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Storia di un Uomo Nero

C’era una volta un uomo nero. Uno di quelli classici, che si nascondono sotto il letto durante il giorno, per saltar fuori nel bel mezzo della notte e farti morire di paura. Un tipo all’antica, insomma, senza tutte le complicazioni e le ambiguità che caratterizzano i mostri contemporanei. Fedele alla tradizione del proprio personaggio, si proponeva soltanto di realizzare il proprio scopo che, appunto, consisteva nello di spaventare i bambini.

C’era una volta un uomo nero, un principe verde e una bambina molto tenace

C’era tuttavia un problema con una bambina, Rosamaria Strabilia, di otto anni, nata e cresciuta nella cittadina di Pizzo Macabro, assolata e ridente località balneare, affacciata sul mare mediterraneo. Per quanto il povero uomo nero si sforzasse, la bambina era del tutto indifferente ai suoi tentativi di spaventarla.
“Questa tua ostinazione è contro natura.” Le diceva con garbo, ma anche con fermezza, non senza lasciar trasparire una certa frustrazione, che ne faceva ormai uno specialista dello spavento mancato.
“Prova a seguirmi nel ragionamento: gli uccelli volano, i pesci nuotano, gli uomini neri spaventano e…”
“…i bambini hanno paura dell’uomo nero.”
completò la frase Rosamaria, con tono sarcastico. “Hai già tentato questo argomento, per così dire ‘naturalistico’, ma non funziona. Ascoltami bene Bobo. Posso chiamarti Bobo?”

“No, che non puoi chiamarmi Bobo.” Rispose esasperato. “Delegittima il mio ruolo.Come si fa ad aver paura di uno che si chiama Bobo?”
“Appunto, Bobo, ascoltami bene. Tu sei il residuo di un approccio pedagogico ormai tramontato: nel medioevo, forse, poteva avere un senso utilizzare figure come la tua per spaventare i bambini e indurli all’obbedienza. Io sono una nativa digitale, posso trovare su internet le risposte a tutti gli interrogativi, che mi vengono in mente e, quando non trovo la risposta sul web, tipicamente, mi limito a derubricare la questione al livello di discussione oziosa per filosofi mancati.”
“Hai la delicatezza di una mandria di bisonti imbufaliti: hai mai pensato che le tue parole potrebbero ferire i miei sentimenti?”

Rosamaria si sforzò di mascherare l’atteggiamento di sufficienza, con un’espressione del viso il più possibile conciliante: “non volevo mortificarti; apprezzo la dedizione con la quale cerchi di portare a termine, quello che credi essere lo scopo della tua vita. Si tratta tuttavia di un obiettivo anacronistico, dovresti guardare in faccia alla realtà e prendere atto dell’impossibilità di raggiungere il tuo scopo. Solo così potrai guardare avanti e prendere in considerazione dei traguardi alternativi. Hai mai pensato di cambiare lavoro?”
Bobo si grattò per qualche momento la testa: “In effetti no. Ma cos’altro potrei fare? No, il tuo scetticismo positivista è una condanna a morte per me. Se non posso spaventarti, non ho ragione di esistere. A questo punto farei meglio a dissolvermi, come una vecchia teoria scientifica, confutata dall’impietoso incedere della sperimentazione empirica. Forse dovremmo dirci addio.”


“Non mi piace questo atteggiamento lagnoso. Anche se il mondo è cambiato parecchio, da quando hai cominciato il tuo lavoro, non è detto che tu non possa trovare un ruolo adatto a te: pensiamoci insieme.”
“Apprezzo il tentativo, ma davvero non sono capace di fare altro…”
“Allora proviamo a sfruttare quel che sai fare. Oggi non usiamo più la paura per educare i bambini, ma questo non vuol dire che questa emozione sia scomparsa.”
L’uomo nero la fissava perplesso: “vai avanti.”
Di colpo Rosamaria si illuminò: “Ci sono! Oggi usiamo lo spavento anche per… divertirtici. Ecco, la chiave sta nell’utilizzare la paura per divertimento.”
“Per divertimento? Ma in che senso? Mi sembra un controsenso.”
“Se vuoi sopravvivere nel mondo moderno, devi fare l’abitudine alle contraddizioni, caro il mio Bobo. Provo a spiegarti. Oggi ricerchiamo deliberatamente di sperimentare alcune emozioni forti come la paura, in un ambiente controllato e privo di rischi reali, per soddisfare il bisogno di evadere dalla routine quotidiana. Dunque, guardiamo film, leggiamo libri e… giochiamo ai videogiochi. Ecco tu saresti perfetto come personaggio per un videogame in realtà aumentata.”

Bobo era ancora perplesso, ma lentamente il ragionamento della bambina cominciava a fare presa. Dopo altre tre o quattro battute, anche gli ultimi tentativi di resistenza cessarono e finalmente riuscì a lasciarsi andare: “Va bene, mi hai convinto: non ho ben capito cosa vuoi farmi fare, ma piuttosto che arrendermi e scomparire, preferisco fare un tentativo.”
L’uomo nero si diede da fare e ottenne in breve tempo un grande successo, dapprima come personaggio dei videogiochi e poi come protagonista di una serie TV.
“Desidero ringraziare una mia grande amica, Rosamaria.”
Disse l’uomo nero, mentre ritirava il Netflix Fantasy Award nel corso di una diretta streaming.
“Mi ha insegnato che, non solo non bisogna arrendersi di fronte alle difficoltà, ma soprattutto non bisogna intestardirsi sulle strade del passato quando queste non sono più praticabili.”

Con il nome d’arte di Robert Dark, l’uomo nero ebbe una lunga carriera artistica ricca di soddisfazioni, ma non dimenticò mai quella bambina che, rifiutando di lasciarsi impaurire, gli aveva aperto gli occhi sui milioni di persone, anche adulti che erano disposti a pagare per farsi spaventare.

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Finanza In Pillole – Lezioni di Finanza dalla nazionale di Mancini

Le pillole de “La Finanza in Soldoni” provano a trattare temi economici e finanziari in modo leggero. Visto il successo della nazionale agli europei vediamo ad usare qualche metafora calcistica per veicolare qualche sano principio di gestione dei propri risparmi.

Io non sono un esperto di calcio per cui non troverete sofisticate analisi sportive, si tratta di fare un gioco per rappresentare una gestione finanziaria oculata usando come modello la vittoria dell’Italia

I concetti più importanti che vogliamo portare a casa sono 3 : 1) l’importanza di una strategia solida e della capacità di perseverare nel portarla avanti 2) il ruolo del caso e l’incidenza di eventi imprevedibili sul risultato 3) l’importanza della scelta dei componenti fa la differenza Banalizzando la partita di ieri è successo l’imprevisto e l’imprevedibile, quel brutto gol che ci fa iniziare la partita in salita.

La strategia di mancini è stata solida, per qualcuno anche noiosa o snervante con tutti quei passaggi indietro, piano piano, senza farsi prendere dall’ansia. La strategia paga perché poi arriva il pareggio e quello che agli occhi di un profano del calcio come me sembra un dominio dell’italia che aveva sempre la palla. Quando arriva la cosiddetta lotteria dei rigori, che una volta si diceva fosse decisa dal caso e dagli errori di chi li batte, vediamo che la differenza la fa un ragazzone di Castellammare che ci salva l’europeo e viene premiato come miglior giocatore.

Cosa ci insegna questo nel gestire i risparmi? Che l’imprevisto può sempre arrivare e non sappiamo quando e dove e l’unico modo per gestire questa incertezza è avere una strategia solida fatta magari di tanti piccoli investimenti fatti tutti i mesi e di una allocazione del portafoglio bilanciata che ci fa cogliere le opportunità dei rialzi di mercato, senza penalizzarci troppo quando ci sono delle correzioni.

Come nella partita dell’Italia contro l’Inghilterra, la perseveranza nel risparmio paga, offre risultati in media molto superiori rispetto a chi si agita e ci consente di affrontare in modo appropriato gli imprevisti.

La Finanza in Soldoni è un progetto multicanale volto alla promozione di una corretta informazione e adeguata comprensione dei fenomeni economici.

Dal dicembre 2020 è anche un libro disponibile in ebook e in versione cartacea su Amazon e in audio a puntate sul podcast omonimo.

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Finanza In Pillole – Quel pasticciaccio brutto del Cashback 1 di 2

Quel pasticciaccio brutto del cashback ha generato una serie infinita di discussioni. Dopo un’occhiata veloce a quel che si legge in giro, sembra che siano in tanti ad averci capito ben poco. Dedichiamo allora alla questione 2 pillole de La Finanza in Soldoni.

Nella prima spieghiamo come funziona il provvedimento e perché è disegnato in modo sbagliato. Nella seconda parleremo di politica economica e di come si valutano i provvedimenti presi da un governo e , dopo aver distrutto proviamo a costruire: cosa dovremmo fare per ridurre l’evasione fiscale ?

Premessa: il cashback è figlio logico di una idea curiosa, illogica e contraddittoria: che limitare in modo estremo le transazioni in contanti serva a qualcosa contro l’evasione fiscale.
Pensateci. Io voglio contrastare i furti e invece di punire chi li commette, mi invento un premio per le persone oneste. Quanto ha senso? Quanto aiuta a ridurre i reati? Perché premiare un comportamento che non è virtuoso, ma semplicemente normale? Di come si valuta la politica economica parleremo nella seconda pillola di questa serie.

Per ora vediamo come funziona il cashback. C’è la versione base che ti rimborsa il 10% degli acquisti fatti con carta (minimo 50 transazioni in 6 mesi massimo 150€ di bonus))
Poi c’è il super cashback che è un premio di 1500€ ai primi 100.000 che faranno più transazioni. Ora 1500 per tanta gente è più di un mese di stipendio: vuoi che il genio italico non si ingegni per fare tante transazioni? Tipo ripartendo i rifornimenti di carburante in micro transazioni da pochi centesimi? O comprando i prodotti al supermercato 1 alla volta? E’ successo esattamente questo.

Per riepilogare: come funziona? Male. Perché si premia chi si comporta in modo normale invece di punire chi infrange le regole. In seconda battuta ci si illude che un sussidio temporaneo possa avere effetti permanenti.

Spieghiamolo con un esempio. Se io ho un aumento di stipendio di 50 o 100 euro, questo mi fa sentire un po’ più ricco. Penso che quei soldi li avrò per sempre o comunque per un periodo indeterminato. Se trovo anche 500€ per strada io non mi sento più ricco in modo permanente, penso di aver avuto fortuna e magari li metto via.

Quindi una variazione permanente nel reddito (ho un aumento mi sento più ricco) può indurre una modifica duratura nelle mie abitudini: mi concedo una cena fuori in più al mese. Una variazione temporanea no. Cos’è i cash back? Un incentivo temporaneo. Può cambiare le mie abitudini in modo stabile? No. Questo risponde anche al ragionamento bacato di alcuni geni del male.

Dicono: il cash back costa allo stato il 10% degli acquisti, ma gli acquisti producono tasse per una percentuale maggiore, quindi conviene. Giusto? No. Sbagliato. Perché in larga misura quegli acquisti ci sarebbero stati comunque, non sono causati dal cashback. Secondo le statistiche riportare dal presidente Draghi il 73% delle famiglie potrebbe ottenere il bonus massimo (cioè 150€) senza modificare le proprie abitudini. Se mi pagano per gli acquisti che faccio già perché dovrei farne altri? Infatti non li faccio e la misura non funziona.

La spiegazione tecnica è che gli incentivi temporanei, non possono causare modifiche permanenti nelle abitudini.
Per riassumere: come funziona? Ti danno un premio se usi la carta, come nelle raccolte punti dei supermercati. C’è un super premio per chi fa tantissime transazioni, e per farle libero sfogo alla creatività: c’è gente che si è comprata un POS su amazon e protetti dalla privacy nessuno può fargli nulla. Perché non funziona? Perché contro l’evasione logica vuole che si puniscano gli evasori, non che si dia un premio a chi già non evade. Più in generale un sussidio temporaneo non modifica le abitudini in modo permanente e buonanotte anche alla digitalizzazione.

Per chi funziona? Per chi usava già la carta che becca un premio a prescindere dal reddito, dal bisogno o da altri fattori e funziona pure per chi ha pazienza e voglia di organizzarsi, magari in squadra per fare tante piccole transazioni.

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#LaFinanzaInSoldoni Capitolo 9 – MES, Recovery Fund e altri interventi eccezionali

Estratto dal libro La Finanza in Soldoni disponibile in Ebook e Cartaceo su Amazon.

La Finanza in Soldoni Ebook e Cartaceo

Fin qui abbiamo spiegato come il debito pubblico accumulato nel passato influenza la politica economica del presente perché la spesa per interessi limita la capacità di manovra dei governi in carica. Abbiamo inoltre chiarito che le circostanze eccezionali determinate dalla Pandemia da Covid19 impongano una deroga temporanea al rigore nella gestione dei conti pubblici. In linea con questo approccio tutti i principali paesi sviluppati hanno introdotto misure straordinarie per sostenere le proprie economie durante la fase più acuta della crisi e aiutarle a ripartire in seguito.

In questo capitolo facciamo una breve rassegna dei principali strumenti di sostegno introdotti dalle istituzioni europee.

Partiamo dal MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, oggetto numerose campagne di disinformazione perché indicato come strumento per privare il nostro paese della sacrosanta sovranità. In un capitolo precedente abbiamo spiegato il ruolo di questa istituzione e perché in larga misura la narrazione sovranista nei confronti di questa istituzione sia priva di fondamento.

In occasione della crisi sanitaria causata dal Covid19 il MES ha messo a disposizione degli stati nazionali una linea di credito straordinaria (ESM Pandemic Crisis Support) per finanziare spese strettamente legate all’emergenza sanitaria, per un importo fino al 2% del PIL dei paesi che ne fanno richiesta senza nessuna condizionalità.

Gli aspetti che vanno sottolineati a questo proposito sono che:

  • non ci sono condizioni per chi richiede il finanziamento: l’unico criterio da rispettare è che i fondi ricevuti siano impiegati per la copertura di costi diretti e indiretti sostenuti da un paese a a causa della crisi COVID-19 e legati all’assistenza sanitaria, della cura e della prevenzione
  • il costo del finanziamento (cioè gli interessi e le spese da pagare per averlo) sono estremamente contenuti e di fatto inferiori a quanto i paesi ad alto debito come l’Italia pagherebbero ricorrendo ai mercati finanziari
  • il periodo per rimborsare il finanziamento potrà arrivare a 10 anni

Dunque è bene sottolineare che i timori evidenziati in precedenza per il ricorso al MES (richieste di aggiustamento macroeconomico e possibile segnale negativo per i mercati finanziari), che presentano scarso fondamento come spiegato in precedenza, sono del tutto inapplicabili a questa linea speciale.

Le resistenze da parte del governo italiano nel ricorrere a questa linea di credito (alla data in cui questo libro viene chiuso) derivano esclusivamente al fatto che alcune forze politiche vogliono difendere la propria immagine nei confronti dell’elettorato di orientamento sovranista. Ad un’analisi obiettiva lo strumento costa meno di altre forme di debito pubblico e non presenta altre controindicazioni dunque dovrebbe essere attivato senza indugio.

Altre misure di contrasto agli effetti negativi per l’economia della crisi sanitaria includono:

  • Un programma straordinario di acquisti di titoli di debito avviato dalla Banca Centrale Europea Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) per un controvalore di 750 miliardi di euro
  • Un fondo di garanzia predisposto dalla Banca Europea degli Investimenti che può garantire finanziamenti alle imprese nazionali e agli istituti di credito finalizzato allo sviluppo per un controvalore di 200 miliardi di euro
  • Una misura temporanea di sostegno all’occupazione denominata SURE che sta per Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency per un valore complessivo di 100 miliardi
  • Un ambizioso programma di rilancio per l’economia dei paesi europei composto da
    • Next Generation EU uno strumento di nuova costituzione che prevede l’emissione di debito comune e tutti gli stati europei (Eurobond) per un valore di 750 miliardi e l’impiego delle risorse raccolte per concedere trasferimenti e prestiti per il rilancio e la ricostruzione dei sistemi economici
    • Una versione ampliata del bilancio pluriennale dell’unione europea (2021-27) per un controvalore di 1100 miliardi

Il piano straordinario di acquisti varato dalla BCE agisce sui mercati e contribuisce a tenere basso il costo del debito pubblico dei paesi meno virtuosi come Italia, Spagna, Grecia etc. In sintesi, in assenza del programma straordinario gli investitori che sottoscrivono i titoli di debito sarebbero orientati ad acquistarne quantità inferiori e a richiedere dei rendimenti più alti, dunque l’intervento contribuisce a rassicurare gli operatori finanziari e a persuaderli ad accettare rendimenti inferiori.

Questo aspetto può generare delle incomprensioni: se la banca centrale ha il potere di tenere basso il costo del nostro debito (o in generale di acquistarne una parte) perché non agisce in tal senso in modo continuativo? Anzi se può acquistare una parte del nuovo debito, perché non sottoscriverlo tutto? La risposta a queste domande si trova nella seconda sezione del libro in merito alla impossibilità di risolvere problemi reali per via monetaria.

In questa sede è sufficiente specificare che questo tipo di interventi risultano efficaci solo se realizzati in circostanze eccezionali e per periodi di tempo limitati: la credibilità accumulata dalla banca centrale nel tempo garantisce i mercati sul fatto che questi interventi sono volti solo a fornire temporaneamente liquidità agli stati nazionali che, nel tempo, provvederanno a onorare le proprie obbligazioni.

Il fondo di garanzia da 200 miliardi è strutturato dalla Banca Europea per gli Investimenti e fornirà credito alle imprese (per il 65% a quelle di dimensioni medie e piccole) che presentano fondamentali solidi nel medio termine, ma presentano temporanee necessità di liquidità.

Il SURE può fornire assistenza finanziaria fino a 100 miliardi di euro sotto forma di prestiti dell’UE agli Stati membri colpiti per far fronte a improvvisi aumenti della spesa pubblica per la conservazione dell’occupazione. Di fatto funge da seconda linea di difesa, rispetto ai meccanismi di sostegno all’occupazione già esistenti a livello nazionale e opera sostenendo programmi di lavoro a tempo parziale e misure analoghe, per aiutare gli Stati membri a proteggere i posti di lavoro e quindi i lavoratori dipendenti e autonomi dal rischio di disoccupazione e di perdita di reddito.

Il programma di Rilancio oltre a mobilitare una quantità di risorse senza precedenti introduce alcuni coraggiosi passi avanti verso una maggiore coesione dell’unione europea:

  1. L’emissione di titoli di debito “comuni” è prevista per un importo molto elevato e costituisce il crollo di quello che fino a pochi mesi fa era un vero Tabù per la Germania e per gli altri paesi più virtuosi dal punto di vista della finanza pubblica
  2. La aperta previsione che ci sia un sussidio incrociato tra diversi paesi, i paesi più “forti” come la Germania contribuiranno al rilancio in misura maggiore al fine di sostenere quelli più “deboli” come l’Italia che riceveranno pertanto un beneficio netto

Per Riepilogare:

  1. la reazione dell’Unione Europea per contenere gli effetti negativi della crisi sanitaria ed economica è stata tempestiva e molto incisiva
  2. oltre a una generale flessibilità e tolleranza nei confronti dell’intervento nell’economia dei singoli paesi le altre istituzioni hanno messo in campo un insieme di misure di sostegno senza precedenti
  3. tra gli interventi più rilevanti è bene ricordare
    1. il piano straordinario di acquisti operato dalla BCE che riduce il costo del debito per i paesi meno virtuosi sotto il profilo della finanza pubblica
    1. la linea non condizionata del MES che consente di finanziare tempestivamente spese sanitarie fino al 2% del Pil senza condizioni ad un costo per molti paesi inferiore ad altre alternative
    1. il nuovo Recovery Fund che prevede emissione di eurobond e l’accettazione di un meccanismo di sostegno con oneri maggiori per i paesi più forti e benefici netti per quelli più deboli

Note e Riferimenti:

Tutto quello che c’è da sapere sul Recovery Fund

Pillola Video 17 – Cosa è il MES?

Chi ha vinto il Derby MES vs Eurobond?

Cosa ha deciso il Consiglio Europeo sul Recovery Fund?

Recovery Fund: Non solo le dimensioni contano

Recovery Plan: il Governo guarda al passato

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La Commissione approva PNRR Italia: cosa viene dopo?

La commissione Europea ha espresso un giudizio positivo sul piano presentato dal governo Draghi per accedere alle risorse del recovery fund. Dopo questa prima “promozione” il consiglio dell’Unione Europea avrà 4 settimane per fare propria la proposta di approvazione del piano. Compiuto questo passaggio procedere al pagamento di una prima tranche dei fondi pari a circa il 13% del totale, compatibilmente con il calendario delle emissioni dei titoli.

La commissione Europea ha espresso un giudizio positivo sul piano presentato dal governo Draghi per accedere alle risorse del recovery fund. Dopo questa prima “promozione” il consiglio dell’Unione Europea avrà 4 settimane per fare propria la proposta di approvazione del piano. Compiuto questo passaggio procedere al pagamento di una prima tranche dei fondi pari a circa il 13% del totale, compatibilmente con il calendario delle emissioni dei titoli.

Visto che se ne parla tanto proviamo a riepilogare e chiarire bene di che cosa si tratta.

Lo scorso anno è stato varato un nuovo strumento di sostegno ai paesi più colpiti dalla pandemia noto come Next Generation EU. Si tratta di programma di finanziamenti e trasferimenti per un valore complessivo di 750 milioni, raccolti mediante emissioni di titoli di “debito comune”. Sommando questo importo al bilancio pluriennale dell’unione europea si raggiunge uno stimolo economico complessivo del valore di oltre 1800 miliardi.

In pratica, si tratta di emettere dei veri e propri Eurobonds, titoli garantiti in modo congiunto dai governi di tutti i paesi europei, per raccogliere fondi sui mercati finanziari e impiegarli sotto forma di prestiti e trasferimenti ai paesi che hanno avuto maggiori danni economici dalla pandemia. La portata storica di questo progetto è data in primo luogo dalla quantità senza precedenti del “debito comune” emesso, ma soprattutto dall’effetto di sussidio incrociato tra i diversi paesi, un meccanismo al quale i paesi dell’Europa centro settentrionale si erano sempre opposti: in pratica i più forti, come la Germania, daranno una mano ai più deboli, come l’Italia, a riprendersi dal duro colpo ricevuto dalla pandemia. Questo si verifica perché i paesi forti contribuiscono al meccanismo con una quantità di risorse maggiori di quelle che ricevono indietro, viceversa i più deboli ottengono benefici maggiori rispetto all’apporto che dovranno dare al meccanismo.

Chiarito lo schema teorico, ottenere le risorse del fondo nella pratica non è semplice. Occorre presentare un piano dettagliato sulle modalità con le quali verranno spesi i trasferimenti e i finanziamenti, e questo piano deve rispettare dei requisiti per essere approvato. Nel comunicato stampa della commissione leggiamo che il piano del governo draghi ha un valore complessivo di 191 miliardi di cui 122.6 a titolo di finanziamento (che dunque andrà rimborsato) e 68.9 a titolo di trasferimento (che dunque non dovrà essere restituito). Nel rispetto delle linee guida del programma il 37% dei fondi sarà  destinato alla transizione ecologica, con efficientamento energetico degli edifici, riduzione delle emissioni nocive e utilizzo delle fonti rinnovabili, mentre il 25% sarà destinato alla transizione digitale con particolare riferimento alla diffusione delle reti di comunicazione veloci, alla connettività 5G e porteranno all’ammodernamento dei processi delle Pubblica Amministrazione, con specifico riferimento a sanità, giustizia e istruzione.

L’elemento più importante, che ha motivato l’approvazione del piano risiede nella credibilità delle riforme e degli investimenti proposti, che verosimilmente dovrebbero portare ad una maggiore crescita economica nel medio termine, consentendo di ripagare il debito contratto, ma anche ad una maggiore equità sociale con inclusione dei giovani e delle donne e riduzione delle disparità geografiche.

Per concludere, la buona notizia è che per il momento il governo draghi è riuscito nell’obiettivo di presentare un piano credibile e di ottenerne l’approvazione da parte della commissione. Salvo incidenti imprevisti questo giudizio dovrebbe essere confermato dal Consiglio con lo sblocco di una prima parte dei fondi che verranno erogati dopo l’emissione degli eurobond.

La criticità da tenere presente è che per ricevere le rate successive dei programma Next Generation EU dovremo dimostrare di aver raggiunto gli obiettivi intermedi previsti dal nostro piano e in mancanza di questo requisito perderemo l’accesso al beneficio.

Dunque c’è ancora molto da fare e il nostro paese dovrà dare prova di riuscire a tenere fede ai propri impegni in termini di riforme e investimenti programmati.

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#laFLEalMassimo – Episodio 30 – I salari italiani sono troppo bassi?

Puntuale come la morte e le tasse, la propaganda politica anti impresa, anti mercato e funzionale a una visione invadente e invasiva dello stato padre, padrone e protettore nella peggiore accezione del termine, si appunta sui salari e sulla infame avidità sfruttatrice degli imprenditori.

Senza nascondersi dietro un dito le imprese nostrane non sono esenti da critiche e su questo podcast non gli sono state mai risparmiate. Ci sono certamente delle aziende, troppo miopi per capire l’importanza di pagare in modo adeguato i collaboratori più utili o la valenza degli investimenti in innovazione tecnologica, dai quali dipende il futuro. Ma non è necessario preoccuparsi di queste realtà, perché in un sistema non distorto dovrebbero gradualmente autodistruggersi. Se invece ci accorgiamo che questi tratti deteriori finiscono per diventare elementi fondati di una certa cultura imprenditoriale, non c’è avarizia o cattiveria che tenga: sono le istituzioni e gli incentivi introdotti da una regolamentazione assurda, che selezionano in modo avverso gli imprenditori e i manager peggiori e promuovono la distruzione di benessere per la collettività.

Ma questo post è sulla narrazione dei salari bassi, come nemico da combattere per conquistare il consenso di quella parte dell’elettorato, che si dimostra sensibile alla tematica. Quali salari sono bassi? E soprattutto rispetto a che cosa?
Se guardiamo al costo della vita e alla sussistenza, il punto non dovrebbe essere il salario, ma il reddito disponibile che, oltre ai compensi lordi percepiti, include eventuali sussidi ma, soprattutto si ottiene sottraendo imposte e contributi previdenziali. Ammesso e non concesso, che il reddito disponibile sia troppo basso per le preferenze politiche di alcuni, potrebbe ben essere incrementato aumentando i sussidi, e/o riducendo il prelievo fiscale, ma impostate il discorso in questo modo evidentemente non si presta a strumentalizzazioni politiche.

Duque i salari bassi, intesi come frutto della cattiveria dei padroni, sono una narrazione opportunista e distorta, che banalizza meccanismi più complessi per non dover ammettere che il livello del reddito netto dei cittadini meno abbienti è influenzato più dalle distorsioni operate dallo stato e dai politici, che non dalla volontà o dalle scelte degli imprenditori.

Ma questo comporta responsabilità per i lavoratori che accedono a questo tipo di opportunità e sanzioni per quelli che ne abusano ed in ultima istanza l’accettazione che anche la retribuzione e le altre voci che incidono sul costo del lavoro siano sufficientemente flessibili per essere coerenti con questo schema.

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Liberi Oltre Edufin – Risparmio post Coivd19 con Alieno Gentile

Come cambia il risparmio gestito nell’era post-Covid ?
Quali saranno i nuovi parametri e i nuovi trend dell’investimento?

Ne parliamo con un noto portfolio manager e influencer dal nick name inconfondibile: l’ Alieno Gentile, ospite speciale di questa puntata di #Edufin.

Con lui come sempre Annalisa Lospinuso, Massimo Famularo e Nicolle Borrillo.

In via eccezionale stasera la live è andata in onda alle 20 su Twitch, Facebook.

Edufin Finance For Dummies è una rubrica di informazione ed educazione finanziaria a cura di Annalisa Lospinuso e Massimo Famularo.

Trovate informazioni sugli autori nella pagina dedicata del sito .Visita il sito e iscriviti per rimanere aggiornato

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#LaFinanzaInSoldoni Capitolo- 8 Il debito ai tempi della pandemia

Estratto dal libro La Finanza in Soldoni disponibile in Ebook e Cartaceo su Amazon.

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Tutto i discorsi fatti fino a questo punto in merito alla dinamica del debito e alla sua sostenibilità nel tempo si applicano in circostanze ordinarie. Eventi eccezionali, come la pandemia da Covid19 che ha indotto pesanti misure di contenimento nella maggior parte dei paesi del mondo, richiedono risposte fuori dall’ordinario e una tolleranza maggiore per le infrazioni alle regole vigenti in condizioni normali. Significa che in caso di emergenza è opportuno (oltre che giusto) che lo stato intervenga e che non si ponga problemi su quanto debito deve emettere per farlo.

In un editoriale pubblicato il 25 marzo 2020 sul Financial Times (approfondito nella terza parte di questo libro), l’ex presidente BCE, Mario Draghi ha scritto a chiare lettere che, a fronte del concreto pericolo che il tessuto economico rimanga danneggiato in modo permanente, i governi devono intervenire per sostenere le imprese e le famiglie senza preoccuparsi della crescita del debito pubblico. Perché nel corso di quest’emergenza si può derogare dalle regole abituali? Fino a quanto può durare questo periodo di grazia?

Dal punto di vista strettamente economico è ragionevole presuppore che il danno derivante da un mancato intervento dello stato sarebbe significativamente superiore ai costi dell’intervento stesso. Dunque il primo motivo che giustifica questa strategia (e la conseguente deroga alla regola di emettere possibilmente solo “debito buono”) è che si tratta della soluzione che arreca un danno minore alla collettività.

In secondo luogo è opportuno considerare che uno dei compiti che si prefiggono gli stati moderni è quello di proteggere gli individui dagli eventi negativi estremamente dannosi che avvengono a prescindere dalla loro volontà: vale per le calamità naturali e per altri eventi catastrofici come le pandemie. Dunque rientra a pieno titolo tra i compiti di uno stato intervenire in questo tipo di emergenza e qualunque considerazione in termini di sostenibilità del debito rischierebbe di rallentare e rendere meno efficace l’azione del governo in un momento molto delicato. Quali tipi di interventi rientrano in questa casistica? C’è il rischio che qualcuno possa approfittare della situazione?

Un gran numero di lavoratori ed imprese hanno dovuto sospendere la propria attività e ridurre drasticamente la propria libertà di muoversi, per ottemperare alle misure di sicurezza introdotte dai governi al fine di limitare la diffusione della malattia. L’intera economia rallenta fino quasi a fermarsi, perché ai mancati guadagni di chi non può lavorare vanno sommati quelli di chi, pur avendo continuato ad operare durante l’emergenza, ha visto ridursi drasticamente il proprio volume d’affari. Quest’ultima criticità permane oltre la fase più acuta della crisi sanitaria: anche quando le misure di Lockdown più stringenti vengono allentate, un elevato numero di persone continua a muoversi e consumare di meno, dunque tutti quelli che forniscono questo tipo di prodotti servizi si trovano di fronte una domanda ridotta e in qualche caso possono trovare non più conveniente continuare a svolgere la propria attività.

Dunque l’intervento dello stato deve essere volto a fornire supporto agli individui che non hanno potuto guadagnarsi da vivere nel periodo più duro e alle imprese che non hanno potuto operare. Per queste ultime va tenuto conto che oltre ai mancati guadagni ci sono dei costi che non dipendono dal volume dell’attività: lo stipendio ai dipendenti, l’affitto dei locali etc vanno pagati anche quando l’attività è ferma. Se il presupposto è aiutare chi ha subito dei danni è ovviamente plausibile che qualcuno ne approfitti incamerando i benefici messi a disposizione del governo anche se non presenta i requisiti previsti in termini di danni subiti.

Fermi restanti i doverosi controlli da effettuare e le opportune sanzioni per gli abusi riscontrati da comminare in una fase successiva, esiste un consenso abbastanza unanime in merito alla opportunità di concedere gli aiuti senza troppi controlli preventivi, almeno durante fase più acuta della crisi: la necessità di garantire un sostegno adeguato a tutti i soggetti bisognosi è superiore al rischio di qualche comportamento opportunistico che potrà essere individuato e sanzionato in seguito.

Chiarite quali sono le regole in circostanze normali e come si possa derogare ad esse nel corso della pandemia il nodo più importante rimane quando e come ritornare alla normalità.
In particolare, il profilo al quale prestare la massima attenzione riguarda:

  • la verifica che i provvedimenti temporanei non siano prorogati oltre il necessario
  • il controllo sulla fase di rilancio dell’economia per indirizzare le risorse disponibili verso impieghi che producano nel tempo crescita sufficiente a rendere il debito contratto per finanziare gli impieghi (circolo virtuoso e debito buono)

A questo proposito si evidenziano le criticità maggiori per il caso italiano.
Per decenni l’Italia ha elargito sussidi, bonus e altri altre forme di trasferimenti volti ad ottenere consenso di breve termine, come si fa a credere che “questa volta sarà diverso”? Come dar torto a chi teme che le misure di supporto che dovrebbero essere transitorie non saranno mantenute oltre la fase di emergenza e che le risorse che dovrebbero essere destinate al rilancio non verranno sprecate?

È questa la sfida che Draghi ha lanciato dal palco del Meeting di Rimini: l’Italia deve dimostrare di poter agire in modo diverso da quanto fatto in passato e lo deve soprattutto ai più giovani, perché è su di loro che graverà maggiormente il debito che in questi giorni viene contratto per contribuire al rilancio dell’economia.

Per riepilogare:

  • Tutto il discorso sul debito pubblico, gli interessi da pagare e le condizioni di sostenibilità vale in circostanze normali
  • Un evento eccezionale come la recente pandemia impone di sospendere temporaneamente l’applicazione delle regole ordinarie e l’attuazione di provvedimenti straordinari
  • Per far fronte all’emergenza gli stati dovrebbero destinare al sostengo delle imprese tutte le risorse necessarie per evitare danni permanenti al tessuto economico del paese
  • La sostenibilità del debito contratto per salvare il sistema produttivo non deve essere una preoccupazione immediata
  • Nella fase più acuta dell’emergenza è tollerabile anche che alcun risorse vadano sprecate o che possa alimentare comportamenti opportunistici (Azzardo Morale)
  • L’emergenza tuttavia non dura e non può durare per sempre, occorre vigilare sul fatto che:
    • i provvedimenti temporanei non vengano prorogati oltre il necessario
    • nel lungo termine ci siano le condizioni affinché il debito contratto in emergenza sia sostenibile
  • I giovani pagheranno il prezzo delle nostre scelte presenti, di conseguenza
    • caricarli di oneri eccessivi è ingiusto e moralmente deprecabile
    • prima della pandemia è già avvenuto un vero e proprio “furto generazionale”
    • se non si corregge la rotta il paese è destinato al fallimento

Note e Riferimenti:
Le cose che Draghi non ha detto (specie sugli Eurobond)

Un Meccanismo unico di sostegno all’economia,
Lettera aperta a un direttore di task force per il Recovery

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Nuova Strategia CDP e governance PNRR – per class CNBC

Mio intervento a Class CNBC con Elisa Piazza. Parliamo del nuovo ruolo della Cassa Depositi e Prestiti sotto la guida di Dario Scannapieco e della Governance del PNRR

Video inizialmente trasmesso live su Class CNBC.

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Liberi Oltre POP – Digitalizzazione Sostenibile con Stefano Epifani

Che rapporto c’è tra digitalizzazione e sostenibilità? Un avvincente confronto con il presidente del Digital Transformation Insitute, Stefano Epifani.

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Dote ai Diciottenni: perchè no?

La proposta di Enrico Letta su una dote ai diciottenni ha dato vita a diverse discussioni confermando come redistribuzione e estrazione di risorse dai contribuenti siano ancora i totem prediletti dal centrosinistra, mentre ogni considerazione sulla crescita economica rimane assente, tanto quanto qualsiasi forma di autocritica sulle responsabilità politiche di chi ha contribuito a far sì che l’Italia non sia un paese per giovani.

Ho parlato della proposta sul sito dell’associazione “Liberi Oltre le Illusioni” qualificandola come

Un’idea astratta, demagogica, che non affronta i problemi delle nuove generazioni per non dover ammettere le responsabilità di quelle precedenti. 

Tre dubbi sulla proposta di Letta per una dote ai Diciottenni

Successivamente sullo stesso sito ho scritto un commento sulle varie discussioni inerenti la tassazione dei ricchi , su come sia improprio confrontare sistemi fiscali differenti scegliendo in modo opportunistico l’aliquota sulla quale intervenire.

Ho anche espresso una opinione parzialmente discordante nei confronti di un editoriale di Elsa Fornero, che, pur evidenziando i limiti di merito della proposta, ha attribuito a Letta il merito di aver portato al centro della discussione il tema dei giovani e a necessità di intervenire sulle iniquità del sistema.

Sul blog Econopoly24 del Sole 24 ore ho anche elaborato una contropropoposta evidenziando come:

volendo offrire ai più giovani una sorta di “indennizzo” per le risorse sottratte dalle generazioni precedenti si potrebbe puntare su Lavoro, Formazione, Orientamento.

Successione e tasse, ecco una controproposta sulla dote ai diciottenni

In particolare tra i 15 e i 20 anni si potrebbero introdurre dei test standardizzati facoltativi, che consentano ai giovani studenti di valutare le proprie competenze e individuare eventuali lacune in materie, che possano costituire un ostacolo al corso di studi che si desidera intraprendere o all’ingresso nel mondo del lavoro. Oltre alle prove per la valutazione delle competenze, si potrebbero offrire anche dei test per valutare le attitudini e le predisposizioni e fornire un orientamento utile per compiere scelte consapevoli sul corso di studi e sulla carriera personale da seguire.

Dopo aver fornito ai giovanissimi gli strumenti per scegliere in modo consapevole il corso di studi e la professione alla quale sono interessati e/o per la quale sono portati si potrebbe introdurre una “dote” di questo tipo: una riduzione degli oneri fiscali e previdenziali fino al 100% che decresce con l’aumento dell’età fino a 30-35 anni. In questo modo, per i giovani sarebbe più conveniente lavorare perché potrebbero ottenere un compenso netto più elevato e per chi li assume ci sarebbero oneri inferiori.

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Finanza in Pillole – Come difendersi dall’inflazione ?

In questi giorni si ricomincia a parlare di inflazione, in parte a causa di alcuni segnali provenienti dagli Stati Uniti, dove la ripresa successiva allo shock della pandemia sembra partire prima e con un’intensità maggiore rispetto ai paesi europei.


Come ci si difende da una possibile ripresa dell’inflazione?

Il primo e più importante strumento rimane sempre una corretta comprensione dei fenomeni economici e finanziari, che aiuta anche ad evitare scelte avventate, basate più sull’emozione che non sull’analisi razionale dei fatti. Il secondo è un portafoglio sufficientemente bilanciato, che rifletta in modo coerente le proprie preferenze e necessità. Il terzo presidio consiste nel rimanere aggiornati sull’evolversi di un contesto economico che potrebbe modificarsi in modo repentino.

In primo luogo ricordiamo l’inflazione costituisce una crescita del livello generale dei prezzi che comporta una riduzione nel potere d’acquisto dei cittadini. Questo fenomeno tipicamente danneggia i percettori di redditi fissi, perché riduce la quantità di beni e servizi che possono essere acquistati con un salario nominale.

Come si fa a difendersi?

La prima linea come abbiamo già detto è costituta dalla conoscenza e dalla comprensione. Alcune pressioni sui prezzi derivano da una scarsità temporanea di alcuni prodotti e materie prime legate alla ridotta circolazione internazionale delle merci legata alla pandemia e in parte alla graduale ripresa di alcuni consumi che sono stati compressi dalle misure di contenimento. Si tratta di fattori temporanei che vanno letti insieme a prospettive di crescita a livello globale ancora incerte e potenzialmente influenzate dalla diffusione residua della malattia.

Dunque è bene considerare la possibilità che prezzi crescano, ma si tratta di una prospettive che non dovrebbe ancora preoccupare. Per difendersi da una crescita dei prezzi è possibile impiegare una parte del proprio patrimonio in obbligazioni indicizzate all’andamento dell’inflazione. Anche i beni immobili possono in parte offrire protezione perché tipicamente il loro valore di mercato cresce con l’inflazione. In generale, immaginando un portafoglio composto di liquidità, titoli obbligazionari e azionari osserveremo che l’inflazione che erode il valore reale della liquidità e dei rendimenti cedolari, ma favorisce nel lungo termine la crescita della componente azionaria a testimonianza che una buona diversificazione, consente di affrontare la maggior parte delle circostanza senza preoccupazioni.

Per concludere ci si difende dall’inflazione, in primo luogo informandosi e cercando di capire quando e quanto questo fenomeno potrebbe diventare preoccupante, in secondo luogo, una adeguata diversificazione tra le varie asset class con orizzonte di medio lungo termine, consente in genere di difendere opportunamente il potere d’acquisto del proprio patrimonio, grazie alla crescita di valore nel tempo della componente azionaria.

Last but not least, è bene tenersi aggiornati e informati, per intercettare per tempo eventuali circostanze straordinarie che possono influenzare il valore del nostro patrimonio.

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#laFLEalMassimo – Episodio 26 – Libertà e (è?) pari opportunità

Uno degli obiettivi principali del governo Draghi, a partire dal primo discorso presentato per chiedere la fiducia alle camere, fino alle articolazioni di dettaglio del PNRR, riguarda il contrasto alle discriminazioni di genere.


Citando alla lettera da quel primo discorso leggiamo che:

Si tratta di un obiettivo molto nobile, ma che sottende la necessità di una revisione radicale dei rapporti di lavoro, tradizionalmente troppo rigidi: solo introducendo elementi di estesa flessibilità che consentano in misura sufficiente ad esempio di lavorare da remoto e con orari variabili è possibile ipotizzare un ragionevole equilibrio tra vita privata e carriera professionale.

Ma questo comporta responsabilità per i lavoratori che accedono a questo tipo di opportunità e sanzioni per quelli che ne abusano ed in ultima istanza l’accettazione che anche la retribuzione e le altre voci che incidono sul costo del lavoro siano sufficientemente flessibili per essere coerenti con questo schema.

C’è allora una parità di genere di facciata, calata dall’alto e illiberale, rappresentata dalle farisaiche quote rosa che amplificano le disparità e non risolvono il problema.

C’è in alternativa un approccio liberale alla parità di genere che si configura come eguaglianza nelle opportunità declinata con una gestione flessibile basata sulla fiducia da parte dei datori di lavoro e sulla responsabilità individuale dei lavoratori.

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Liberi Oltre Edufin – Crypto e CBDC con Tommaso Monacelli

Ricordate le parole di Mario Draghi di qualche anno fa? “Vedi, un euro oggi è un euro domani. Il suo valore è stabile. Il valore di bitcoin oscilla violentemente. Non definirei Bitcoin una valuta per questa ragione, e anche per un’altra ragione. L’Euro ha alle sue spalle la BCE, il Dollaro USA dalla FED. Le altre valute dalle rispettive banche centrali. Non c’è nessuno dietro Bitcoin. Molti di voi mi hanno chiesto se la BCE bandirà Bitcoin. Non è nostro compito”.

Era il 2018, Draghi era a capo della Banca centrale europea e le sue parole riflettevano il ruolo di controllo e stabilità che ricopriva. Nessuno avrebbe potuto immaginare che ci sarebbe stata una pandemia a far cambiare le sorti del mondo, che la BCE avrebbe svolto un ruolo primario per impedire il tracollo finanziario degli Stati, che lo stesso Draghi avrebbe occupato la poltrona principale di Palazzo Chigi e che il bitcoin, che allora festeggiava i 20 mila dollari di massimo, avrebbe superato i 64 mila dollari.

Registrazione della #live di Mercoledì 12 maggio 2021

Sono passati soltanto tre anni ma il mondo è andato avanti a una velocità spaventosa, così come il mondo finanziario. Oggi le cryptovalute sono una realtà che non può più essere ignorata, la quotazione di Coinbase ha spalancato le porte di Wall Street alle monete digitali (impropriamente chiamate). Anche le Banche centrali, prima riluttanti verso tutto il mondo crypto, oggi devono fare i conti con questa nuova realtà. Si comincia a parlare di Central Bank Digital Currency, ovvero una moneta digitale emessa e garantita dalle banche centrali che si affiancherebbe al contante, senza sostituirlo. 

Oggi il market cap di Bitcoin ha raggiunto quasi i 900 miliardi di dollari per circa 1 miliardo di possessori e società come JPMorgan, Fidelity, Square, Paypal e Visa  hanno preso posizione sulla valuta negli ultimi mesi. In questa puntata di #Edufin cercheremo di capire se si può superare la logica duale (criptovalute vs. banche centrali) e come si devono orientare gli investitori. Ne abbiamo parlato con il prof. Tommaso Monacelli dell’Università Bocconi di Milano.

Edufin Finance For Dummies è una rubrica di informazione ed educazione finanziaria a cura di Annalisa Lospinuso e Massimo Famularo.

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#laFLEalMassimo – Napoli, RDC e il welfare danese

Qualche giorno fa l’attenzione dei media è stata catturata dalla notizia che l’importo speso per il reddito di cittadinanza nella sola città di Napoli pari a circa 102 milioni era in linea con questo impiegato per tutto il nord Italia per un totale di 109 milioni.

Tra le varie considerazioni che si potrebbero fare su questi numeri spicca la distanza tra il tessuto economico delle regioni del nord e quelle del sud, che resta considerevole nonostante i volumi ingenti di trasferimenti dalle are più ricche a quelle più disagiate.

A ben guardare la vera complicazione risiede nella obiettiva difficoltà nel valutare i risultati di uno strumento che è per costruzione distorto e diffusionale poiché sovrappone due ambiti che andrebbero tenuti distinti come la lotta alla povertà e il sostegno temporaneo per chi è in cerca di una occupazione.

A questo proposito un modello a cui guardare è quello del welfare danese nel quale il necessario complemento di un sistema molto generoso con chi perde il lavoro o si trova in difficoltà è dato da un mercato del lavoro vitale nel quale in assenza di limiti alla possibilità di licenziare è di fatto molto più facile assumere e da un vasto programma di politiche attive per riqualificare e ricollocare i lavoratori che include clausole che riducono o eliminano l’accesso ai benefici per chi non si attiva.

Dunque la chiave per un sistema di protezione sociale che sia meno iniquo e più efficiente consiste nel concentrarsi non solo su quanto si spenda, ma soprattutto sul come. Fondamentale a questo proposito è la collaborazione e integrazione tra un sistema efficace di politiche attive del lavoro e quadro normativo che alle forze del mercato elasticità sufficiente per creare, distruggere e trasformare i posti di lavoro in modo da adeguarsi ai cambiamenti della società.

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Liberi Oltre #LaltraPA – Recovery plan – Rivoluzione o occasione sprecata

Massimo Famularo e Marco Bellandi Giuffrida presentano #LaltraPA, una nuova rubrica interamente dedicata alla pubblica amministrazione. Insieme ai principali esperti del settore, cercheremo di individuare proposte di riforma della Pubblica Amministrazione a partire da problemi della situazione attuale.

Nella puntata di oggi, un commento critico alle riforme della pubblica amministrazione tracciate nel #PNRR.
Insieme Luigi Oliveri abbiamo parlato della riforma degli accessi. Con Giulia Pastorella abbiamo parlato di ciò che va e ciò che non va nel #PNRR quanto alla digitalizzazione della PA.

👉 Intervista completa a Luigi Oliveri: https://youtu.be/84kvT-fYvxc

👉 Intervista completa a Giulia Pastorella: https://youtu.be/Pwj9XJeHJb4

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#laFLEalMassimo – Episodio 22 – Draghi, Ulisse e le Sirene

Ascoltate il discorso del presidente del consiglio mentre presenta il piano nazionale di ripresa e resilienza al parlamento ricorda il mito di Ulisse e le sirene che ben rappresenta le tensioni opposte alle quali sono tipicamente soggette le autorità di politica economica.

Da un lato il richiamo irresistibile delle politiche espansive che alimentano il consenso in favore dei mestieranti della politica dall’altro la necessità di mantenere la rotta salvaguardando la stabilità delle finanze pubbliche. Le sirene alle quali draghi ha dato ascolto spaziano prolungamento del bonus sul 110% all’alta velocità ferroviaria tra Salerno e Reggio Calabria con l’aggiunta di 56 miliardi ai 190 stanziati dall’Europa.

Le corde che legano Ulisse alla nave sono invece rappresentate dal programma di riforme strutturali che parte da una diagnosi corretta dei problemi e individua anche delle soluzioni coerenti e razionali.

Che cosa potrebbe andare storto?

Il diavolo si annida nei dettagli, gli investimenti programmati hanno un costo certo e benefici incerti, come incerto è purtroppo l’esito delle proposte di riforma che si scontreranno contro numerosi portatori di interesse intenzionati a mantenere lo status quo.

Per riassumere, rispetto ai timonieri del Titanic che da decenni stanno indirizzando il paese verso il disastro, il nuovo esecutivo sembra offrire qualche speranza di modificare la rotta. Nei prossimi episodi avremo modo di commentare in modo più approfondito il fiume di spesa che sembra attenderci nei prossimi anni e le ambiziose riforme che ci auguriamo possano trovare concreto compimento.

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PNRR: Spese Certe e Riforme difficili

Del piano nazionale di ripresa e resilienza colpiscono i numeri: 191,5 miliardi dall’Europa, 30,6 miliardi come fondo complementare a carico del bilancio statale e ulteriori 26 miliardi per opere specifiche per un totale complessivo di 248 miliardi.

Ma quello di cui non si parla abbastanza sono invece le riforme che costituiscono un elemento fondamentale e un vincolo imprescindibile per il vasto programma di investimenti.

Sono appunto le riforme uno degli elementi di principale discontinuità rispetto al piano presentato dall’esecutivo precedente. Riforme orizzontali o di contesto, che promuovono equità, efficienza e competitività. Riforme abilitanti, che rimuovono gli ostacoli amministrativi alla realizzazione del piano e le riforme settoriali.

Per quanto molto il pnrr presentato da draghi sia molto più dettagliato di quello appena abbozzato dal governo precedente rimangono significativi elementi di incertezza, specie nelle pieghe dei dettagli della transizione che dovrebbe portare dai problemi correttamente diagnosticati alle soluzioni.

Per ora possiamo dire che si tratta di un considerevole progresso rispetto a tutto quanto visto in precedenza, riservarci di poter fare valutazioni più precise quando verranno diffusi elementi di maggior dettaglio. Si tratta di una scommessa molto forte, fatta di molto debito certo e di poche riforme di non facile realizzazione, ma allo stato si può dire che il piano sia indirizzato nella giusta direzione.

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Edufin: quanto costa riscattare gli anni dell’università?

Il riscatto a fini pensionistici degli anni trascorsi all’università, da effettuarsi mediante versamento di contributi figurativi, è un argomento sul quale circolano diversi miti e qualche informazione fuorviante. Nell’episodio di questa settimana della rubrica Edufin: Finance for Dummies proviamo fornire qualche elemento utile per valutare a livello individuale la convenienza di questa scelta. Come di consueto nella seconda parte della rubrica ci sarà una sessione di domande e risposte.

Una domanda che riceviamo  spesso riguarda la convenienza di versare contributi figurativi per gli anni di studio trascorsi all’università. Spesso il tema è associato al fatto che in molti casi i giovani oggi entrano più tardi nel mondo del lavoro ed hanno una carriera più discontinua rispetto al passato. 

Come si fa a capire se conviene?

La risposta dipende dal valore che a livello individuale attribuite alla possibilità di andare in pensione qualche anno prima. Se odiate il vostro lavoro e attribuite la massima importanza a smettere di lavorare prima possibile, può avere senso prendere in considerazione il riscatto agevolato, per quanto questa scelta possa essere finanziariamente penalizzante.

Quanto costa ?

Prendiamo un esempio dal sito dell’INPS:

Ipotizziamo un soggetto voglia riscattare quattro anni di laurea e che abbia presentato domanda di riscatto nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti il 31 gennaio 2021; considerando una retribuzione lorda degli ultimi 12 mesi meno remoti pari a 32.170 euro l’importo da pagare per riscattare quattro anni è pari a 42.464,4 euro (32.170×33% =10.616,1 x 4 anni = 42.464,4).

Esiste anche una misura nota come riscatto agevolato (cfr. articolo 20, comma 6, decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4,convertito con modificazioni dalla legge 26/2019) che consente di ridurre gli oneri da sostenere per procedere riscattare gli anni di studio. Per il 2021 il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto dagli artigiani e dai commercianti è pari a 15.953 euro. A questo importo va applicata l’aliquota del 33%. Quindi, per le domande presentate nel corso del 2021, il costo per riscattare un anno di corso è pari a 5.264,49 euro.

Quali elementi vanno tenuti a mente per valutare in modo consapevole questa scelta?

Per rispondere a questa domanda ci vediamo sul canale Twich di Liberi oltre le Illusioni mercoledì  28 aprile alle 21:30 come sempre con una prima parte informativa e divulgativa e una seconda dedicata alle domande e risposte.

NB la registrazione della seconda parte sarà disponibile solo per gli abbonati del canale Twich. 

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Il #25aprile fate una cosa bella

C’è una cosa bella e buona che tutti potremmo fare il 25 aprile: aprire un libro di storia. Certo non è detto che tutti ne abbiano uno a casa, o che pur possedendone si riesca di avere libri a portata di mano proprio in questa giornata. Si sa che i libri sono elemento d’arredo per intellettuali e sedicenti tali e che nelle case moderne, spesso arredate con uno stile minimal e futuristico, fa spesso più effetto sfoggiare un maxischermo, un sistema Home Theater o un’assistente virtuale che compensi con la sua intelligenza artificiale la nostra ignoranza e stupidità naturale.

Facciamo uno piccolo sforzo e proviamo a celebrare il giorno della liberazione con un piccolo gesto rivoluzionario: prendiamo una pagina di storia e cerchiamo di imparare la lezione che ha da insegnarci. Viviamo in un’epoca fantastica, in cui una quantità di informazioni e conoscenze inimmaginabile fino a pochi anni fa è immediatamente accessibile a una porzione molto alta della popolazione mondiale.

Eppure la conoscenza e l’informazione servono a poco o nulla senza la capacità di interpretarle in modo critico e di imparare le lezioni del passato. Un aforisma attribuito ad Albert Einstein qualifica come pazzia l’attitudine a ripetere le stesse azioni attendendosi risultati differenti. Per quanto l’osservazione possa apparire ovvia, si tratta di quello che facciamo di continuo ignorando le lezioni della storia.

Se avete figli, potreste leggere ai vostri figli una pagina di storia. Se non avete libri sottomano è sufficiente anche una voce di Wikipedia. Per esempio quella sul 25 aprile. Si può partire dal perchè questo giorno è festa nazionale:

[Il 25 aprile ] È un giorno fondamentale per la storia d’Italia e assume un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze armate alleate, dall’Esercito Cobelligerante Italiano ed anche dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale a partire dall’8 settembre 1943 contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista.

wikipedia


Come una caccia al tesoro si può andare avanti seguendo il percorso dei link alle altre voci. Da cosa è stato liberato il nostro paese? Perchè abbiamo scelto questa data? A quali vicende storiche è riferibile? Senza troppe complicazioni, ancora wikipedia:

Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) – il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Alfredo Pizzoni, Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani (presenti tra gli altri il presidente designato Rodolfo Morandi, Giustino Arpesani e Achille Marazza) – proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo Volontari della Libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate; parallelamente il CLNAI emanò in prima persona dei decreti legislativi[2], assumendo il potere «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano», stabilendo tra le altre cose la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti[3], incluso Benito Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo.

wikipedia

Altri link da seguire, altre storie da raccontare per rinfrescare (o imparare finalmente) la lezione della storia. C’è una cosa utile e bella che tutti possiamo fare: rileggere la storia e riflettere sulle lezioni che ha da insegnarci. Basta avere un telefono con accesso a internet,la pazienza di cercare e sufficiente apertura mentale per cercare di capire. Se leggere fa troppa fatica, si possono cercare i video, i documentari, quello che volete.

Il modo migliore per celebrare il sacrificio dei tanti che hanno dato la vita per offrirci la libertà di cui oggi godiamo e che, troppe volte diamo per scontata è ripassare ogni giorno, specie in in giorni come questo, la lezione della storia.


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Bookcrossing (LeFontiTV) puntata del 23 aprile

Registrazione della Trasmissione Book Crossing per #LefontiTV condotta da Alessi Liparoti. L’ignoranza in ambito finanziario potesse essere molto dannosa, è terreno fertile sul quale da sempre vengono coltivate idee e sbagliate e pericolose.

Nel suo nuovo libro “La finanza in soldoni” Massimo Famularo vuole spiegare in modo molto semplice le basi della finanza, cercando di veicolare i concetti in modo intuitivo, evitando i passaggi troppo “tecnici”, attraverso capitoli brevi con riferimenti all’attualità cercando di esporre gli argomenti in modo “digeribile”.

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Coinbase: quotazione positiva, ma occorre cautela

Il successo della quotazione diretta di Coinbase, ha infiammato gli animi di tutti i sostenitori di Bitcoin, Ethereum e simili. Per evitare di cedere a troppo facili entusiasmi e rimanere coi piedi per terra proviamo a dare uno sguardo ai numeri e ai principali fattori di rischio.

Nel primo trimestre del 2021 la stima dei ricavi per Coinbase si attesta intorno a 1,8 miliardi di dollari, con una crescita di nove volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre i profitti sono saliti da 32 milioni di dollari a una cifra compresa tra 730 e 800 milioni di dollari. Il numero di utenti che effettuano transazioni mensili di Coinbase è salito a 6,1 milioni dai 2,8 milioni del trimestre precedente. Si tratta pertanto di un’azienda avviata su un percorso di crescita sostenuta.

Sotto il profilo dei fattori di rischio va considerato che il core business è di fatto una scommessa su una asset class dal futuro ancora incerto e dalla storia relativamente recente iniziata poco più di un decennio fa.

Nel prospetto per gli investitori si può leggere testualmente:

“Non vi è alcuna garanzia che qualsiasi criptovaluta supportata manterrà il suo valore o che ci saranno livelli significativi di attività di trading. Nel caso in cui il prezzo delle criptovalute o la domanda di trading di criptovalute diminuisca, la nostra attività, i risultati operativi e la condizione finanziaria ne risentirebbero negativamente. ”

Dunque qualcosa si muove e ci sono segnali probabilmente importanti che non è facile interpretare. Tenendo i piedi per terra è bene considerare che il mondo delle criptovalute presenta ancora rilevanti fattori di incertezza ed è per il momento caratterizzato da strumenti di natura essenzialmente speculativa. L’iter di transizione verso lo status di attività che possano entrare stabilmente nei portafogli dei principali investitori potrebbe essere iniziato, ma con ogni probabilità è ancora abbastanza lontano dalla conclusione.


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Liberi Oltre Edufin – BTP Futura quanto conviene?

Edufin è la rubrica di Educazione e Divulgazione Finanziaria con Massimo Famularo e Annalisa Lospinuso. #Live ogni mercoledì alle 21.30 sul canale di #LiberiOltreLeIllusioni del #SitoViola. In questo episodio parliamo del BTP Futura e ci chiediamo a chi conviene davvero? Gradito Ospite: Massimo Scolari, presidente Ascofind.

BTP Futura, giunto alla terza emissione, è nato con l’intento di raccogliere fondi per sostenere l’economia italiana in questo momento di pandemia. Ma è davvero così? Annalisa Lospinuso e Massimo Famularo, nella rubrica #EduFin​, ne hanno parlato con il presidente di Ascofind, il professor Massimo Scolari, che senza mezzi termini spiega come sia soltanto un’operazione di marketing dello Stato, senza un reale ritorno per l’investitore retail.

Tutte le emissioni dei titoli di Stato servono a finanziare le spese pubbliche, avevamo davvero bisogno del BTP Futura, il titolo retail con premio legato al PIL nazionale e tassi cedolari minimi garantiti pari allo 0,75%, 1,20%, 1,65% e al 2%? Siamo davvero in grado di scommettere sulla crescita del prodotto interno lordo dell’Italia da qui a 16 anni?

Massimo Scolari sintetizza la risposta dicendo che “c’è molta retorica e propaganda, ma un modesto contenuto finanziario”. A guadagnarci davvero sono le banche collocatrici e gli intermediari finanziari. Almeno il Paese ci guadagna? Non essendoci reale vincolo di spesa i soldi potrebbero anche essere usati per esigenze non legate alla pandemia e ci potrebbero essere sprechi così come per ogni altro tipo di raccolta finanziaria.

Nella prima parte, solito mix di formazione e informazione con qualche aggancio ai temi di attualità.

Nella seconda rispondiamo Live alle domande degli spettatori.

NB La sessione di Domande e Risposte non verrà caritcata su Youtube rimandendo a disposizione degli abbonati del sito viola

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#LaFinanzaInSoldoni Capitolo- 7 sui fondi che salvano gli stati da se stessi

Estratto dal libro La Finanza in Soldoni disponibile in Ebook e Cartaceo su Amazon.

La Finanza in Soldoni Ebook e Cartaceo

Come spiegato in precedenza, per funzionare gli stati moderni hanno la necessità di trovare con una certa regolarità dei compratori per le proprie obbligazioni (ad es per l’Italia BOT, BTP e simili). La disponibilità degli investitori privati ad acquistare questi titoli (e dunque a prestare denaro ai governi) dipende da quanto solide appaiono le finanze dello stato debitore in termini di flusso futuro di entrate fiscali a fronte delle uscite attese e tra queste in particolare delle uscite per interessi sul debito pregresso.

Esistono dei casi in cui uno stato rischia di non trovare acquirenti per i propri titoli (in gergo si dice di “perdere l’accesso ai mercati”) e di conseguenza di trovarsi sprovvisto dei fondi per gestire il proprio funzionamento ordinario (pagare stipendi, fornitori etc). Per aiutare le nazioni che si trovano in queste condizioni esistono organismi come il Fondo Monetario Internazionale che sono disponibili ad acquistare i titoli che non vuole nessuno, a fronte di un impegno da parte degli stati debitori a risanare le proprie finanze in modo da essere in grado di rimborsare il finanziamento ricevuto.

Quest’ultimo aspetto presenta delle criticità sul piano politico e sociale poiché le misure necessarie a risanare il bilancio dello stato implicano di norma tagli alla spesa e un drastico ridimensionamento del perimetro statale con il risultato spesso di danneggiare i cittadini più deboli.

La necessità di un “Fondo Salva Stati” Europeo è emersa durante la crisi dei debiti sovrani in Europa che è stata gestita coinvolgendo il Fondo Monetario Internazionale e a due programmi temporanei,  European Financial Stability Facility (EFSF) and the European Financial Stabilisation Mechanism (EFS) sostituiti definitivamente nel 2012 dall’ESM, European Stability Mechanism o in italiano MES, Meccanismo europeo di stabilità.

In particolare questa crisi ha evidenziato come, all’interno di una unione monetaria e di un mercato comune, le crisi di fiducia verso la capacità di uno stato di ripagare il proprio debito possano propagarsi velocemente tra i paesi più deboli e come il coordinamento necessario per mobilitare l’intervento dei paesi più forti richieda tempi troppo lunghi per reagire in modo abbastanza tempestivo quando il panico inizia a diffondersi sui mercati finanziari.

Evitando eccessivi tecnicismi i punti di attenzione più rilevanti riguardano il fatto che gli stati sovrani che devono ricorrere al mercato per finanziare il proprio debito pubblico sono soggetti ad una sorta di “giudizio permanente” da parte degli investitori. Quando le prospettive di uno stato si deteriorano oltre un certo limite e c’è il rischio di non trovare sottoscrittori per il debito l’unica alternativa alla bancarotta è il ricorso a un “Fondo Salva Stati” che richiede misure molto rigide di risanamento del bilancio pubblico.

A questo proposito è diventato proverbiale il ruolo svolto dalla cosiddetta “Troika”, cioè Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale che a partire dal 2010 hanno contrastato la crisi dei debiti sovrani in Europa fornendo capitali ai governi in difficoltà e supervisionando la ristrutturazione dei sistemi bancari in cambio dell’accettazione di severi programmi di aggiustamento macroeconomico da parte dei governi nazionali.

Uno dei principali motivi delle resistenze politiche e ideologiche nei confronti del ricorso da parte del nostro paese al MES è legata alla possibilità che questo comporti pesanti condizioni in termini di disciplina pubblica o che possa essere interpretato come una sorta di segnale negativo da parte dei mercati che potrebbe innescare una spirale di panico sui mercati finanziari.

Ad un’analisi più attenta, entrambi i timori nei confronti del MES risultano infondati. L’eventuale aggiustamento macroeconomico, non sarebbe infatti dovuto all’intervento del fondo quanto piuttosto al dissesto pregresso che ha reso necessario detto intervento. Quanto all’effetto segnaletico le esperienze degli altri paesi ad oggi vanno piuttosto in direzione contraria.

Per riepilogare:

  1. Gli stati moderni per sopravvivere hanno bisogno di emettere obbligazioni tramite le quali raccolgono i fondi necessari a “rinnovare” il proprio debito in scadenza
  2. Se gli investitori che dovrebbero comprare i titoli non si fidano lo stato è costretto a dichiarare bancarotta o a ricorrere al sostegno di istituzioni sovranazionali come FMI e MES
  3. L’intervento dei Fondi Salva Stati è condizionato a programmi di risanamento del bilancio pubblico che comportano rilevanti tagli alla spesa pubblica e al perimetro dello stato
  4. In Europa la crisi dei debiti sovrani a partire dal 2009 è stata affrontata con strumenti temporanei e con il coinvolgimento del FMI
  5. Per prevenire e poter reagire tempestivamente a crisi di questo genere è stato istituito il MES
  6. I timori in merito ad un ricorso al MES da parte dell’Italia riguardano la prospettiva che questo comporti gravosi programmi di austerità o che possa inviare ai mercati segnali di sfiducia. Entrambi i timori risultano infondati sulla base delle esperienze degli altri paesi

Note e Riferimenti:

European Stability Mechanism: https://en.wikipedia.org/wiki/European_Stability_Mechanism

European debt crisis: https://en.wikipedia.org/wiki/European_debt_crisis

European troika: https://en.wikipedia.org/wiki/European_troika

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L’ #AltraPA sulla riforma dei concorsi pubblici con T. Boeri

Massimo Famularo e Marco Bellandi Giuffrida presentano #LaltraPA, una nuova rubrica interamente dedicata alla pubblica amministrazione. Insieme a massimi esperti del settore, cercheremo di individuare proposte di riforma della Pubblica Amministrazione a partire da problemi della situazione attuale.

In questa puntata Massimo e Marco conversano con Tito Boeri sulla nuova riforma dei concorsi pubblici, aspramente criticata dall’ex presidente dell’INPS perché disincentiverebbe la partecipazione dei più giovani. Al termine, una riflessione costruttiva su quello che invece si sarebbe potuto fare.

Il Link dell’intervista completa è disponibile a questo link :

Riferimenti

👉 Ministro per la Pubblica Amministrazione, Concorsi pubblici, ecco il vademecum: tutte le novità in 12 slide

👉 Boeri T., Perotti R., Giovani penalizzati e cattedre vuote, i nuovi concorsi pubblici sono un’occasione persa

👉 Brunetta R., I giovani impauriti e i loro cattivi maestri

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BTP Futura quali novità nella terza emissione?

Per tutti quelli che seguono il progetto divulgativo de La Finanza in Soldoni, il BTP futura in collocamento in questi giorni non è una novità. Le due emissioni precedenti di questo titolo riservato alla clientela privata sono state commentate in dettaglio in video, in podcast e in una sezione apposita del mio libro uscito in dicembre.

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Evitando ripetizioni cosa possiamo aggiungere su questa terza emissione ?

Tre elementi di attenzione. In primo luogo, la durata paria a 16 anni è piuttosto lunga per un risparmiatore privato e più indicata per investitori istituzionali. Con la non piccola differenza che i privati tendono ad essere più pazienti e meno reattivi nella rivendita dei titoli risultando preferibili come creditori per il tesoro.


In secondo luogo i rendimenti agganciati alla crescita del pil potranno sicuramente beneficiare di un primo rimbalzo rilevante successivo al crollo del 2020 legato alla pandemia e dal contributo che verosimilmente arriverà al nostro paesi dal Recovery Fund. Tuttavia su un orizzonte temporale così lungo, per fare in modo che Italia possa avviarsi su un sentiero di crescita duraturo sono necessarie importanti riforme strutturali. In assenza di queste, si tornerà all’andamento stagnante che abbiamo osservato negli ultimi 25 o 30 anni.


In terzo luogo, infine, La struttura crescente dei rendimenti, unita ai bonus fedeltà costituisce un incentivo a mantenere il titolo in portafoglio, sebbene al momento, anche operando con titoli a basso costo di transazione come gli ETF è possibile costruire portafogli con profilo rischio rendimento superiore.


Per concludere: conviene acquistare i BTP futura? La risposta è sempre non chiedetevi se conviene questo o quel titolo, ma analizzate le vostre esigenze e preferenze, costruite una allocazione che sia coerente e solo dopo potrete valutare quali investimenti possono trovare posto nel vostro portafoglio.

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2021-04-19 Entering Italian NPL Market – Update

Savethedate Live Webinar on managing UTP and real estate assets on 20th April at 3-5:00 pm. Unlike the NPL sector, where the base strategy is workout for UTP exposures the case for a turnaround deal should be taken in consideration and some specific skils are required to analyse the single positions. Subscription Link

Italian Banks & Distressed Assets Podcast

A research paper prepared by the Economic Governance Support Unit (EGOV) at the request of the Committee on Economic and Monetary Affairs (ECON) discusses policy implications of a potential surge in NPLs due to COVID-19. The study provides an empirical assessment of potential scenarios and draws lessons from previous crises for effective NPL treatment. The paper highlights the importance of early and realistic assessment of loan lossesto avoid adverse incentives for banks. Secondary loan markets would help in this process and further facilitate bank resolution as laid down in the BRRD, which should be uphold even in
extreme scenarios. Read the document.

The three European Supervisory Authorities (EBA, EIOPA and ESMA – ESAs) issued on 31st march their first joint risk assessment report of 2021. The report highlights how the COVID-19 pandemic continues to weigh heavily on short-term recovery prospects. It also highlights a number of vulnerabilities in the financial markets and warns of possible further market corrections. Macroeconomic conditions improved in the second half of 2020, supported by ongoing fiscal and monetary policy efforts, but the resurgence of the COVID-19 pandemic since the last quarter of 2020 has led to increasing economic uncertainty. The start of the rollout of vaccinations provides a crucial anchor for medium-term expectations, but insufficient production capacities, delays in deliveries as well as risks related to mutations of the virus are weighing heavily on short-term recovery prospects. Read the press release

Macroeconomic uncertainty was generally not reflected in asset valuations and market volatility which have recovered to pre-crisis levels, highlighting a continued risk of decoupling of valuations from economic fundamentals. Read the full doc.

A recent study prepared by 5th and 14th commission of Italian Senate has proposed to grant some exceptional treatment to NPLs generated during Covid19 Pandemic. The Report shows that agency downgrades of corporate issuer ratings remained very high and more volatile in October and November 2020 than they were in the pre-crisis period, reflecting continued uncertainty about the durability of future waves of the pandemic and thus the possibility that economic activity will be able to return to more normal levels, particularly in the most vulnerable sectors. Read the full doc.

Once moratoria and other Covid-19 support measures are unwound, European banks will likely be confronted by a wave of non-performing loans. This column provides empirical insights on the current levels of such loans in Europe and draws lessons from previous financial crises for their effective treatment. It highlights the importance of early and realistic assessment of loan losses to avoid adverse incentives for banks. Secondary loan markets would help in this process and further facilitate bank resolution as laid down in the Bank Recovery and Resolution Directive, which should be upheld even in extreme scenarios. Read the vox.eu article.

The existing European resolution framework, an essential part of the European banking union, is still largely deficient. National resolution authorities often bypass the European framework, with the result that, since its creation in 2015, the Single Resolution Board has adopted only one resolution decision. This column argues that two aspects of the European resolution framework are particularly in need of reform – the bail-in regime and the resolution mechanism for cross-border banks – and proposes a reform of both. Read the vox.eu article.

The European Banking Authority (EBA) published additional clarifications on the application of the prudential framework in response to issues raised as a consequence of the COVID-19 pandemic. These clarifications update the FAQ section of the EBA Report on COVID-19 implementation policies, which provides clarity on the implementation of (i) the EBA Guidelines on moratoria and (ii) the EBA Guidelines on COVID-19 reporting and disclosure. This Report is part of the EBA’s wider monitoring of the implementation of COVID-19 policies as well as of the application of existing policies under these exceptional circumstances. Read the article.

AideXa, the new fintech bank dedicated to small businesses and VAT account holders, founded by Roberto Nicastro and Federico Sforza, has entered into a partnership with CRIF, a global company specializing in credit and business information systems and advanced digital solutions for business development and open banking. Read the article.

WizKey, a fintech that offers innovative solutions for the credit market, has signed an agreement with SIA, a leading European hi-tech company in payment services and infrastructures controlled by CDP Equity, to launch an innovative platform available to banks, funds and financial operators to negotiate credits on blockchain and encourage greater liquidity for the benefit of SMEs. Read the article in Italian.

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If you like my updates you can:

Are you interested in Italian banks and NPL/UTP market? Ask for a briefing  (in person or via conference call) by sending me a private message. I am also available for consulting projects on Distressed Assets pricing and Portfolio Management.

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#laFLEalMassimo – Episodio 20 sulla manifestazione #ioapro

Come spesso accade nel nostro paese, anche sulle proteste del movimento “io apro” assistiamo ad una polarizzazione del tutto ideologica.

A un estremo, abbiamo i fautori del rischio zero, per i quali in nome della difesa dei più fragili, imprese, ristoratori e partite iva possono anche crepare tanto sono tutti evasori; all’altro estremo abbiamo coloro che sono stati oppressi da regole spesso ingiuste e illogiche, finiscono per diventare  insofferenti anche alle disposizioni del buonsenso.

Premesso che, gli eccessi e la violenza vanno sempre condannati e che neanche la più giusta delle ragioni può giustificare la degenerazione dei tumulti ci sono alcuni elementi che non possono essere trascurati.

Come dimenticare i due pesi e due misure per i quali i ristoratori milanesi, che nel maggio dello scorso anno manifestavano civilmente il proprio disagio, sono stati multati, mente il pellegrinaggio delle sardine verso la mecca del Nazzareno è passato in cavalleria come diritto di esprimere al mondo l’insipienza della propria nullità intellettuale?

Non serve domandarvi dove andrà a finire un paese che punisce e infierisce sui cittadini e sulle imprese che producono valore per gli altri, premiando chi non si assume alcuna responsabilità e vive alle spalle di chi deve prendersi dei rischi per svolgere la sua attività.

#ioapro può essersi tradotto in qualche eccesso che non va in nessun modo giustificato, così come non si può abbassare la guardia in tema di precauzioni per evitare la diffusione della malattia.

Ma si tratta anche e soprattutto di un grido di rivolta e di disperazione contro una gestione fallimentare che ha preferito nascondere la testa sotto la sabbia distribuendo un po’ di mancette mentre quel poco di tessuto economico vitale che rimane al nostro paese subiva danni irreparabili.

#ioapro non deve essere letto come formula negazionista o incosciente, ma quale ultima sirena di allarme per una classe dirigente cieca e ottusa che potrebbe rendersi conto troppo tardi di aver tagliato il ramo sul quale stava seduta.

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#LaFinanzaInSoldoni Capitolo- 6 Lo Stato e la promozione della Crescita

Estratto dal libro La Finanza in Soldoni disponibile in Ebook e Cartaceo su Amazon.

La Finanza in Soldoni Ebook e Cartaceo

Quale ruolo debba o possa svolgere lo stato nel processo che porta alla crescita economica è un discorso abbastanza spinoso, perché coinvolge profili prettamente politici e si presta a strumentalizzazioni ideologiche.

Secondo i sostenitori del cosiddetto “stato minimo”, il governo dovrebbe occuparsi di mantenere l’ordine pubblico, difendere i confini e amministrare la giustizia. In quest’ottica è l’idea di fondo è che l’economia cresca da sé quando esistono alcuni presupposti di base (tutela dei diritti di proprietà, certezza del diritto etc) e quando non ci sono impedimenti da parte delle istituzioni.

Man mano che le società moderne sono diventate più articolate, complesse e sufficientemente ricche da poter valutare oneri aggiuntivi a carico della collettività, il governo ha iniziato ad occuparsi anche di altre cose, come alcune forme di sostegno agli individui più deboli (pensioni, stato sociale) e la fornitura di alcuni beni e servizi meritori (istruzione di base, sanità, infrastrutture che i privati non trovano conveniente realizzare).

Altre attività eccedenti il cosiddetto stato minimo includono la correzione di alcuni “fallimenti di mercato” (esternalità negative, monopoli naturali), la manutenzione dei presupposti che garantiscono la crescita (tutela della concorrenza) e l’ordinato funzionamento del sistema economico.

In seguito alla Grande Depressione registrata nel secolo scorso, nel dibattito pubblico fa il suo ingresso l’idea che lo stato debba anche intervenire nei casi eccezionali in cui l’economia non riesce più a tornare a “crescere da sola”. Queste idee vengono generalmente associate al nome dell’Economista inglese John Maynard Keynes.

È bene chiarire che il punto di partenza di queste idee è la possibilità che ci siano delle circostanze (es trappola della liquidità) in cui l’economia “non ce la fa a ripartire da sola” e dunque è necessario che il governo “le dia una spinta”.  Estensioni in base alle quali l’intervento dello stato possa essere continuo, incisivo e volto a eliminare gli effetti negativi del ciclo economico non sono direttamente riconducibili al pensiero dell’economista britannico.

Senza farla troppo lunga è di tutta evidenza che politici e funzionari pubblici abbiano un forte interesse a perseguire un ruolo attivo dello stato nell’economia poiché questo coincide con i loro interessi di categoria. I politici possono ottenere consenso e voti in cambio di particolari indirizzi della spesa pubblica. I funzionari pubblici vedono crescere il proprio potere in misura proporzionale al ruolo dello stato nell’economia.

Cercando di essere il più possibile obiettivi si torna alla distinzione tra debito buono e cattivo illustrata da Mario Draghi nel discorso di Rimini.

Se l’intervento dello stato agevola l’espletamento della iniziativa privata o ne incentiva lo sviluppo allora si può dire si tratta di un’azione che favorisce la crescita economica e, si può ipotizzare che il debito contratto per finanziarla sia buono e sostenibile nel tempo. In tutti gli altri casi, l’intervento è strettamente politico, volto a aumentare il benessere di alcune categorie di cittadini a spese di altri, con un impatto sulla crescita nullo o, in molti casi negativo.

In un libro recente, l’economista Pietro Ichino ha parlato di giacimenti occupazionali (L’intelligenza del lavoro: Quando sono i lavoratori a scegliersi l’imprenditore, Rizzoli, 2020): si tratta di posti di lavoro che le imprese italiane non riescono a coprire, perché non trovano lavoratori con le competenze adeguate. Se lo stato finanziasse gli studi di chi verrà assunto per coprire quelle mansioni avremmo sicuramente una occupazione aggiuntiva e delle entrate fiscali che nel tempo potrebbero con ogni probabilità compensare la spesa iniziale per la formazione. 

Questo esempio di intervento virtuoso dello stato nell’economia lascia intendere come le misure appartenenti a questa categoria siano molto rare.

Per sfuggire alle distorsioni ideologiche e strumentalizzazioni di parte è bene tenere a mente una semplice distinzione. L’intervento dello stato nell’economia può essere di due tipi:

  1. Volto ad ottenere una maggiore crescita futura e dunque ad accrescere il benessere della collettività
  2. Volto a modificare l’allocazione presente delle risorse e dei diritti, cioè togliere qualcosa a una categoria per darlo a un’altra che si reputa più meritevole o bisognosa o semplicemente più vicina ai propri interessi

Entrambi gli interventi sono politicamente e democraticamente legittimi, ma quelli del secondo tipo hanno un costo nascosto nella misura in cui possono rallentare o addirittura ostacolare la crescita economica. Se l’ingerenza dello stato arriva rendere meno conveniente l’attività d’impresa, ci saranno minori incentivi per gli imprenditori locali a investire nelle proprie aziende e per quelli stranieri ad insediarsi in Italia.

Nel lungo termine questo tipo di politica determina il declino del paese.

Dunque gli interventi del primo tipo sono sempre desiderabili perché vanno a vantaggio di tutti (alcuni ne traggono ovviamente benefici maggiori, ma di questo parleremo discutendo di diseguaglianza); quelli del secondo hanno tipicamente benefici immediati per una minoranza di individui e costi di lungo termine per tutti, dunque è fondamentale che vengano realizzati all’interno di un processo democratico e trasparente.

Ultima osservazione meritano gli investimenti che lo stato dedica alla crescita: nel dibattito italiano più recente sembra che questi debbano essere in gran parte indirizzati verso la realizzazione di infrastrutture fisiche come ponti, strade o reti per la connessione internet veloce.

A questo proposito è bene considerare che non tutte le infrastrutture fisiche contribuiscono necessariamente alla crescita e che questo si verifica più di frequente nei paesi più poveri e nelle economie in via di sviluppo. Se il tragitto tra Roma e Napoli, fatto in carrozza su una strada sterrata richiede una giornata, è abbastanza plausibile che costruire una ferrovia che consenta alle merci di coprire la tratta in 2 ore possa portare un contributo importante al commercio e alla crescita economica.

Aggiungere una linea ad alta velocità per consentire ai passeggeri di coprire il tratto in 50 minuti è più complesso da valutare. Occorre considerare ad esempio se la tratta è parte di una linea più lunga (ad esempio Torino-Milano- Salerno) e se può andare incontro alle necessità di lavoratori o di turisti che apportano un contributo rilevante alla crescita dell’economia. Una valutazione del rapporto tra costi e benefici dovrebbe essere affidata a tecnici qualificati che tengano conto di tutte le variabili rilevanti.

Portare la fibra ottica ad un paese di montagna con 50 abitanti (età media 60 anni) può apparire nobile e giusto, ma la conoscenza dei rudimenti della finanza e dell’economia ci insegna che molto difficilmente si tratta di un investimento che si ripaga da solo (ossia genera entrate future sufficienti a ripagare i costi di realizzo). Si tratta di un’iniziativa che un paese sufficientemente ricco può decidere democraticamente di intraprendere caricando a tutta la popolazione il costo di offrire un servizio a 50 persone e accettandone il costo-opportunità.

Nessuna formula può dirci se una decisione sia giusta o sbagliata, quello che i tecnici possono dirci è quanto costa e quanto valgono i benefici ottenuti dai destinatari, poi sta agli elettori/contribuenti valutare se esistevano impieghi alternativi preferibili.

Esiste un consenso abbastanza vasto (confermato ad esempio dai riferimenti di Draghi al Capitale Umano) che gli investimenti pubblici più produttivi per le economie avanzate come quella italiana riguardino la formazione sia scolastica che professionale delle persone, la ricerca scientifica finalizzata all’innovazione tecnologica (di recente con particolare orientamento alla sostenibilità ambientale) e la rimozione degli ostacoli burocratici e regolamentari all’esercizio dell’attività d’impresa.

Per riepilogare:

  1. L’intervento dello stato nell’economia è un tema cruciale nel dibattito politico ed economico contemporaneo
  2. Nell’affrontare l’argomento occorre tenere presente il conflitto di interessi esistente per i politici e per i funzionari pubblici per i quali al crescere del ruolo dello stato aumenta il potere individuale e la possibilità di influenzare il consenso degli elettori
  3. Gli interventi che non sono finalizzati alla crescita hanno carattere “politico” ed è necessario che siano decisi e realizzati mediante un processo democratico trasparente che renda palese chi riceve i benefici e chi si fa carico dei costi
  4. Gli interventi che favoriscono la crescita economica sono sostenibili nel tempo (genereranno entrate fiscali tali da compensare la spesa impiegata) e il debito che li finanzia è buono
  5. Stabilire se un investimento pubblico contribuisce alla crescita è materia complessa che richiede l’intervento di specialisti per stimare i costi e i benefici

Nelle società più avanzate gli investimenti più produttivi riguardano lo sviluppo del capitale umano, la ricerca scientifica e la libertà di esercizio dell’attività d’impresa.

Note e Riferimenti:

Welfare state: https://en.wikipedia.org/wiki/Welfare_state

Politica fiscale e crescita:   https://www.noisefromamerika.org/articolo/articolo-politica-fiscale-crescita/

Night-watchman state: https://en.wikipedia.org/wiki/Night-watchman_state

Market failure: https://en.wikipedia.org/wiki/Market_failure

Keynesian economics: https://en.wikipedia.org/wiki/Keynesian_economics

Business cycle https://en.wikipedia.org/wiki/Business_cycle

Liquidity Trap:

https://www.investopedia.com/terms/l/liquiditytrap.asp

Liquidity Trap:

https://en.wikipedia.org/wiki/Liquidity_trap

Recovery Fund: imparare dai fondi strutturali https://www.lavoce.info/archives/69173/recovery-fund-lezioni-utili-per-usarlo-bene/

Audizione nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare ai fini dell’individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery Fund https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-vari/int-var-2020/BALASSONE_audizione_07092020.pdf

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Edufin – Live ogni Mercoledì alle 21 e 30

Edufin è la rubrica di Educazione e Divulgazione Finanziaria con Massimo Famularo e Annalisa Lospinuso.

Cambia il format della rubrica: non più registrato ma #Live ogni mercoledì alle 21.30 sul canale di #LiberiOltreLeIllusioni del #SitoViola

Nella prima parte, solito mix di formazione e informazione con qualche aggancio ai temi di attualità.

Nella seconda rispondiamo Live alle domande degli spettatori.

NB La sessione di Domande e Risposte è solo Live

Nei giorni successivi sul canale YT di Liberi Oltre le Illusioni e Massimo Famularo

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Episodio 17 de #laFLEalMassimo L’illusione fatale della protezione integrale

La pessima scelta politica di sospendere il vaccino AstraZeneca è stata purtroppo condivisa anche dal governo italiano. In assenza di una chiara indicazione da parte dei tecnici, sulla esistenza di possibili reazioni avverse, tanto frequenti e gravi da controbilanciare i benefici per la collettività della vaccinazione, si è deciso di sospendere la somministrazione del farmaco in via precauzionale.

Con un’azione concertata, alcuni governi europei, hanno deciso che rallentare di qualche giorno un processo, che già si stava sviluppando in modo tutt’altro che celere, era un prezzo da pagare accettabile pur di trasmettere alla cittadinanza un segnale di prudenza e di gestione oculata.

Non potremo mai sapere con esattezza quante morti saranno imputabili a questo ritardo. Quel che sappiamo con certezza è che non esiste una obiettiva valutazione costi benefici che suggerisca la sospensione come scelta razionale nell’interesse della collettività.

Esiste invece una chiara strategia politica, evidente in Italia più che negli altri paesi, volta ad accreditare lo stato come protettore di ultima istanza, in grado di decidere, in modo spesso arbitrario, quali attività sia consentito svolgere e quali vadano interrotte; un munifico signore che dispensa ai sudditi elemosine e ristori come risarcimento simbolico per averli privati della libertà senza addurre trasparenti e concrete motivazioni.

Spiace che il nuovo governo guidato da Mario Draghi non dimostri ancora segnali sostanziali di discontinuità rispetto a questa linea paternalistica e liberticida.

Possiamo augurarci che le conseguenze della sospensione siano limitate e che possano in parte essere compensate da una accelerazione successiva, specie in paesi come l’Italia dove sussistono significativi margini di miglioramento nel processo di somministrazione dei vaccini.

Resta tuttavia il punto di principio e la sconfitta di carattere culturale.

Tutte le volte che affidiamo all’arbitrio del regolatore centrale una distribuzione di risorse che si sarebbe potuta lasciare alla libera interazione degli individui il benessere della collettività diminuisce.

Esiste un numero significativo di italiani che possiede competenze statistiche e informazioni sufficienti per decidere in piena coscienza di sottoporsi al vaccino mentre gli altri ci pensano e i politicanti inscenano la farsa della precauzione perché impedirgli l’accesso a un farmaco che potrebbe risparmiargli infermità, sofferenze e in ultima istanza anche la morte?

L’emergenza ha evidenziato alcune fragilità strutturali dei sistemi democratici: dobbiamo resistere al canto delle sirene della politica paternalista e alla tentazione fatale di concedere quote sempre maggiori di libertà individuale a fronte di una protezione che finirà per rivelarsi del tutto illusoria

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Liberi Oltre Edufin – inflazione e tassi di interesse

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Nel nuovo Episodio parliamo di #Cancellazione del #Debito #Pubblico

Esiste una fondamentale differenza tra cancellare un debito e rifinanziarlo e/o modificarne le condizioni di rimborso anche molte volte. Il debito pubblico non può sparire se venisse cancellato andrebbe contabilmente sostitutito con moneta di nuova creazione. Una creazione di moneta eccessiva rispetto alle transazioni e ai beni e servizi disponibili nell’economia reale da luogo a pressione inflazionistica e perdita di credibilità per l’istituto di emissione.

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Cronache dal Villaggio Globale prova a lasciare uno sguardo curioso fuori dalla bolla italiana con l’atteggiamento salutare di chi fa le domande senza pretendere di avere già la risposta.

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Lo StartingFinanceClub Trieste presenta la Finanza in Soldoni

Lo Starting Finance Club Trieste presenta l’evento:

Disponibile su Amazon in Ebook e cartaceo

Dal comunicato stampa:

È con grande piacere informarvi che abbiamo organizzato un dibattito aperto sulla situazione della finanza pubblica italiana con Massimo Famularo, investor advisor e blogger, lunedì 8 marzo alle ore 17:45.

Starting Finance Club – Trieste

Durante l’incontro, al quale parteciperanno anche i professori Francesco Venier, Alberto Dreassi e Giorgio Valentinuz, parleremo come detto della situazione della finanza pubblica italiana, dei problemi inerenti al sistema previdenziale italiano, delle difficoltà dell’economia italiana e di molto altro.

Di seguito vi lasciamo il link dell’evento su Facebook, dove potrete trovare qualche informazione in più su Massimo Famularo e sul suo libro, “La Finanza in Soldoni” ed un questionario su Google in cui potrete formulare delle domande per suggerire dei temi che vorreste venissero trattati durante l’incontro.

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CVPOD: IL PODCAST DI CREDIT VILLAGE

CVPod è il nuovo #podcast di Credit ViIllage. Si comincia con la prima rubrica a cura di Oreste Vidoli e Massimo Famularo: Attenti a quei 2.

Podcast Entering Italian NPL Market

Nel primo episodio di “Attenti a quei due” parliamo delle possibili conseguenze della entrata in vigore della nuova definizione di default mentre numerose imprese sono ancora sotto il beneficio delle moratorie e dei chiarimenti forniti dall’EBA a questo proposito.

Aggiornamenti del mio Blog su NPL Fintech e Real Estate

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Liberi Oltre Live – Free Rhum… questo lo dice lei

Dopo 10 giorni dal giuramento e la nomina dei sottosegretari facciamo il punto sul governo di Mario Draghi e sui problemi, ancora irrisolti, che incombono ogni giorno più gravi.

Con Michele #Boldrin Costantino De #Blasi Marco

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Episodio 14 de #laFLEalMassimo Indagine sui Rider: Ipocrisia, Diritti e Libertà

La procura di Milano, dopo una approfondita indagine realizzata dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, ha contestato alle principali società di delivery Food diverse irregolarità e violazioni della normativa sulla sicurezza e salute dei lavoratori.

Ascolta il promo dell’episodio 14 de #LaFLEalMassimo

La regolamentazione dei cosiddetti Gig workers è un tema complesso, che si presta a facili strumentalizzazioni ideologiche e mette in luce come in molti casi le regole che disciplinano le prestazioni lavorative siano inadeguate rispetto alle evoluzioni dei rapporti tra lavoratori e imprese.

C’ è una profonda e insopportabile ipocrisia nella battaglia ideologica per l’attribuzione ai lavoratori di tutele tanto estese da erodere la convenienza di chi dovrebbe acquistarne i servizi.

L’epoca delle fabbriche infernali, dove i lavoratori operavano in condizioni disumane e per orari insopportabili semplicemente non esiste più e, come testimoniato dalle sanzioni comminate alle imprese del food delivery la battaglia per una normativa, che tuteli adeguatamente la sicurezza e la salute dei lavoratori è stata vinta da tempo.

Fuori dall’ipocrisia di circostanza e dalle bandiere ideologiche, è necessario riconoscere che il modello di business per la fornitura di servizi di consegna a domicilio dei pasti, non è compatibile con i contratti che regolano i rapporti di  lavoro delle imprese industriali. Possiamo allora domandarci se in nome di un ideale astratto ideale di lavoro dipendente tutelato, sia opportuno interferire nella libertà dei singoli di decidere quanto, quanto e per quale compenso impiegare le proprie energie, tenendo presente che questa interferenza potrebbe portare danno sia agli individui che desideravano svolgere il lavoro, sia a quelli avrebbero voluto commissionarlo.

Insistere con l’ossessione dirigista di imporre regole troppo rigide a contesti nei quali trovano scarsa applicazione finisce con il danneggiare tutte le parti in causa: insistere con l’imposizione nei confronti delle imprese di food delivery dell’assunzione dei rider comporterà verosimilmente la loro chiusura privando i lavoratori della propria occupazione e i clienti di un servizio particolarmente utile in un momento in cui sussistono limitazioni alla circolazione legate alla pandemia.

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Agenda Draghi: un programma ambizioso

Il presidente del consiglio Mario Draghi, per richiedere la fiducia del parlamento, ha pronunciato un discorso piuttosto interessante per diversi aspetti. In questo breve post provo a raccontarne i punti salienti. In molti hanno ovviamente evidenziato come i discorsi programmatici siano tipicamente il luogo delle buone intenzioni e che raramente quanto dichiarato viene poi messo in pratica.

Il discorso del nuovo presidente, dopo le formalità di rito, si caratterizza, per l’individuazione di pochi obiettivi concreti e realistici, associati a una più visione di più ampio respiro e a un’ attenzione per i giovani e per le prospettive di lungo termine del paese, che non hanno eguali in quanto proposta dai numerosi governi degli ultimi trenta o quarant’anni.


Di seguito un passaggio edificante:

“Spesso mi sono chiesto se noi, e mi riferisco prima di tutto alla mia generazione, abbiamo fatto e stiamo facendo per loro tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi, sacrificandosi oltre misura. È una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura. Una domanda alla quale dobbiamo dare risposte concrete e urgenti quando deludiamo i nostri giovani costringendoli ad emigrare da un Paese che troppo spesso non sa valutare il merito e non ha ancora realizzato una effettiva parità di genere. Una domanda che non possiamo eludere quando aumentiamo il nostro debito pubblico senza aver speso e investito al meglio risorse che sono sempre scarse. Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni, una sottrazione dei loro diritti.”

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio

Prima di indicare le priorità per la ripartenza post pandemia Draghi presenta una fotografia efficace e densa di indicatori numerici della situazione di partenza: 92mila morti, circa 2,7milioni di cittadini contagiati, una contrazione dell’aspettativa di vita fino a 4-5 anni causata dalla pandemia, mentre sul piano economico si è assisto ad una crescita dell’incidenza dei “nuovi poveri” dal 31 al 45% (vuol dire che quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta), oltre 4 miliardi di ore di cassa integrazione legate all’emergenza sanitaria e un aumento della diseguaglianza nella distribuzione del reddito che sarebbe arrivata a quattro punti secondo l’indice di Gini in assenza dell’intervento pubblico.


In particolare il nostro paese, che al 2019 non si era ancora ripreso dagli effetti delle crisi del 2008-9 e del 2011-13, impiegherà più tempo rispetto ai partner europei a recuperare il crollo del 2020.
Due priorità semplici e concrete per ripartire. In primo luogo, un piano di vaccinazione più incisivo, veloce ed efficace:

Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private.

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio

In secondo luogo grande attenzione per la scuola un ambito fin troppo trascurato dai governi precedenti:

Non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà.

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio

Chiarito lo stato dell’arte e le priorità il discorso prosegue su una prospettiva più ampia al centro della quale c’è una indicazione programmatica forte in radicale discontinuità rispetto al passato:

Uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce. Questa osservazione, che gli scienziati non smettono di ripeterci, ha una conseguenza importante. Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi.

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio

Altri elementi di rilievo riguardano la parità di genere, per la quale il presidente Draghi prima denuncia il forte ritardo rispetto ai partner europei e poi invoca una provvedimenti concentrati sulla possibilità di competere ad armi pari dichiarando che:

“ Una era parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi.”

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio

Anche per quanto riguarda il Mezzogiorno le indicazioni sono puntuali e vanno al cuore dei problemi:

Aumento dell’occupazione, in primis, femminile, è obiettivo imprescindibile: benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno.

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio

Per quanto concerne gli investimenti pubblici, in luogo delle infrastrutture fisiche che in passato hanno dato luogo a spreco di risorse e impieghi clientelari, nel discorso sentiamo parlare di investimenti sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici, per permettere alle amministrazioni di poter pianificare, progettare ed accelerare gli investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita indicati nel Programma nazionale di Ripresa e Resilienza.


Su questo punto il presidente dovrà far valere tutto il peso della sua credibilità e autorevolezza per ottimizzare il poco tempo a disposizione rimasto per la presentazione finale del piano, che all’eredità lasciata dal governo precedente, risulta ancora molto generico.

Una sezione conclusiva è poi dedicata alle riforme, che costituiscono un presupposto indispensabile per accedere alle risorse messa a disposizione dalla comunità europea. Tra le riforme più rilevanti viene menzionata quella del sistema fiscale, da realizzare in modo organico per mettere fine ai troppi e contraddittori interventi parziali osservati fino ad oggi, ma anche un necessario ammodernamento della pubblica amministrazione da realizzarsi mediante investimenti in connettività e formazione dei dipendenti e alcuni interventi sul fronte del sistema giudiziario, per rendere più efficienti e veloci i processi in modo da smaltire gli arretrati.

Il discorso si conclude con alcune importanti prese di posizione in merito alla politica estera sulla quale i governi precedenti avevano lasciato spazioa troppe ambiguità:

Nei nostri rapporti internazionali questo governo sarà convintamente europeista e atlantista, in linea con gli ancoraggi storici dell’Italia: Unione europea, Alleanza Atlantica, Nazioni Unite. Ancoraggi che abbiamo scelto fin dal dopoguerra, in un percorso che ha portato benessere, sicurezza e prestigio internazionale. Profonda è la nostra vocazione a favore di un multilateralismo efficace, fondato sul ruolo insostituibile delle Nazioni Unite. Resta forte la nostra attenzione e proiezione verso le aree di naturale interesse prioritario, come i Balcani, il Mediterraneo allargato, con particolare attenzione alla Libia e al Mediterraneo orientale, e all’Africa.

Mario Draghi, Dichiarazioni programmatiche del 17 febbraio


Un programma vasto, articolato, probabilmente troppo ambizioso per il poco tempo a disposizione, ma anche coraggiosamente determinato a conseguire per quanto possibile risultati concreti e misurabili in modo obiettivo.


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#Wizkey Talks – NPL 2021 dopo un anno di pandemia

Sono lieto di annunciare che il 22 febbraio alle ore 11:30 parteciperò alla trasmissione #WizkeyTalks nell’episodio dal titolo NPL 2021: Dopo un anno di Pandemia

Potete seguire l’evento live sulle pagine Linkedin, Facebook e sul canale Youtube di Wizkey.

Di seguito la registrazione audio del mio intervento dello scorso anno nella stessa trasmissione.

Podcast Entering Italian NPL Market

Nel nuovo episodio parleremo di

  • Andamento del mercato degli NPL nel 2020: meglio di quanto si prevedeva, con volumi in linea con gli anni precedenti
  • Previsioni sul 2021: cosa potrebbe accadere con la fine delle moratorie
  • Il mercato secondario degli NPL: opportunità e problemi tecnici per dare più liquidità agli asset
  • L’impatto del digitale nel mercato degli NPL: quali tool sono importanti e quali mancano.

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Liberi Oltre Edufin – Debito buono e debito cattivo: cosa sono?

Edufin è la nuova rubrica di Educazione e Divulgazione Finanziaria con Massimo Famularo e Annalisa Lospinuso.

Nel primo Episodio, parliamo di Debito Pubblico e della differenza tra “Debito Buono” e “Debito Cattivo” secondo le dichiarazioni pubbliche di Mario Draghi, presidente del consiglio dei ministri e in passato governatore dalla banca d’Italia e presidente BCE.

Più in generale parliamo dei costi rilevanti dell’ignoranza in campo finanziario sia in termini di benessere individuale che di libertà di scelta in campo politico. Se avete, spunti indee suggerimenti potete contattare gli autori dal sito

Liberi Oltre le Illusioni

FONTI CITATE NELL’EPISODIO

Indagini su alfabetizzazione finanziaria:

L’editoriale sul Financial Times:

Il discorso di Draghi al meeting di Rimini

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Cronache dal Villaggio Globale prova a lasciare uno sguardo curioso fuori dalla bolla italiana con l’atteggiamento salutare di chi fa le domande senza pretendere di avere già la risposta.

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Dal dicembre 2020 è anche un libro disponibile in ebook e in versione cartacea su Amazon e in audio a puntate sul podcast omonimo.

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Liberi Oltre – Dichiarazioni Programmatiche Draghi Commenti a caldo

Con Michele #Boldrin Marco #Ardemagni Costantino De Blasi Marco #Canestrari Dino #Parrano e molti altri amici proviamo fare qualche commento e critica sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Draghi

Il discorso è stato approfondito sul sito di #liberioltreleillusioni con gli articoli

Il programma di Draghi davanti ai senatori

Draghi farà le riforme?

Draghi e l’isola che non c’è (ancora)

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Oggi alle 16:00 Webinar Pregia su rivalutazione beni aziendali

Sono lieto di annunciare che questo pomeriggio dalle 16 alle 19 parteciperò all’evento on line organizzato dall’associazione Pregia

LA RIVALUTAZIONE DEI BENI AZIENDALI

Nei bilanci dell’esercizio 2020 le aziende possono rivalutare i propri beni a condizioni fiscali particolarmente favorevoli.  La norma si riferisce tanto alle immobilizzazioni materiali quanto a quelle immateriali e alle partecipazioni societarie.

Il webinar approfondisce l’analisi di questa opportunità esaminando le ricadute sui bilanci aziendali, sui relativi indici e sul merito creditizio dell’impresa.

Al tempo stesso, però, questa situazione diventa anche un importante banco di prova per gli esperti chiamati a valutare detti beni.  Il webinar illustra dunque anche l’evoluzione di standard, procedure e metodi relativi alle stime degli immobili aziendali, degli impianti e delle immobilizzazioni immateriali

Podcast Entering Italian NPL Market

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