre abitudini di consumo.

Questa rubrica prova a gettare un ponte ideale tra il paese degli emigranti con la valigia di cartone, che non esiste più, ma è ancora un rilevante modello di riferimento per la cultura del paese, e la patria dei cervelli in fuga, quella fucina di talenti, che dopo aver allevato tante persone in gamba, sembra non sapere più che farsene.

Cronache dal Villaggio Globale prova a lasciare uno sguardo curioso fuori dalla bolla italiana con l’atteggiamento salutare di chi fa le domande senza pretendere di avere già la risposta.

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Lindau pubblica La Finanza in Soldoni

Dopo l’esperienza in con Kindle Direct Pubblishing La Finanza in Soldoni arriva in Libreria per Anteprima il marchio delle Edizioni Lindau specializzato in coaching e self-help.

Dalla premessa del libro:

L’ignoranza è il terreno fertile sul quale da sempre vengono coltivate idee sbagliate e pericolose. Le pagine più oscure nella storia umana, dalla follia nazifascista alle persecuzioni religiose, sono il prodotto della fede cieca in idee aberranti, che possono radicarsi nell’immaginario collettivo e diffondersi grazie all’atteggiamento mentale di chi, non conoscendo, pensa di non poter capire e, di conseguenza, crede.

La Finanza in Soldoni, Edizioni Anteprima Lindau dal 28 ottobre in libreria

In epoche più recenti, l’affermarsi di narrazioni xenofobe e sovraniste, dal muro sul confine del Messico alle «invasioni» dal Mediterraneo (anche in virtù del malcontento derivante da alcuni esiti della globalizzazione, ad esempio il declino relativo del ceto medio), è stato in larga misura agevolato da una generale ignoranza sul funzionamento di base dei sistemi economici e dei benefici derivanti dal commercio internazionale e dalla libera circolazione di persone e merci.

La Finanza in Soldoni, Edizioni Anteprima Lindau dal 28 ottobre in libreria

Lo scopo di questo libro è di spiegare in modo molto semplice le basi della finanza, cercando di veicolare i concetti in modo intuitivo, evitando per quanto possibile i passaggi troppo «tecnici», attraverso capitoli brevi con riferimenti all’attualità e cercando di esporre gli argomenti in modo «digeribile».

La Finanza in Soldoni, Edizioni Anteprima Lindau dal 28 ottobre in libreria

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#laFLEalMassimo – Scuola Conoscenza e (è?) libertà

Nuovo episodio de la #FLEal Massimo per la Fondazione Luigi Einaudi a cura di Massimo Famularo. Oggi parliamo di un’altra robetta da poco: il legame tra conoscenza e libertà.

Nel mio libro di geometria della quinta ginnasio, in quarta di copertina, c’era un aneddoto che trent’anni dopo trovo edificante. C’è il maestro che passeggia con i suoi discepoli, forse Euclide, forse qualcun altro non importa. Un incauto seguace ha l’ardire di chiedere: ”maestro, quali vantaggi pratici potrò ottenere dallo studio della Geometria?” Senza scomporsi, l’illuminato sapiente chiama un servo e gli dice “dà una moneta a quest’uomo, perché è uno di quelli che non studia, se non può ricavarne qualche utile”.

Da ragazzo, mi sembrava che quella storia raccontasse la nobiltà della cultura e della conoscenza, degli obiettivi che devi perseguire senza badare al costo o ai risvolti pratici. Oggi ci vedo l’arroganza dei monopolisti del sapere, che dall’altro della loro torre d’avorio quasi disprezzano chi si dedica alla pratica, quelli che con il loro lavoro manuale gli permettono di passare il tempo dialogando dei massimi sistemi.

Ma sarebbe bieco populismo immaginare una contrapposizione tra teoria e pratica, che non esiste, non è mai esistita ed un mero vezzo per mezzo del quale chi dispone di privilegi cerca di difenderli a spese degli altri. La malattia culturale del disprezzo per i risvolti pratici e per la convenienza individuale porta all’assurdo di sistemi scolastici che sfornano eruditi incapaci di ragionare in modo critico per trovare soluzioni innovative ai piccoli di cui è costituita la realtà in cui viviamo. Una malattia che produce caste ereditarie, professionali, lavorative e finanche imprenditoriali, che perpetua disuguaglianza geografiche, di genere, di estrazione sociale, che favorisce l’addensarsi della palude nella quale da troppo tempo affonda il nostro paese.

Oggi mi piace pensare che quello studente irrispettoso dell’aneddoto possa aver fondato una scuola concorrente per mettere in discussione le certezze del maestro e diffondere il dubbio che parlare anche di utilità pratica non sia un sacrilegio ma il punto di partenza di infinite opportunità.

Per altre storie sconvenienti e racconti irriverenti continuate a seguire la FLE al Massimo, ogni settima per la Fondazione Luigi Einaudi. Arrivederci.

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Liberi Oltre Edufin – Ottobre Mese Educazione Finanziaria

Torna la rubrica Edufin con Annalisa Lospinuso e Massimo Famularo. Ospite dei primi 2 episodi Massimo Scolari, Presidente Ascofind, Docente presso MIP Politecnico di Milano.

Ottobre è il mese dell’educazione finanziaria, la rubrica di Annalisa e Massimo mette al centro le competenze come chiave per comprendere il mondo che ci circonda, valutare in modo corretto rischi ed opportunità ed evitare gli errori più grossolani.

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Evergrande e i rischi per l’Economia Mondiale

La crisi del colosso immobiliare cinese Evergrande ha spaventato le borse del pianeta. Le preoccupazioni principali riguardano la possibilità di una “reazione a catena”, come quella innescata dal fallimento della Lehman Brothers nel 2008 e del verificarsi di un Crisi Finanziaria Globale seguita da una nuova “Grande Recessione”.

A qualche giorno di distanza dallo scoppio del caso, la maggioranza dei commentatori tende a ridimensionare il rischio di una nuova crisi simile a quella causata da Lehman, concentrandosi sugli effetti di uno scoppio della bolla immobiliare a livello locale e sulle ripercussioni per l’economia mondiale.

Un eventuale “effetto contagio” sui mercati finanziari appare limitato dalla ridotta esposizione delle banche internazionali nei confronti della società e dal fatto che le obbligazioni emesse da Evergrande che subiranno i tagli peggiori sono detenute da fondi con un buon livello di diversificazione e dunque in grado di assorbire le perdite.

Diverso invece il rischio per l’economia reale, poiché il comparto immobiliare ha un peso molto rilevante sull’economia cinese e un probabile rallentamento nella crescita di questo paese avrà un impatto considerevole sulla crescita mondiale.

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Quanto avvenuto in Cina non è un fenomeno particolarmente nuovo, si tratta di un circolo vizioso nel quale il debito contratto per acquistare immobili, ne fa crescere i prezzi in modo irrazionale, incentivando il ricorso ad ulteriore indebitamento. Nel momento in cui non si riesce più a vendere questi asset a prezzi tanto elevati, i debiti contratti diventano insostenibili e costituiscono un problema per le banche che li hanno concessi.

Il Governo cinese ha dichiarato che farà tutto il possibile per fare in modo che la ristrutturazione della società avvenga in modo ordinato e questo contribuirà a rendere meno traumatiche le conseguenze per il sistema finanziario.

La vera incognita riguarda come questo shock sul mercato immobiliare si ripercuoterà su un sistema economico già messo alla prova da altri fattori negativi, come il rallentamento nella produzione legato alle residue misure restrittive per la pandemia, alla crescita dei prezzi delle materie prime e alle pressioni per ridurre la quantità di energia elettrica prodotta da carbone; misure che avevano già indotto Goldman Sachs e Nomura a rivedere al ribasso le previsioni di crescita del paese.

Per riassumere: Evergrande non sarà Lehman, ma lo scoppio della bolla immobiliare cinese potrebbe accentuare le criticità che in prospettiva minano le prospettive di crescita dell’economia mondiale.

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#laFLEalMassimo – Sulle responsabilità del lavoro agile

Nuovo Episodio della FLE al Massimo parliamo responsabilità nel lavoro agile. La responsabilità è infatti il convitato di pietra di tutte le discussioni sullo smartworking, la didattica a distanza e più in generale sulle svariate forme di flessibilità che caratterizzano i rapporti di lavoro al punto da rendere sempre più sfumate le differenze tra lavoro dipendente e indipendente.

La pandemia ha dato luogo a un gigantesco esperimento sociale imponendo  a milioni di lavoratori di testare la possibilità di lavorare in modo svincolato dalla presenza fisica nel luogo dove tradizionalmente veniva espletata la propria mansione. Questo per alcuni ha costituito un balzo in avanti significativo nella qualità della vita, riducendo i tempi di commuting giornaliero, gli spostamenti durante le ore in cui il traffico cittadino è più congestionato e alcuni consumi collegati con queste attività come vestiario, pasti, lavanderia e carburante.

Ma c’è un rovescio della medaglia in questa liberazione dalle catene che ci legavano al posto di lavoro fisico. Il rovescio risiede nella maggiore trasparenza e misurabilità dell’attività svolta: come ci siamo accorti che non era indispensabile macinare km e bruciare combustibili fossili per andare in ufficio, il lavoro da remoto metterà in luce che ci sono numerose attività che possono essere automatizzate e mansioni che semplicemente non sono più utili. Questo implica che chi le svolgeva deve riconvertirsi oppure prendere atto che il lavoro che svolgeva non ci sarà più.

A questo punto entra il gioco la responsabilità, di cui nessuno ama parlare Responsabilità dei datori di lavoro, nel gestire correttamente il processo di cambiamento e di trasformazione dei processi innescato dalla rivoluzione del lavoro agile, ma soprattutto responsabilità dei lavoratori, che saranno chiamati sempre più a confrontarsi con un rapporto basato sempre più su obiettivi e sul raggiungimento di risultati, piuttosto che sulla misurazione del tempo intercorrente tra due timbri del cartellino.

Responsabilità è la parola magica, che nessuno vuole sentire e il prezzo della libertà di cui nessuno vuole parlare, ma come ci insegna la storia, si tratta di un confronto che può essere solo rimandato con costi crescenti ad ogni rinvio. Di questo  e di molte altre evidenze sconvenienti continueremo a parlare sulla FLE al Massimo, per la Fondazione Luigi Einaudi. Arrivederci

La FLE al Massimo è tornata, continuate a seguirla per altre riflessioni, idee sconvenienti e qualche moderata provocazione.

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